La forza della regione

La sentenza della Corte internazionale di giustizia a favore dell’indipendenza del Kosovo ha rilanciato la questione dell’autonomia delle regioni europee. A Bruxelles ci sono già più di 300 uffici a difendere gli interessi di territori grandi e piccoli.

Pubblicato il 26 Luglio 2010 alle 17:35
Eliznik |  Gruppo folcloristico transilvano

Non so se l’antica sede dell’Istituto Pasteur di Bruxelles vi dice qualcosa. Probabilmente no. Questo piccolo palazzo, situato a due passi dal quartiere europeo, non è menzionato nelle guide della capitale belga. La sua importanza non riguarda infatti i turisti. Oggi l’edificio ospita la Rappresentanza della Baviera – dello stato libero di Baviera, secondo la definizione ufficiale – presso l’Unione europea. Di cosa si occupa questo istituto creato nel 1994? Rappresenta gli interessi dei bavaresi nell’ambito delle istituzioni europee, che siano costruttori di automobili come la Bmw o allevatori di bestiame.

La Rappresentanza della Baviera non è un’eccezione, ma la regola. Ci sono più di 300 diverse rappresentanze a Bruxelles. Sono ambasciate di fatto di alcune regioni europee, dalla Scozia alla Catalogna, dal Veneto al Transdanubio ungherese. Le istituzioni inviano denaro alla "patria" sotto diverse forme, migliorando le condizioni di vita degli abitanti. Bruxelles è il più grande tavolo di negoziati del mondo. "Pensa globalmente e agisci localmente" è una delle ricette del successo nella società moderna.

Noi romeni siamo indietro in questo gioco, anche se qualche piccolo ufficio regionale di sviluppo ha fatto la sua timida comparsa. Il fatto è che manca qualcosa di essenziale: la motivazione. Manca quel patriottismo locale che ha spinto recentemente un affittacamere di Garmisch-Partenkirchen a sostenere di essere prima di tutto un bavarese. Nella capitale europea noi romeni disponiamo tutt’al più di una manciata di alti funzionari e comitati ereditati dall’epoca di Ceausescu, accorpati secondo le cosiddette regioni di sviluppo tracciate arbitrariamente dai politici. Sfortunatamente, uno stupido complesso nazionalistico ci impedisce di riconoscere che abbiamo ancora delle identità regionali molto forti.

Purtroppo l’effetto perverso della sentenza della Corte dell’Aia sull’indipendenza del Kosovo sarà l’ulteriore posticipazione di un dibattito onesto. E l’amplificazione dell’isteria. Così siamo costretti a vedere l’eurodeputato e vice presidente del Parlamento europeo Laszlo Tökes e il presidente Traian Băsescu sfidarsi sul tema dell’autonomia della Transilvania (regione romena a maggioranza magiarofona), sotto lo sguardo ironico e soddisfatto del primo ministro ungherese Viktor Orban, che ha partecipato insieme agli altri due a un incontro sull’Europa centrale il 24 luglio. Nel frattempo, nelle centinaia di rappresentanze regionali a Bruxelles si lavora duro. E i risultati si vedono (traduzione di Andrea Sparacino).

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