In vacanza per sempre

Al ritorno dalle ferie molti italiani non hanno più ritrovato il loro lavoro: pressati dalla crisi, gli imprenditori approfittano della loro assenza per chiudere o delocalizzare le aziende.

Pubblicato il 3 Settembre 2013 alle 11:56

Agosto è il mese in cui l’Italia dimentica il mondo circostante. Il mese in cui un intero paese va in vacanza. Quattro settimane dedicate agli amici, alla famiglia, alla spiaggia, al bar e al sole. I telegiornali continuano a parlare di politica e di economia, ma sono cose lontane. E per fortuna si può sempre spegnere il televisore.

Ma quest’anno molte cose non sono come al solito. Infatti molti italiani hanno avuto una strana impressione prendendo la strada delle vacanze, cattivi presagi che molte cose sarebbero cambiate al rientro.

Prendiamo l’esempio di Chiara, sui 30 anni. La piccola spiaggia di Palinuro, a sud di Salerno, è tranquilla, il mare verde e blu, ma Chiara non riesce a rilassarsi. Fuma una sigaretta e racconta. Lavora per una piccola impresa edile dalle parti di Napoli e da sei mesi non riceve più lo stipendio. E oggi ha paura di scoprire al suo ritorno che tutti i posti di lavoro sono scomparsi, che l’impresa non esiste più. In Italia la chiusura di un’impresa durante le vacanze è un fenomeno che esiste da sempre. Ma quest’anno è diventato la regola.

[[Molte piccole imprese italiane sono in rosso da anni]], colpite una recessione interminabile che non è finita neanche nel secondo trimestre, quando l’economia ripartiva nel resto d’Europa. E nulla lascia prevedere un miglioramento. Al contrario, il paese, che ha perso per anni tempo prezioso gravitando intorno a un solo uomo, ai suoi interessi economici, alle sue manovre politiche e alle sue orge notturne, non trova tranquillità. E questo perché l’inossidabile Cavaliere continua a tenere il paese e la sua economia con il fiato sospeso.

L’ex presidente del Consiglio, condannato per frode fiscale, ha condizionato il suo appoggio al governo di Enrico Letta alla soppressione dell’imu. E ha fatto capire che ci sarebbero problemi se fosse escluso dal parlamento per la sua condanna. Dai parlamentari agli economisti fino agli operatori della borsa di Milano, tutti mettono in guardia: se Berlusconi facesse cadere la giovane coalizione al potere le conseguenze sarebbero “disastrose” per la società e per l’economia italiana. Ma anche per i mercati finanziari internazionali.

Il peso del debito

Il ritorno di Berlusconi, 76 anni, segna anche la ricomparsa di un altro spettro, la paura dello spread (il differenziale di rendimento fra il debito di stato italiano e quello tedesco). Per diverse settimane lo spread italiano ha continuato a scendere, ma oggi è tornato ai livelli di due anni fa. Anche la borsa di Milano ha sofferto delle turbolenze politiche di Roma e non è stata l’unica: i rendimenti delle obbligazioni italiane decennali hanno ripreso a salire e hanno superato quelli spagnoli.

Se questa tendenza dovesse confermarsi, l’Italia dovrà pagare più cara l’emissione delle sue obbligazioni e lo spread riprenderà a crescere. Il momento è particolarmente delicato, avvertono gli analisti. Roma infatti dovrà ottenere sui mercati quasi altri 65 miliardi di euro. Un costo maggiore di questo prestito avrebbe pesanti ripercussioni sull’economia italiana, soffocando sul nascere ogni possibilità di ripresa.

Le imprese italiane sono stufe di attendere. Come nel caso del produttore di pezzi per ascensori Hydronic Lift di Pero, vicino a Milano. Questa impresa voleva fermarsi solo per tre settimane, ma lunedì scorso non ha più ripreso l’attività. O quello della società Firem di Modena, che produce resistenze elettriche.

Prima delle ferie il responsabile ha augurato buone vacanze ai 40 dipendenti. Ma appena è rimasto solo, il direttore ha cominciato a smantellare la fabbrica in direzione della Polonia. “[[Se avessi informato i dipendenti dei nostri progetti di delocalizzazione all’estero, avrebbero occupato la fabbrica]]”, si è giustificato il proprietario, aggiungendo che il suo obiettivo principale era quello di far sopravvivere l’impresa.

La terza economia d’Europa è in grosse difficoltà in termini di competitività e di produttività ed è messa sullo stesso livello di molti paesi africani. Improvvisamente la Polonia è diventata la nuova terra promessa degli italiani. I sindacati mettono in guardia: chiudere di fabbriche di nascosto, senza preavviso, questa estate è diventato “una sorta di sport nazionale”. Gli imprenditori si difendono: troppa burocrazia accompagnata da inefficienza, da instabilità politica, da una pressione fiscale eccessiva, senza contare la concorrenza del lavoro nero. Del resto anche la prima impresa italiana, la Fiat, minaccia di spostare la sua sede negli Stati Uniti.

Povertà

2013, un anno da record

Una famiglia con cinque figli e 1.600 euro al mese per vivere: ecco uno degli esempi citati nel reportage pubblicato dal quotidiano francese La Croix per illustrare un “record [di povertà] mai toccato in Italia dal 2005, secondo l’Istituto nazionale di statistica”.

“Questa famiglia fa parte dei 14 milioni di poveri della penisola, di cui 4,8 milioni in situazione di povertà assoluta”, aggiunge il quotidiano cattolico:

In Italia le coppie con almeno tre figli sono le più colpite a causa della mancanza di politiche sociali efficaci.

La Croix cita i dati di un istituto di sondaggi italiano:

il 26 per cento delle persone tra 35 e 40 anni vive grazie all’aiuto dei genitori, e il 61 per cento di quelle tra 18 e 34 anni vive ancora sotto il tetto familiare, contro il 58 per cento nel 2010.

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