Attualità Quale futuro per l’euro?/3

Non pensate, sorridete

Nonostante l'ottimismo di circostanza, il trattato di Lisbona e il meccanismo di stabilizzazione finanziaria non basteranno a garantire il futuro dell'Europa. Per questo servirà un'ulteriore integrazione.

Pubblicato il 17 Maggio 2010 alle 13:00
Disegno di Andrzej Krauze su Internazionale

"E’ impressionante la forza che possiede la stupidità, nella vita degli Stati europei e in quella dell’Unione". Non proprio accomodante il giudizio espresso da Barbara Spinelli su La Stampa a proposito della gestione della crisi dell'euro. Di fronte all'evidente insufficienza del controllo politico sul funzionamento della moneta unica, le soluzioni proposte sono appena sufficienti a salvare l'apparenza: "quel che l’Europa sa far meglio è l’ottusa 'manutenzione del sorriso'. L’euro vacilla sempre più, ma i capi di governo fingono letizia, immaginando di suggestionare i mercati col buon umore."

I segnali di un'espansione del distacco tra l'Unione e la realtà erano già evidenti nella paradossale discussione sulla Costituzione europea prima e sul trattato di Lisbona poi: davanti alla necessità di riformarsi rapidamente per adeguarsi a un mondo in rapida e drammatica evoluzione, i leader e le istituzioni europee si sono accapigliati per anni sui dettagli, tanto che ulteriori riforme appaiono al momento impossibili. L'incapacità della politica ha così ceduto il passo ad altri poteri, soprattutto per quanto rguarda l'euro: "Il mercato e le banche erano tutto, il grande demiurgo era a Francoforte. La politica era chiamata a garantire la libertà necessaria alla sicurezza delle operazioni finanziarie. L’armonia si sarebbe imposta spontaneamente, e al peggio non urgeva pensare. Invece il peggio è venuto. È già qui fra noi."

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Con l'accordo sul meccanismo di stabilizzazione pensato per proteggere l'euro dagli attacchi degli speculatori, il 10 maggio scorso, si è chiusa "la settimana più difficile per l'economia europea", scrive Internazionale. I giorni precedenti all'accordo sono infatti stati segnati da una forte speculazione contro il debito di Grecia, Spagna e Portogallo, con una conseguente perdita di fiducia da parte degli operatori finanziari che ha minacciato la tenuta della moneta unica. È in queste condizioni, e sotto le pressioni di Francia, Germania e Banca centrale europea, che i leader della zona euro hanno dovuto negoziare "uno degli accordi più sofferti della storia dell'Unione".

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