La sicurezza non vale la privacy

La Corte costituzionale tedesca ha disposto la cancellazione di tutte le informazioni personali relative alle telecomunicazioni dei cittadini raccolte dopo il 2008. Secondo la Süddeutsche Zeitung, però, a dover essere abrogata è la direttiva europea sulla lotta al terrorismo che ne consente la raccolta.

Pubblicato il 3 Marzo 2010 alle 16:49
 | La Germania deve distruggere le informazioni raccolte sui suoi cittadini © Presseurop

Una sentenza che manda praticamente al macero le regole finora in vigore in Germania sulla conservazione dei dati personali e dispone che le informazioni accumulate fino a questo momento in conformità con la legge in vigore siano cancellate. I giudici della Corte costituzionale formuleranno nuove disposizioni. Soprattutto, la Corte considera sospetta qualsiasi attività di raccolta e custodia delle informazioni riservate che abbia a che vedere con le telecomunicazioni. Secondo i giudici si tratterebbe di un esempio di “grave abuso” dei diritti dei cittadini “su scala mai vista in precedenza”.

La sentenza esprime molto bene ciò che potrebbe accadere se le comunicazioni telefoniche e informatiche di tutti i cittadini fossero registrate e messe a disposizione dello stato per sei mesi. I rischi che si correrebbero se fosse possibile risalire a chi ha fatto telefonate, spedito email e sms, quando e a chi, con quale frequenza e da dove, sono facili da intuire. La conservazione dei dati sensibili rende possibile “la creazione di descrizioni e profili esaustivi delle personalità e dei comportamenti di praticamente tutti i cittadini”. Studiando le informazioni telefoniche raccolte, si potrebbe stabilire quali funzioni rivestono i singoli individui nei movimenti di opposizione al nucleare, all’energia eolica o alla guerra, tra i produttori di latte sul piede di guerra, nei gruppi neonazisti o antifascisti, e capire quindi chi è il cervello, chi è l’esperto di logistica, chi l’organizzatore e chi si accontenta di seguire le direttive.

Il problema è la direttiva Ue

In linea generale, infatti, la Corte autorizza la conservazione e il trasferimento delle informazioni sui dati sensibili: basandosi sui pericoli illustrati dalla sentenza si sarebbe dovuto proibire in toto la conservazione di tali informazioni. Ma i giudici non hanno osato spingersi fino a questo punto, perché ciò avrebbe innescato una battaglia giuridica con l’Unione Europea. A Bruxelles i diritti fondamentali non sono tenuti in altrettanta alta considerazione che a Karlsruhe, e la posizione della Corte penale europea a questo riguardo non è chiara. Il momento in cui il conflitto sarà inevitabile, però, è sempre più vicino.

I giudici avrebbero dovuto dichiarare che la direttiva Ue, che prescrive la conservazione dei dati sensibili, non è di competenza del diritto europeo. E la Corte costituzionale non ha messo mano alla direttiva. Se la conservazione delle informazioni sulle telecomunicazioni è così pericolosa, come hanno giustamente affermato i giudici della Corte costituzionale, allora non avrebbero dovuto accontentarsi di un semplici monito. (ab)

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