Idee Dopo le elezioni europee in Repubblica ceca

La sinistra crolla in un paesaggio politico frammentato e polarizzato

La sinistra ceca ha preso una batosta sorprendente nelle elezioni europee. Dopo aver governato il paese per undici anni dal 1998, i socialdemocratici non sono riusciti a ottenere neanche un seggio al parlamento europeo, in un contesto in cui il fronte liberal-conservatore dilaga, pur diviso.

Pubblicato il 23 Settembre 2019 alle 09:00
CC0 Public Domain  | Un murale a Praga.

L'unico politico importante legato alla socialdemocrazia ceca ad essere eletto al parlamento europeo è stato Ivan David, un ex ministro della sanità. Ma è stato eletto come candidato principale del Partito nazionalista della democrazia diretta, guidato dall'imprenditore ceco-giapponese di estrema destra Tomio Okamura. Due eurodeputati del partito collaborano con Marine Le Pen e altri nazionalisti.

Il populista oligarchico e la sua opposizione.

Il vincitore delle elezioni è stato l'oligarca populista Andrej Babiš, secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca e attuale primo ministro. Il suo partito ha ottenuto il 21 per cento dei voti. Babiš è molto abile nel presentare i punti di vista moderati della destra in modo da attirare gli ex elettori della sinistra.

Il 47,5 per cento dei voti è andato a quattro partiti che si oppongono strenuamente a Babiš: il neoliberista e moderatamente euroscettico Partito democratico civico (ODS), il libertario Partito Pirata , che è diventato membro del gruppo Verde/EFA, l'euro-ottimista neoliberale TOP 09 e i Democratici cristiani. Così le elezioni europee hanno confermato e accelerato le due ultime tendenze della politica ceca: la fine della sinistra, e qualcosa che paradossalmente si può chiamare polarizzazione frammentata.

Una questione chiave delle elezioni è stato doppio standard per quanto riguarda il cibo, ovvero la convinzione che i produttori riservino ai consumatori d'Europa centrale ed orientale prodotti di qualità inferiore a quelli distribuiti in Europa occidentale. Questo tema era in qualche modo simbolico, l'incarnazione del senso di possedere uno status semi-periferico di secondo grado all'interno dell'UE. Esso viene espresso, ad esempio, attraverso i sindacati nei dibattiti sulle differenze salariali. Nessun partito è stato in grado di articolare un programma che affronti questa situazione, o di presentare agli elettori cechi soluzioni pratiche come la proposta di Piketty di "salvare l'Europa da se stessa".

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Uso improprio dei sussidi europei

Il Partito pirata ha esortato la Commissione europea a informare gli elettori cechi dell'uso improprio delle sovvenzioni europee da parte di Babiš prima delle elezioni. Una settimana dopo le elezioni è arrivata una relazione in forma di bozza riservata inviata al ministero delle finanze ceco per commenti. La notizia è trapelata immediatamente, provocando un'escalation di proteste pubbliche contro Babiš. Il 23 giugno, Praga ha assistito alla più grande manifestazione dalla Rivoluzione di velluto (circa 250mila manifestanti).

Le accuse di uso improprio dei sussidi europei hanno perseguitato Babiš per molto tempo. Man mano che la quantità di prove a sostegno cresce, è diventato un argomento davvero caldo, così come la qualità della democrazia trent'anni dopo una rivoluzione democratica che ha prodotto risultati neoliberisti.

Una tragedia ottimistica, una farsa pessimistica.

Possiamo aspettarci ulteriori cicli di proteste durante l'anniversario della Rivoluzione di velluto (dopo la tragedia dell'ottimismo, una farsa pessimista?) e ulteriori sconfitte di una sinistra debole e compromessa. E forse anche un raggruppamento dei partiti democratici neoliberisti e cristiani all'insegna della "difesa della democrazia contro il populismo".

La forte posizione del Partito Pirata (il più forte dell'Unione europea, secondo nei sondaggi d'opinione e con tre eurodeputati) può anche essere fonte di incerte speranze, perché questo partito idealista, anticorruzione e modernista può essere (quasi) qualsiasi cosa.

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