Oltre cinquecento europei partiti per il jihad

Pubblicato il 8 Maggio 2013

“L’Ue lancia l’allarme sull’aumento del numero di giovani che partono per combattere in Siria”, riporta El Mundo riprendendo le dichiarazioni dei responsabili del’Ufficio europeo per la lotta la terrorismo, organismo dipendente dall’Ue. 
In assenza di statistiche a livello europeo, fanno riferimento i dati del Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione (Icsr) del King’s College di Londra, secondo cui tra il 7 e l’11 per cento dei combattenti stranieri  che lottano insieme ai ribelli siriani contro il regime di Bashar al Assad provengono dall’Ue: 

Si tratta di circa cinquecento giovani reclutati da cellule jihadiste presenti in diversi paesi europei e in particolare in Francia, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito. 
“Il reclutamento si è intensificato nel corso degli ultimi mesi” e nei Paesi Bassi è stato innalzato il livello di allerta per un possibile attacco terrorista. Secondo El Mundo il fenomeno dovrebbe essere discusso in occasione del vertice dei ministri dell’interno Ue dell’8 maggio. I ministri dovrebbero adottare misure specifiche per aiutare gli stati a lottare contro la minaccia.

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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