“Una decisione irrevocabile, ieri come oggi”. Il verdetto di quasi 200 organizzazioni e personalità della società civile belga parla chiaro. In una lettera aperta diffusa nel marzo 2026, i firmatari si dicono contrari all’autorizzazione di perquisizioni domiciliari nell’ambito delle politiche migratorie del Paese.
Il disegno di legge, ancora in bozza, promosso dalla ministra dell’Asilo e dell’Immigrazione Aneleen Van Bossuyt (Nuova Alleanza Fiamminga, N-va, destra) mira ad autorizzare la polizia a fare irruzione nelle abitazioni per procedere all’arresto amministrativo dei migranti irregolari. Una misura già presa in considerazione dal governo federale nel 2018, all’epoca costretto a fare marcia indietro e rimettere il progetto nel cassetto. Le critiche di oggi sono dunque infondate? Per le organizzazioni firmatarie è l’esatto contrario.
Nel lanciare l’allarme, denunciano, tra le altre cose, la violazione del principio di inviolabilità del domicilio e la mancanza di tutele, sia per le persone cosiddette “irregolari” sia per quelle che le ospitano.
Pauline Wautié, responsabile del patrocinio per il Ciré, organizzazione per la difesa dei diritti dei migranti, si dichiara preoccupata per l’applicazione di una misura originariamente nata per contesti circoscritti. “Questo dispositivo di perquisizione domiciliare nasce per essere utilizzato in ambito penale [dove], a fronte di reati commessi, spetta a un giudice istruttore valutare la proporzionalità del provvedimento”. Nel quadro amministrativo legato all’arresto di una persona in situazione irregolare, la decisione spetterà sì a un giudice istruttore, ma con un margine di controllo decisamente ridotto.
La bozza prevede l’arresto per chiunque sia ritenuto una potenziale minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Si tratta di formule dai contorni sfumati che si prestano a qualsiasi interpretazione: furto in un negozio, lavoro in nero o la partecipazione a una manifestazione non autorizzata sono tutti comportamenti che possono essere catalogati, alla rinfusa, come riguardanti l’“ordine pubblico”.
“Può trattarsi davvero di qualsiasi banalità segnalata dall’Ufficio degli stranieri al giudice istruttore, che si troverà a deliberare basandosi su poche parole”, riguardo alla fondatezza di una perquisizione. “Ciò criminalizza ulteriormente le persone senza documenti che, di conseguenza, vengono percepite come soggetti ancora più pericolosi”, aggiunge Wautié, precisando che tale criminalizzazione si estende anche alle persone solidali che scelgono di ospitare migranti irregolari, esponendo a loro volta le proprie abitazioni alle irruzioni della polizia. Il tutto senza che sia previsto alcun ricorso per contestare la legittimità dell’arresto.
Per i firmatari della lettera, “una democrazia che accetta di fare irruzione nelle case delle persone con la forza e senza tutele effettive cessa progressivamente di concepirsi come uno spazio di diritti, per trasformarsi in un apparato di coercizione”, denunciano le organizzazioni. “Questo dibattito supera quindi la sola politica migratoria. La storia recente ci insegna che ciò che oggi viene accettato per determinate categorie di persone finisce, domani, per indebolire le garanzie di tutti”, continuano.
Opposizione delle organizzazioni della società civile, critiche severe da parte del Consiglio di stato e preoccupazione degli esperti: il disegno di legge fa discutere. Secondo Wautié, le perquisizioni domiciliari sono l’espressione logica di una maggioranza di governo fortemente orientata a destra. Wautié deplora la creazione di una narrazione mediatica improntata alla sicurezza che rifiuta qualsiasi confronto.
Come si fabbricano gli “irregolari”
In nome di un’immigrazione “irregolare” considerata fuori controllo, il Belgio moltiplica le misure di sicurezza, a costo di spingersi ai confini del diritto. Ma quali sono i contorni di questo fenomeno che il governo intende contrastare?
È molto difficile, se non impossibile, quantificare appieno l’immigrazione irregolare in Belgio. Nel 2023, uno studio dei ricercatori Pieter-Paul Verhaeghe e Sylvie Gadeyne (dell’università Vrije Universiteit van Brussel, Vub) stimava a 112mila il numero di persone senza documenti residenti nel paese e provenienti da paesi extra-Schengen, la metà delle quali concentrate a Bruxelles. Un dato che, in mancanza di ulteriori elementi, utilizzeremo per questa analisi.
Alcuni dati statistici offrono tuttavia una chiave di lettura per stimare la portata del fenomeno migratorio nel paese.
Nel 2025, il Commissariato generale per i rifugiati e gli apolidi ha registrato 34.439 domande di protezione internazionale presso l’Ufficio degli stranieri (Oe), di cui 6865 reiterate. Nello stesso anno, le decisioni emesse sono state 25.920, con un tasso di protezione del 28,4 per cento. Cifre che testimoniano, al contempo, un aumento di richieste e una stretta sul numero di tutele accordate.
Basti pensare che nel 2021, le persone che avevano presentato domanda di protezione internazionale erano state 25.971 (con 5.432 domande reiterate) a fronte di 18.513 verdetti emessi, con un tasso di protezione nettamente superiore, pari al 43,5 per cento.
Mostrano invece un andamento differente le decisioni di rimpatrio amministrative e giudiziarie notificate alle persone in condizione di soggiorno irregolare. Se nel 2016 l’Ufficio degli stranieri ne contabilizzava 47.811, di cui 28.289 provvedimenti di prima istanza, nel 2025 la cifra è scesa a quota 33.394, con 23.258 provvedimenti della medesima natura.
Per quanto riguarda le decisioni di allontanamento, l’andamento si mostra fluttuante. I dati del Servizio pubblico federale interno ne contano 5.340 nel 2021 (tra rimpatri forzati, volontari, respingimenti e trasferimenti di detenuti), contro i 6.381 del 2024. Si tratta tuttavia di una statistica parziale: riguarda di fatto solo le persone in situazione irregolare che hanno ricevuto un ordine di lasciare il territorio (Oqt, Obligation de Quitter le Territoire). Il numero di migranti che hanno abbandonato il paese senza aver ricevuto un ordine ufficiale resta invece sconosciuto.
Secondo diversi critici, le politiche migratorie belghe nascondono un insieme di disfunzioni che contribuiscono all’irregolarizzazione e alla precarizzazione dell’immigrazione e della solidarietà. Nel dicembre 2025, l’organizzazione Ciré lanciava l’allarme: “La complessità amministrativa, la rigidità delle procedure, il legame di dipendenza dal datore o dalla datrice di lavoro, così come l’assenza di un canale di regolarizzazione professionale contribuiscono a creare una vera e propria ‘fabbrica’ di persone senza documenti. Individui, spesso presenti e radicati da anni nel tessuto economico e sociale costretti a subire questa precarietà nonostante il loro contributo essenziale alla società”.
La stretta europea
“Le leggi non nascono dal nulla”, aggiunge Pauline Wautié, ma vengono al contrario elaborate “in contesti politici e storici ben precisi [che ricalcano] lo scenario europeo”. Ed è proprio questa “fabbrica di senza documenti” su scala continentale a essere descritta in un’inchiesta della testata francese Alternatives Economiques, realizzata nell’ambito di EDJNet che pubblichiamo a Voxeurop.
Cadendo nell’irregolarità, le persone migranti si ritrovano esposte a una precarietà economica e sociale che la classe politica, lungi dal fermarla, finisce di fatto per favorire.
“Qualsiasi politica migratoria che dia priorità al controllo delle frontiere e alle sanzioni non fa altro che spingere un numero sempre maggiore di persone nell’impossibilità di regolarizzare la propria posizione amministrativa”, riassume Silvia Carta, portavoce dell’Ong Picum. “Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, in particolare, divide in modo piuttosto netto i migranti tra chi ha diritto a richiedere asilo e chi è destinato all’espulsione, sbarrando di fatto l’accesso ad altri permessi di soggiorno, come quelli per motivi umanitari, per ragioni mediche o per ricongiungimento familiare. È evidente che minore è l’accesso ai permessi di soggiorno, maggiore sarà il numero di persone condannate all’irregolarità”.
Se il nuovo Patto sullla migrazione e l’asilo testimonia la tendenza europea alla restrizione delle norme in materia di accoglienza e regolarizzazione, un’eccezione rimane:
la Spagna, che a metà aprile ha avviato un’ampia operazione di regolarizzazione di cui potrebbero beneficiare centinaia di migliaia di persone senza documenti. Secondo Silvia Carta, la regolarizzazione resta uno degli strumenti migliori per consentire alle persone coinvolte di sfuggire al limbo legale in cui le conduce l’irregolarità. Ma l’apertura e la flessibilità del meccanismo spagnolo rimangono “un’eccezione nell’odierno contesto europeo”, si rammarica. “In molti paesi europei esistono meccanismi per poter regolarizzare la propria situazione amministrativa, ma spesso sono molto restrittivi e non rispondono alla realtà di milioni di persone senza documenti”.
Secondo Carta, la regolarizzazione, che riguarda le persone che già vivono in Europa, deve essere affiancata a politiche che consentano alle persone di spostarsi regolarmente, in particolare per motivi di lavoro, e questo “senza dover intraprendere viaggi rischiosi e costosi perché non vi sono altre alternative”.
In un articolo pubblicato nel 2025 nell’ambito del progetto europeo Measuring Irregular Migration (MIrreM), i ricercatori Norbert Cyrus e Albert Kraler tagliano corto: “queste obiezioni sono poco convincenti, sia sul piano etico che economico, sociale e pratico”. Secondo Cyrus e Kraler, la regolarizzazione non dovrebbe essere considerata come uno strumento di ultima istanza per contrastare l’immigrazione irregolare, quanto piuttosto come uno strumento ordinario legislativo che consenta di impedire una crescita costante del numero di migranti irregolari.
🤝 Questo articolo è stato pubblicato in collaborazione con l’European Data Journalism Network, EdjNet, nell’ambito del progetto ChatEurope ed è disponibile sotto licenza CC BY-SA 4.0. Si basa sui risultati di un’inchiesta pubblicata da Alternatives Economiques, di cui sono stati riutilizzati alcuni dati. L’articolo originale di Alternatives Economiques è stato redatto nel quadro del medesimo progetto ed è disponibile sotto licenza analoga.

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