Young voters Europe Far right Tanos Anastasiou

I giovani votano a destra? Non proprio. Estremismo, astensionismo e nuove forme di partecipazione politica nelle nuove generazioni

Le nuove generazioni votano davvero per l’estrema destra? Hanno voltato le spalle ai partiti? Esercitano il diritto di voto? Questa inchiesta mira a far luce su una realtà spesso fraintesa dai media tradizionali e dalla classe politica.

Pubblicato il 4 Marzo 2026

“I giovani si spostano verso l’estrema destra”, si sente dire sui media e nei  dibattiti. E come spesso accade, certi luoghi comuni nascondono un fondo di verità. I dati statistici raccolti confermano, infatti, una crescente popolarità dell’estrema destra tra i giovani di età compresa tra i 18-24 anni e tra i 25-34 anni. In paesi come Francia, Germania, Svezia e Spagna, tale tendenza procede di pari passo con una progressiva perdita di fiducia delle nuove generazioni nei confronti delle forze politiche tradizionali.

Se alle legislative francesi del 2002 il Front national (Fn, ribattezzato nel 2018 Rassemblement national – Rn) raccoglieva appena il 6 per cento tra i 18-24enni e il 13 per cento nella fascia 25-34, nel 2024 queste percentuali sono salite, rispettivamente, al 33 e al 32 per cento. Un’evoluzione che si colloca nella più ampia avanzata della destra radicale a livello nazionale: dall’11 per cento di consensi ottenuti al primo turno delle legislative del 2002 al 34 registrato nel 2024. 

In Germania l’estrema destra – a lungo relegata ai margini della scena politica federale –  riscuote oggi un successo senza precedenti tra le nuove generazioni. All’epoca della sua fondazione nel 2013, Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland, AfD) otteneva appena il 5,3 per cento dei voti tra i 18-24 anni e il 5,4 tra i 25-34 anni. Nel 2025 il partito è diventato la seconda forza più votata dai giovani tra i 18-24 anni (19 per cento) e addirittura la prima scelta tra i 25-34 anni (20,8 per cento). 

Metodologia
I dati relativi alla ripartizione dei voti dei giovani tra i vari partiti politici risultano scarsi e difficili da reperire. La nostra analisi si basa su una serie di informazioni, relative alle elezioni legislative svoltesi, a partire dal 2000, in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Repubblica Ceca, raccolte da istituti demoscopici, organismi ufficiali e università. 
Salvo diversa indicazione, i dati si riferiscono agli exit poll e si focalizzano su due fasce d’età (18-24 anni e 25-34 anni), limitatamente agli scrutini legislativi. Trattandosi di dati parziali e ottenuti con modalità differenti, non è possibile operare confronti diretti tra i diversi contesti nazionali. L’analisi privilegia pertanto i dati che possono essere messi in relazione tra di loro. Maggiori dettagli relativi alle fonti impiegate sono disponibili qui.

Anche nel quadro ristretto di questa analisi alcuni paesi, come la Spagna, rappresentano un’eccezione.

In uno studio pre-elettorale condotto in vista delle legislative dell’aprile 2019, il Centro di ricerca sociologica (Cis) con sede a Madrid aveva analizzato le intenzioni di voto della popolazione spagnola. All’epoca, appena il 3 per cento degli intervistati tra i 18-24 anni e il 4,5  per cento tra i 25-34 anni dichiarava la preferenza per il partito di estrema destra Vox.

La Spagna è davvero il paese in cui i giovani resistono all’estrema destra? Un’ipotesi allettante ma tutta da dimostrare: nel 2023 il 12,4  per cento degli under 25 e l’11,3  per cento dei 25-34enni esprimeva l’intenzione di votare per la formazione radicale: una  percentuali molto vicine al risultato ottenuto dal partito nell’intero paese (12,38 per cento).

L’eccezione rappresentata dal panorama politico spagnolo è probabilmente riconducibile al relativo “ritardo” con cui Vox –  fondato nel 2013 –  si è affacciato sulla scena politica rispetto alle controparti di estrema destra in Europa, oltre che dai suoi risultati più contenuti se confrontati con queste ultime. 

Se Fratelli d’Italia (FdI, estrema destra), il partito della presidente del consiglio Giorgia Meloni ha ottenuto la maggioranza dei voti alle elezioni politiche del 2022 (26,04  per cento), il suo successo è risultato più contenuto tra le fasce d’età più giovani (10,61  per cento tra i 18-24enni e 16,43 tra i 25-34enni). Secondo Cristiano Vezzoni, professore di sociologia politica all’Università di Milano, “questa constatazione problematizza una narrativa sovranazionale che generalizza su una tendenza europea omogenea dei giovani a spostarsi a destra”. Se negli ultimi anni si è assistito a un aumento del sostegno dei giovani (in particolare degli uomini) nei confronti della destra radicale, e questo ovunque in Europa, “il quadro non è omogeneo né lineare in tutto il continente e l’Italia ne è la controprova”. 

Orientamento politico
Come definire l’orientamento politico e l’ideologia di un partito? Un’impresa che può rivelarsi un vero rompicapo. Per questa analisi si è scelto di adottare la nomenclatura proposta dal Chapel Hill Expert Survey (Ches), che da oltre vent'anni classifica i principali partiti politici europei secondo la loro ideologia e sulla base di diversi criteri. Sebbene imperfetto, questo metodo garantisce una designazione coerente e chiara delle diverse forze politiche, superando la soggettività che spesso caratterizza la tradizionale dicotomia tra destra e sinistra.

I giovani sostengono l’estrema destra? Non proprio

L’aumento dei voti a favore dell’estrema destra tra le giovani generazioni ha spesso generato un iperfocalizzazione mediatica su questo fenomeno, trascurando altre dinamiche significative che animano l’elettorato più giovane: il persistere del sostegno per i partiti di sinistra e la dispersione dei voti.

In Francia, il Nuovo fronte popolare (Nouveau front populaire, Nfp), una coalizione elettorale eterogenea che spazia dal centro-sinistra alla sinistra “radicale” (una classificazione adottata, in mancanza di alternative, seguendo la nomenclatura Ches), ha ricevuto ampio sostegno dai più giovani. Nel 2024, non meno del 48 per cento dei 18-24 anni e del 38 per cento  dei 25-34 anni hanno votato per l’Nfp: risultati nettamente superiori alla media nazionale del 28,1 per cento.

La popolarità dei partiti di sinistra varia notevolmente in base ai paesi e ai diversi contesti politici. In Svezia, durante le legislative del 2022, il Partito della sinistra (12,52 per cento dei voti) è stato sconfitto per la prima volta dal partito di estrema destra Democratici svedesi, attestandosi come quarto partito più popolare tra i giovani dai 18-24 anni, con il 13,29 per cento dei voti. 

Sebbene il partito, classificato come “sinistra radicale” dall’indice Ches, abbia perso consensi tra i giovani elettori, la sua popolarità in questa fascia anagrafica resta nettamente superiore rispetto alla popolazione nazionale complessiva (6,75 per cento nel 2022). La popolarità dei partiti della sinistra radicale si riscontra anche in altre parti d’Europa. Tuttavia occorre precisare che queste percentuali si riferiscono soltanto all’elettorato che ha effettivamente esercitato il diritto di voto.

La “dispersione” dell’elettorato

I dati analizzati rilevano inoltre un’altra tendenza comune a molti paesi europei riguardo alla “dispersione” dell’elettorato tra le diverse proposte politiche, un fenomeno divenuto particolarmente evidente a partire dal 2010. 

In Germania, il dominio storico dei partiti tradizionali come l’Unione cristiano-democratica (Cdu) o il Partito socialdemocratico (Spd) si è progressivamente eroso, consentendo un restringimento del divario tra le diverse formazioni. 

Nel 2002, l’elettorato tra i 18-24 anni era diviso principalmente tra Spd (38,1 per cento) e Cdu (23,5 per cento); in occasione delle elezioni federali del 2009 i consensi per i quattro partiti principali (Spd, Cdu, Verdi e Liberali) si collocavano in un intervallo tra il 15 e il 21 per cento. Una simile frammentazione dell’elettorato giovanile si è poi ripresentata nel 2017.

Sebbene il voto dei giovani spagnoli sia stato a lungo polarizzato tra i due partiti tradizionali, il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe, centrosinistra) e il Partito popolare (Pp, destra), il periodo compreso tra il 2015 e il 2023 ha segnato il declino di questo bipolarismo, aprendo la strada ad alternative liberali, regionaliste e di estrema sinistra, seguite, in un secondo momento, dall’estrema destra nelle preferenze delle nuove generazioni. 

In certi casi, la dispersione dell’elettorato giovanile tra più formazioni politiche potrebbe preludere a una riconfigurazione della base elettorale. 

In Francia, la storica egemonia del Partito socialista e dell’Ump (rinominato Les Républicains – I Repubblicani nel 2015) tra i giovani elettori si è scontrata con l’ascesa dell’estrema destra e con l’irruzione sulla scena politica del partito di Emmanuel Macron, La République en marche, che è riuscito in breve tempo a scalare i consensi, conquistando il sostegno delle fasce d’età tra i 18-24 e i 25-34 anni alle legislative del 2017. I dati raccolti da Voxeurop potrebbero suggerire la nascita di un nuovo equilibrio elettorale in cui il voto dei giovani si dividerebbe principalmente tra formazioni radicali di sinistra e di destra. 

Questa dispersione dei voti potrebbe essere in parte spiegata dalla volatilità dei giovani elettori, meno restii a cambiare partito tra un’elezione e l’altra.

È quanto osserva Javier Lorente Fontaneda, assistente presso il dipartimento di diritto pubblico e scienze politiche dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid. "L’identificazione con un partito politico si sviluppa nel tempo ed è strettamente legata al ciclo di vita: più le persone invecchiano, più il legame con il partito si consolida”, spiega Lorente Fontaneda. “Un fenomeno ben documentato fin dagli anni Sessanta”. Quando i sistemi politici attraversano periodi di cambiamento, l’elettorato più anziano rimane fedele ai partiti storici, mentre i giovani tendono a sostenere maggiormente le nuove forze in campo. Una dinamica di cui i partiti sono pienamente consapevoli, “ed è per questo che le nuove formazioni costruiscono campagne elettorali su misura per i giovani, in particolare attraverso i social network”. 

Nuove forme di partecipazione politica

Secondo Lorente Fontaneda, l’età riveste un ruolo fondamentale nella partecipazione politica: sebbene i giovani votino meno rispetto alle generazioni precedenti, si dimostrano più propensi a scendere in piazza e manifestare. “Ma i cicli di protesta sono irregolari, il che rende i confronti più complessi”, spiega. 

Secondo Cristiano Vezzoni, professore di sociologia politica all’Università di Milano, il più alto tasso di astensionismo tra le nuove generazioni si spiega, tra l’altro, con il fatto che “nella società contemporanea ci sono molte opzioni per impiegare il proprio tempo e queste opzioni competono tra loro”. Poiché il tempo è una risorsa limitata, gli stimoli alla partecipazione politica devono dimostrarsi particolarmente incisivi. “Oggi gli incentivi offerti dalla politica tradizionale sono invece scarsi o, addirittura, respingenti” precisa Vezzoni. Le manifestazioni di ampia risonanza mediatica “mobilitano i giovani quando il loro coinvolgimento è connesso a una forte componente identitaria o ideologica” – una dimensione che la partecipazione individuale attraverso il voto non sembra più in grado di offrire, prosegue. 

Una gioventù disinteressata? Per alcuni, la questione non lascia spazio ai dubbi. “I cinquantenni di oggi sono molto meno coinvolti rispetto ai loro coetanei di vent’anni fa” osserva il politologo e professore Vincent Tiberj. Per comprendere la portata della “grande dimissione” degli elettori nei confronti della politica istituzionale e dei partiti, Tiberj suggerisce di considerare il problema dal punto di vista generazionale piuttosto che anagrafico. “È un fenomeno molto più ampio e molto più profondo”, riassume Tiberj, che rileva una trasformazione elettorale simile anche in altre parti d’Europa. 

“L’ascesa del Rassemblement national tra il 2022 e il 2024 non indica un’improvvisa adesione dei giovani al partito”, continua Tiberj. “Al contrario, la maggior parte di loro continua a opporsi a esso, e con ampio margine. Concentrandosi sui giovani, ci si dimentica che il cambiamento interessa in realtà l’elettorato anziano”, precisa, aggiungendo che quest’ultimo, oltre a votare sempre di più per l’estrema destra, costituisce un blocco demografico numeroso, più longevo e caratterizzato da una partecipazione elettorale costante. 

“Le urne rappresentano sempre meno la società”, aggiunge Tiberj. “L’Rn guadagna terreno perché i partiti di sinistra non sono in grado di riattivare e ricreare un legame con un’ampia fetta dell’elettorato, a partire dalle nuove generazioni. Se si rinuncia a coinvolgere gli astensionisti, se non si torna a fare politica con loro, la sconfitta è inevitabile”. 

🙏 Un ringraziamento a Michael Škvrňák, ricercatore presso l’istituto di sociologia dell’Accademia ceca delle Scienze e a PAQ Research, per aver gentilmente condiviso i propri dati sulle pratiche elettorali in Repubblica Ceca. Catherine André, Francesca Barca e Gian-Paolo Accardo hanno contribuito a questo articolo.
🤝 Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network nell'ambito del progetto ChatEurope, con licenza CC BY-SA 4.0.
ChatEurope EDJNet

Ti piace quello che facciamo?

Contribuisci a far vivere un giornalismo europeo e multilingue, in accesso libero e senza pubblicità. La tua donazione, puntuale o regolare, garantisce l’indipendenza della nostra redazione. Grazie!

Cet article est publié en partenariat avec the European Data Journalism Network

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni un giornalismo europeo senza frontiere

Fai una donazione per rafforzare la nostra indipendenza

Sullo stesso argomento