Mentre il riscaldamento globale è sempre più visto come "la minaccia più grave alla pace e alla sicurezza" globali, il presidente della commissione europea José Manuel Barroso ha dichiarato davanti a oltre 120 capi di stato e di governo riuniti a New York il 23 settembre per il vertice dell'Onu sul clima che "l'Ue è in procinto di realizzare l'obiettivo di riduzione delle emissioni di Co2 e di aumento delle energie rinnovabili per il 2020", scrive EUobserver. Il sito aggiunge che "la proposta della commissione prevede l'obiettivo della riduzione del 40 per cento delle emissioni entro il 2030, rispetto ai valori del 1990, e di produzione di energia rinnovabile pari al 27 per cento del totale". Barroso ha anche "annunciato il progetto che prevede di stanziare 3 miliardi di euro di aiuti in sette anni destinati a sostenere le energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo". "L'Ue non porta niente di nuovo al tavolo dei negoziati e pretende essere un campione del clima", ha detto a EUobserver uno specialista del cambiamento climatico di Oxfam, aggiungendo che "l'Ue dipende troppo dai combustibili fossili, che sono all'origine delle emissioni di Co2".

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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