Analisi Covid19 e libertà fondamentali

La legittimità del lockdown, secondo Habermas

In un testo che ha fatto molto discutere, uscito su Blätter, il filosofo Jürgen Habermas ha sostenuto che le misure prese dal Governo tedesco per lottare contro la pandemia non sono state abbastanza severe. In opposizione alla visione di filosofi come Giorgio Agamben e contro il negazionismo, secondo Habermas è anticostituzionale opporre il dovere dello Stato di proteggere la vita ad altri diritti e libertà. Nella polemica che ne è seguita, i critici lo hanno accusato di autoritarismo. Avevano ragione?

Pubblicato il 25 Marzo 2022 alle 17:59

Nel numero di settembre 2021 del mensile politico tedesco Blätter für deutsche und internationale Politik è stato pubblicato un articolo di Jürgen Habermas che è un perfetto esempio di quella che il suo primo editore ha definito come l'abilità del filosofo di creare "un'enorme confusione".(1)

In questo testo, Habermas non solo ha difeso la legittimità delle restrizioni sui diritti civili – tra cui le libertà di circolazione e di riunione – per ridurre le infezioni da SARS-CoV-2, ma ha anche sostenuto che il governo tedesco non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione. Prendendo come punto di partenza la disponibilità di letti in terapia intensiva, piuttosto che il rischio di infezione in sé, il governo stava, secondo lui, venendo meno al suo dovere costituzionale di "evitare tutte le azioni che rischiano di mettere in pericolo la vita e l'integrità fisica di un numero prevedibile di cittadini innocenti".

Secondo Habermas, il divieto di subordinare la vita umana individuale a qualsiasi altro obiettivo è il valore supremo non solo della cultura politica democratica tedesca del Dopoguerra, ma della Costituzione stessa. Sostenere — come hanno fatto recentemente alcuni giuristi tedeschi — che il rischio per la vita umana possa essere paragonato ad altri diritti fondamentali non è quindi semplicemente immorale, ma è anche giuridicamente falso.

Habermas sembra inizialmente costruire la sua tesi in relazione ad uno Stato costituzionale e democratico in senso lato, ma le sue citazioni e la discussione che ne è seguita rivelano che il suo ragionamento riguarda principalmente il discorso etico-giuridico in Germania (come del resto molti dei suoi interventi pubblici).

Persino in Germania la reazione è stata meno forte rispetto ad occasioni precedenti: questo ci dice qualcosa non solo sull’interesse pubblico (o sulla sua assenza) riguardo ad un serio dibattito sulle misure per combattere la pandemia, ma anche sulla polarizzazione che si crea intorno a queste discussioni.  In una risposta intitolata “La dittatura di Habermas”, pubblicata sul quotidiano conservatore tedesco Die Welt l'11 ottobre 2021, il caporedattore Andreas Rosenfelder ha accusato il filosofo di creare un "leviatano biopolitico che può limitare ogni libertà allo scopo di controllare i contagi, sempre e ovunque, senza condizioni e senza misura". Rosenfelder critica, inoltre, la posizione di Habermas che ha tacciato i critici del lockdown come "libertari", contrari quindi all'autorità statale per definizione. 

La diatriba di Rosenfelder – e la risonanza che ha ricevuto sui social media – riflette il malcontento di alcune parti della società tedesca durante la pandemia verso quella che è percepita come la "tecnocrazia dei media". Dichiarazioni azzardate come il fatto che i lockdown siano "presi in prestito dalla Cina" (semmai affondano le loro radici nello scoppio della peste bubbonica, con il conseguente sviluppo di quarantene e cordoni sanitari per limitare la libertà di movimento) sono la norma. Iperbole a parte, Rosenfelder aveva ragione sul fatto che Habermas ritiene che il governo abbia un’autorità legittima per limitare i diritti fondamentali.

Se la priorità che Habermas dà alla protezione della vita può essere estrema sotto certi aspetti, le sue proposte non erano né particolarmente drastiche né potenzialmente autoritarie. Inoltre, nonostante sostenga "la forza della tesi migliore", Habermas è consapevole che la filosofia non ha una posizione privilegiata nella vita moderna.(2) Se da una parte gli intellettuali possono mettere in luce alcuni problemi, dall’altra è il pubblico ad avere l’ultima parola.

Come avremo modo di vedere, questo impegno fallibilistico nei confronti della sfera pubblica come essenza della vita democratica moderna ha importanti implicazioni sia per la tesi stessa di Habermas, sia per il potere dei governi di limitare i diritti fondamentali dei loro cittadini di fronte al SARS-CoV-2, pur rispettando i vincoli della legittimità democratica.

Il ruolo degli intellettuali, secondo Habermas

A partire dal suo attacco nel 1953 a Martin Heidegger per non essersi scusato di aver collaborato con i nazisti, fino al suo ruolo nella “Disputa tra Storici” a metà degli anni '80 e ai suoi interventi all'indomani della crisi finanziaria del 2008, Habermas è intervenuto in quasi tutte le controversie più importanti nella Germania del Dopoguerra. Di recente, ha ampliato la sua attenzione ai dibattiti sul futuro dell'Ue e sull'

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