Un balzo in avanti

Unione bancaria, rilancio degli investimenti, approfondimento dell’unione politica ed economica, il vertice del 28 e 29 giugno dovrebbe ridare una boccata d’ossigeno all’Europa, osserva l’editorialista Bernard Guetta. Peccato però che i suoi protagonisti assomiglino più a dei bravi amministratori impegnati a gestire l’emergenza che a degli statisti lungimiranti.

Pubblicato il 29 Giugno 2012 alle 12:44

Il meno che si possa dire è che tra i 27 non vi è di certo un Victor Hugo, o anche uno Schuman, un Monnet o un Churchill. Proprio nel momento in cui è più necessario un soffio visionario e da grande statista per ridare un significato, un orizzonte, uno scopo alla costruzione europea, proprio nel momento in cui sarebbe così importante rifondare l’Unione nel Verbo per definire nuovi obiettivi in un nuovo secolo, questo Consiglio è riuscito a partorire solo un accordo dell’ultimo minuto su questioni tecniche e più capaci di far venire il mal di testa che di far battere il cuore.

L’Unione ha dei validi commissari ma non ha dei dirigenti politici. Non è la stessa cosa. È così, ma visto che bisogna tradurre tutte le decisioni europee in una lingua comprensibile, traduciamo questo Consiglio in francese per dire che il bilancio di questa tappa è in fin dei conti positivo, molto positivo.

Mentre prima c’era solo il rigore e la riduzione delle spese, adesso vi è anche il rilancio attraverso l’investimento comune poiché i 27 hanno accettato un “patto di crescita” che mobiliterà 120 miliardi di euro per rimettere in movimento una macchina economica in difficoltà. I termini del dibattito politico sono cambiati nell’Unione e anche se questo non produrrà un miracolo immediato, si avrebbe torto a sottovalutare questa svolta.

Ma non è tutto, il Consiglio ha anche aperto la strada a un’unione bancaria a disposizione dell’Unione per poter regolare le sue banche, organizzare la loro sorveglianza, garantire i loro depositi e mettere tutte le forze europee a disposizione delle banche nazionali in modo che uno stato non sia più solo nell’affrontare le loro difficoltà e costretto a indebitarsi per sostenerle. Si tratta di un vero e proprio trasferimento di sovranità che al tempo stesso dà all’Unione gli attributi di uno Stato e rafforza tutti i suoi Stati membri in questa tempesta finanziaria. In linguaggio europeo sembra nulla, in francese è molto ma non è ancora tutto.

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Un altro punto ancora più importante è stata l’approvazione da parte dei Ventisette del rapporto sull’approfondimento dell’integrazione economica e politica che avevano chiesto ai presidenti del Consiglio, della Commissione, dell’Eurogruppo e della Banca centrale. Gli Stati membri hanno incaricato i dirigenti delle istituzioni europee di formulare delle proposte entro sei mesi. In francese questo vuol dire che l’Unione si avvierà sulla strada di una politica economica comune, di un Tesoro comune e di una mutualizzazione dei suoi debiti. Tutte cose che aggiunte alla sua moneta unica la faranno assomigliare ancora di più a una vera potenza pubblica, a un futuro Stato federale.

Qualcosa di fondamentale sta prendendo forma, qualcosa di ancora più importante visto che la Spagna e l’Italia, sostenute dalla Francia, hanno ottenuto questa notte che il fondo europeo di solidarietà finanziaria, il Meccanismo di stabilità, possa soccorrere direttamente le banche nazionali e, soprattutto, sottoscrivere dei prestiti di paesi virtuosi ma in difficoltà. Per arrivare a questo risultato hanno minacciato di sbattere la porta, lo scontro è stato forte ma la solidarietà finanziaria e la mutualizzazione del debito si sono di fatto imposti all’Unione anche se i suoi trattati la vietano e la Germania non ne voleva sentir parlare. Victor Hugo è assente ma l’Europa diventa comunque più forte.

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