Hacker giustizieri e spioni in diligenza

I documenti diplomatici riservati pubblicati da WikiLeaks, il cosidetto Cablegate, non contengono alcuna rivelazione sconvolgente. La vera notizia è lo strappo nell'ipocrisia che caratterizza i rapporti tra stati, cittadini e media, che potrebbe avere in futuro conseguenze paradossali.

Pubblicato il 2 Dicembre 2010 alle 15:10

L'affare WikiLeaks è uno scandalo apparente, scrive Umberto Eco su Libération: il contenuto dei documenti riservati svelati dal sito non ha niente di sorprendente o inedito. A essere violata è stata solo l'ipocrisia che regge i rapporti tra stati, cittadini e stampa. Ma la rilevanza simbolica della vicenda è un'altra.

Nel corso del ventesimo secolo ci siamo abituati all'idea del Grande fratello, il potere che grazie alle nuove tecnologie esercita un controllo costante su tutti i cittadini. Gli hacker di WikiLeaks hanno invertito la direzione del fenomeno: oggi anche il potere è sottoposto al controllo ineludibile dei cittadini. Il che suggerisce a Eco uno scenario paradossale per il futuro della diplomazia e dello spionaggio: agenti costretti a viaggiare di persona con informazioni imparate a memoria o nascoste nel tacco di una scarpa, come due secoli fa. Ma come lo scrittore ha già sostenuto altrove, non è la prima volta che la tecnologia fa avanzare la società a passo di gambero..

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WikiLeaks ha colto nel segno

Internazionale dedica la copertina dell'ultimo numero al Cablegate, e alle "nuove rivelazioni che mettono in imbarazzo Washington": oltre 250miila documenti riservati della diplomazia statunitense resi pubblici da WikiLeaks e pubblicati da cinque grandi testate internazionali (Le Monde, The New York Times, The Guardian, El País e Der Spiegel). Al loro proposito, "Dice Noam Chomsky: 'Una delle principali ragioni del segreto di stato è difendere gli stati dai propri cittadini. L’aspetto più importante dei documenti resi pubblici da Wikileaks è quello che ci dicono della leadership occidentale: il profondo disprezzo del governo americano per la democrazia. La popolazione dei paesi di cui parlano i diplomatici statunitensi è irrilevante, quello che conta veramente per loro è l’opinione dei governi e dei dittatori dei paesi che appoggiamo'. Scrive l’Economist: 'Se il segreto è necessario per la sicurezza nazionale e per l’attività diplomatica, è anche inevitabile che la prerogativa della segretezza sia usata per nascondere i misfatti degli stati. Organizzazioni come Wikileaks sono il meglio che possiamo sperare per promuovere il clima di trasparenza e responsabilità necessario per un’autentica democrazia liberale'. Se un intellettuale radicale come Noam Chomsky e un giornale moderato come l’Economist sono d’accordo, vuol dire che Wikileaks ha colto nel segno", afferma nel suo editoriale il direttore Giovanni De Mauro.

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