La politica non ha più scuse

Il verdetto della Corte costituzionale tedesca ha messo fine alla prima parte della “guerra di unificazione”dell’Europa. Ora però si apre un’altra fase: la battaglia per convincere le forze politiche nazionali ad accettare la cessione di sovranità necessaria al nuovo assetto dell’Ue.

Pubblicato il 13 Settembre 2012 alle 15:23

Come in un videogame da incubo, l´Europa ha evitato l´ennesima trappola, e ora può passare ad un livello superiore dotandosi finalmente di quel "bazooka" contro la speculazione che stava aspettando da un anno. La Corte costituzionale tedesca ha sentenziato che il nuovo fondo salva Stati, l´Esm, non vìola le prerogative di sovranità del parlamento nazionale. I giudici hanno posto, è vero, alcune condizioni che implicitamente rafforzano l´egemonia della Germania sugli affari europei, ma non così pesanti come si poteva temere.

La sentenza di Karlsruhe pone probabilmente fine alla prima fase, la più sanguinosa, di questa guerra di unificazione europea che si è fortunatamente combattuta sui mercati e non più nelle trincee. Ma ne apre un´altra se possibile ancora più delicata. Perché la battaglia ora si allarga dall´economia alla politica: dalle istituzioni finanziarie si estende ai Parlamenti, ai governi, alle urne in cui nei prossimi anni le democrazie saranno chiamate a decidere il futuro del continente.

Grazie al coraggio e alla lungimiranza di Draghi, e alle decisioni sia pure tardive dei primi ministri, l´Eurozona ha dimostrato nei fatti di credere che, come dice la Bce, «l´euro è irreversibile». E si è data gli strumenti per sostenere la moneta unica. Tuttavia sarebbe un errore madornale credere che la guerra sia vinta. La sfida della credibilità dell´Unione è semplicemente salita di un livello: si è trasferita dall´euro all´Europa stessa, dalla moneta al sovrano che la conia. E questo sovrano risulta, per ora, alquanto indefinito e dunque poco credibile. L´emergenza quindi non è finita. Ma la nuova battaglia è tutta politica. E sarà combattuta simultaneamente su almeno tre livelli.

Il primo livello è quello della politica economica. I salvagenti finanziari che ora sono finalmente a disposizione potranno funzionare solo se i governi dei Paesi che in questi anni hanno perso la sfida della competitività e del rigore manterranno gli impegni assunti e recupereranno il terreno perduto. Non sarà facile e non sarà indolore. Ma se la Spagna o l´Italia nel prossimo decennio dovessero sgarrare dalla strada che hanno imboccato, tutto quello che è stato fatto finora sarebbe gettato via. L´euro ha potuto resistere, con difficoltà, ai mancati impegni della Grecia: non reggerebbe alla defezione di economie dieci o venti volte più pesanti.

Il secondo livello è quello delle politiche nazionali. Ieri è stata l´Olanda ad andare al voto per una elezione parlamentare che è di fatto un referendum sull´Europa e che si è risolto con uno schiacciante successo dei partiti filo-europei. Prima degli olandesi, hanno votato sull´Europa i greci (due volte). Dopo toccherà agli italiani e anche da noi lo spartiacque sarà tra i partiti filo-europei e partiti o movimenti anti-europei. Dopo di noi toccherà alla Germania e i termini della questione saranno ancora una volta gli stessi. Dopo molte esitazioni, Angela Merkel si è posizionata con forza nel solco europeista tracciato da Kohl. Ma non tutti i suoi sembrano disposti a seguirla fino in fondo e le elezioni saranno una battaglia per conquistare, o riconquistare, il cuore dei tedeschi al progetto europeo. Una dopo l´altra, tutte le democrazie dell´Unione dovranno fare al proprio interno i conti con questo progetto, con i costi che comporta e con le sfide che impone.

Il terzo livello è quello della politica europea. È il più complesso. Ieri la Commissione ha presentato la sua proposta per affidare la sorveglianza delle seimila banche dell´Unione alla Bce. È il primo passo dell´Unione bancaria, ma è un passo che non piace ai tedeschi. Sempre ieri, davanti al Parlamento europeo, Barroso ha indicato il futuro dell´Europa in una «federazione di stati nazione», che non piace ai francesi. A ottobre, i capi di governo dovranno dare una prima valutazione del progetto sull´ulteriore integrazione che sarà presentato da Van Rompuy, Draghi, Barroso e Juncker. Esso prevederà riforme che si potranno fare a trattati costanti, ma anche obiettivi e tabella di marcia per una modifica dei trattati che dovrà portare all´unione di bilancio e ad una vera e propria unione politica.

La coesistenza e la confusione di sovranità nazionali e sovranità europea è un problema sempre più grave che va risolto per il bene della democrazia stessa. Lo dimostra la sentenza di ieri, che ha tenuto trecento milioni di europei appesi alla decisione di otto giudici nominati dai Lander tedeschi.

Dopo aver salvato la moneta, insomma, ora bisogna salvare l´Europa conferendole quella sovranità che ancora non possiede. Ma la risposta che i governi sapranno dare a questa domanda dipenderà in larga misura dall´esito delle altre due sfide, di politica economica e di nuove maggioranze parlamentari, che restano appese, forse per l´ultima volta, al responso delle democrazie nazionali.

Da Parigi

La tripla rinuncia tedesca

Dopo le decisioni della Banca centrale europea del 6 settembre e la sentenza della Corte costituzionaledi Karlsruhe del 12 è chiaro che “il destino dell’euro è nelle mani non dei leader politici, ma di funzionari non eletti e intoccabili: i banchieri di Francoforte e i giudici di Karlsruhe”, sottolinea Le Monde:

Questa situazione solleva un problema di legittimità democratica e oppone profondamente lo spirito tedesco a quello latino, e in particolare francese. [I francesi] invocano il primato della politica e della sovranità del popolo, […] mentre i tedeschi, scottati dalle catastrofi del ventesimo secolo, hanno imparato a diffidare della politica […]. Le decisioni di Mario Draghi […] sono paradossalmente approvate in Francia e criticate dai tedeschi. Secondo i francesi queste due istituzioni ben poco democratiche hanno preso decisioni marcatamente politiche: salvare l’euro a ogni costo. […] Per il motivo opposto i tedeschi sono indignati. Secondo loro la Bce ha rinunciato alla sua indipendenza. Per quanto riguarda i giudici di Karlsruhe, la loro decisione […] rispecchia il passaggio a un’Europa segnata dai transfer finanziari.

Di fatto, nota il quotidiano francese, nel giro di una settimana la Germania ha perso molto:

Dietro l’apparente triplo veto arrivato dalla Germania – da Francoforte, Karlsruhe e Berlino – c’è in realtà una tripla rinuncia: le vecchie istituzioni della repubblica federale sono state sacrificate sull’altare dell’euro”.

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