Il premier greco George Papandreou a Bruxelles, giugno 2011.

L’età dell’ingerenza

Sono bastati tre giorni a Francia e Germania per affossare il referendum proposto dal governo greco. Se la risposta alla crisi sarà l'istituzione di un'unione fiscale, simili violazioni della sovranità diventeranno la norma.

Pubblicato il 4 Novembre 2011 alle 14:33
Il premier greco George Papandreou a Bruxelles, giugno 2011.

Non c'è da meravigliarsi che la proposta di George Papandreou di indire un referendum sul piano di salvataggio europeo abbia resistito soltanto 72 ore prima di essere spazzata via da tedeschi e francesi. Angela Merkel e Nikolas Sarkozy non hanno neppure tentato di mostrarsi diplomatici quando hanno deciso di aprire il fuoco su questo problematico slancio democratico. Il referendum greco non deve esserci, hanno insistito, e pertanto non ci sarà. È stato brutale osservare come sono andate le cose.

Benvenuti nella nuova Europa. Ormai è assodato che l’unione fiscale, oltre a quella monetaria, è l’unica strada praticabile perché la valuta unica funzioni. Ciò significa che questo tipo di pressioni diverranno la norma, giacché la sovranità nazionale dovrà avere una parte del tutto secondaria nei confronti dei diktat non soltanto della Banca centrale europea, ma anche del Tesoro centrale europeo, la cui creazione è ormai soltanto questione di tempo. Entrambi, in ogni caso, saranno naturalmente dominati dall’economia più forte e autorevole dell’unione monetaria, la Germania.

La Grecia sarà anche vittima di una forza maggiore, ma non è del tutto esente da colpe, anzi. Caso economico disperato nel quale prolifera la corruzione politica, la Grecia ha mancato alle proprie responsabilità di membro dell’unione monetaria, continuando a vivere al di sopra dei propri mezzi. Ma che dire della Germania? Ha fatto fronte alle proprie responsabilità? Continua a insistere sulla valuta unica, e la Banca centrale europea che è al suo servizio è gestita in modo conforme alla sua agenda economica, non a quella della zona euro nel complesso.

Ecco dove tutta la retorica sul grande progetto europeo entra in collisione con la dura realtà del potere. La Germania è abile ad affermare i propri diritti sovrani, perché ha il potere economico per farlo. Le nazioni periferiche come la Grecia e l’Irlanda sono spazzate via. Sembra proprio che paralizzate come sono dall’ossessione di puntellare l’euro, le élite politiche europee non abbiano affatto compreso che stanno piantando i semi di un’infelice alleanza con un partner dominante, più che quelli di un’unione sempre più stretta tra paesi allo stesso livello. E questo potrebbe essere un cattivo presagio per l’intera Unione europea.

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Nel frattempo la crisi ha raggiunto un tale acme che il Fondo monetario internazionale dovrà rivestire un ruolo più che significativo in qualsiasi piano di ripresa. David Cameron ha ragione quando sostiene che quantunque il suo paese non supporti alcun investimento diretto in un bailout della zona euro, si tiene pronto in qualità di membro di tale fondo a rendere disponibili maggiori quantità di denaro qualora servissero. Questo spaventoso caos è interamente opera della zona euro stessa, e dovrebbero essere i membri della zona euro a trovarne una via d’uscita. In caso di catastrofe, tuttavia, ogni altra nazione potrebbe trovarsi a essere trascinata nell’abisso. (traduzione di Anna Bissanti)

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