L’ufficio dei siculi fa infuriare Bucarest

La minoranza ungherese in Romania ha appena ottenuto un ufficio di rappresentanza a Bruxelles. Una mossa prettamente simbolica, ma che è bastata a scatenare la rabbia del governo.

Pubblicato su 3 Giugno 2011 alle 15:08

I magiari di Romania aspirano all’autonomia, e poiché non riescono a ottenerla da Bucarest prendono tutto ciò che possono passando per Bruxelles.

L’apertura a Bruxelles di un ufficio denominato simbolicamente del “Paese dei siculi” – tramite il quale gli abitanti dei dipartimenti di Covasna, Harghita e Mureş potranno accedere trasversalmente e più facilmente ai fondi europei – ha scoperchiato nuovamente il vaso delle paure “mioritiche” [riferimento a ciò che è peculiare dell’identità romena]. Dal 1919 l’élite politica romena è sistematicamente angosciata dall’idea di perdere la Transilvania, dall’influenza di Budapest su questa provincia che fu modernizzata contemporaneamente al resto dell’Europa centrale sotto gli ultimi Asburgo, e dalla capacità dei magiari romeni di farsi pubblicità al di là dei confini del loro stesso paese.

L’ufficio del Paese dei siculi a Bruxelles, realizzato grazie all’impegno del vicepresidente del parlamento europeo László Tökés, non è “inutile per l’Ue e non è una provocazione gratuita”, come pensa l’ex ministro degli esteri Cristian Diaconescu, né tanto meno un “attacco senza precedenti alla sovranità e all’integrità territoriale della Romania”, come ha dichiarato l’eurodeputata liberale Ramona Mănescu, bensì una duplice soluzione: pratica e sentimentale a uno stesso tempo.

Con questa iniziativa Tökés cerca soprattutto di attirare dalla sua parte i magiari della Transilvania, dimostrando loro che possono ottenere dei vantaggi non soltanto aspettando con la mano protesa verso Bucarest, come fa l’Unione democratica dei magiari di Romania (Udmr), membro della coalizione al governo, ma anche aprendo nuove strade all’interno delle istituzioni di Bruxelles. In occasione delle prossime elezioni Tökés intende prendere le redini di una nuova formazione, il partito popolare dei magiari di Transilvania, che farà concorrenza all’Udmr.

Tökés delinea agli occhi dei magiari di Transilvania un ventaglio di possibilità che va oltre i due centri di potere, Bucarest e Budapest, dai quali si aspettano favori. L’ufficio europeo del Paese dei siculi si trova nella Casa delle regioni magiare per motivi più di ordine economico che politico, ma la collocazione sotto la tutela di Budapest ha nuovamente alimentato nei romeni sentimenti di paura, frustrazione e ansia.

Grande ma insicura

Il ministro degli esteri romeno Teodor Baconschi, ha fatto fronte in nome del governo alla paura tradizionale nei confronti dell’Ungheria, come se Budapest potesse davvero mettere le mani su qualche pezzetto di Transilvania. La Romania “non si scandalizza per niente”, ha dichiarato, sostenendo che la denominazione “Paese dei siculi” è “un’iniziativa tramite la quale una denominazione popolare è illecitamente presentata come un marchio identificativo di un’intera regione”.

I dirigenti del Psd (Partito socialdemocratico) e Pnl (Partito nazional-liberale) vogliono così “prendere posizione” in relazione alle intenzioni autonomiste dei magiari all’interno del parlamento romeno, come hanno già fatto per altro in passato, ma né loro né il ministro degli esteri sanno spiegare in che modo l’ufficio del Paese dei siculi possa arrecare pregiudizio all’integrità del paese. Il presidente Traian Băsescu è “contrario” a questa iniziativa, quantunque riconosca che non ci sono “conseguenze politiche” e che l’iniziativa costituisce soltanto “un elemento di mancata considerazione nei confronti della costituzione e dei romeni”.

La sensibilità dei dirigenti romeni nei confronti delle idee dei siculi, che vogliono far affluire più fondi nei loro dipartimenti trascurati per anni dall’amministrazione di Bucarest, mette in luce il fatto che l’élite politica resta schiava di alcuni stereotipi e pregiudizi ormai storicamente superati. Vista dall’esterno, questa reazione esagerata dei politici romeni può essere interpretata come insicurezza: un grande stato, membro dell’Ue e della Nato, che ha paura della storia imperialista del paese vicino. (traduzione di Anna Bissanti)

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