Sembra proprio che oggi in tutta Europa si viaggi in treno più che in passato. Secondo le ultime statistiche di Eurostat, nel secondo trimestre di quest’anno almeno 2,4 miliardi di passeggeri hanno preso un treno in un Paese facente parte dell’Unione europea. E questo numero è in aumento. Sulla stampa si motiva, , in parte, il boom dei viaggi in treno usando il termine di flygskam, ovvero la scelta di coloro che, per motivi ecologici, si astengono dal prendere l’aereo.

Vi sono, naturalmente alcune differenze tra i vari Paesi che non dovrebbero essere sottovalutate; in linea generale la tendenza conferma comunque un aumento di passeggeri sui treni europei, e il 2019 non sembra fare eccezioni.

Nel 2012, i ricercatori del Transportation Research Group, diretto dal professor John Preston dell’Università di Southampton, hanno pubblicato un elenco di 37 ostacoli —“hard”, “soft” e “complementari” — che impediscono alle persone di scegliere di viaggiare in treno. Gli ostacoli hard sono facili da quantificare e valgono per tutti i passeggeri; quelli soft e complementari sono meno definibili vaghi e dipendono molto di più dal singolo viaggiatore.

Una delle principali barriere “hard” è quella che chiamiamo raggiungibilità, ossia la distanza di una stazione ferroviaria rispetto al luogo di residenza o di lavoro. Se una stazione ferroviaria è troppo distante o non ti collega al luogo nel quale devi recarti, il risultato è semplice: non la userai. La raggiungibilità, tuttavia, non è soltanto questo. Chi si occupa di studiare i sistemi d i trasporti ha dimostrato che esistono due tipi di distanze che influiscono sulla scelta di un mezzo di trasporto: la distanza fisica e quella psicologica.

In questo articolo parleremo della distanza in due modi: chilometri e passi. In altri termini, ci concentreremo sulla distanza fisica. Cercheremo di parlare sia di chi vive vicino a una stazione ferroviaria sia di chi vive lontano da essa, di quello che queste due categorie di persone hanno in comune e di quello che le distingue.

Fatta questa premessa,siamo perfettamente in grado di capire che le distanze dipendono da altre cose oltre ai numeri. Quanto è distante una stazione ferroviaria potrebbe essere influenzato da fattori come le disabilità motorie, l’accesso agli spazi pubblici, e le condizioni del tempo, per citare alcuni fattori. Può dipendere anche da quanto si deve andare lontano: se il vostro intero viaggio è di cinque ore, forse una camminata di venti minuti fino alla stazione non è molto. Se, invece, il tragitto complessivo è di venti minuti, una camminata di dieci potrebbe sembrare irragionevole.

Per alcune persone un chilometro è tanto, per altre è una semplice passeggiata. Continuando il ragionamento possiamo affermare che le persone in grado di raggiungere una stazione con meno di mille passi (circa 800 metri) sono estremamente ben collegate alla rete ferroviaria; con meno di 5mila passi sono molto ben collegate, mentre se si parla di 10mila passi si può semplicemente dire che sono ben collegate. Se vivete a più di 30mila passi da una stazione, e quindi a oltre 24 chilometri di distanza, si ritiene che siate mediocremente collegati.

Per capirci: immaginate per un momento che dobbiate recarvi all’estremo nord della contea di Västerbotten, nel Nord della Svezia, uno dei Paesi più ricchi dell’Unione europea. State per andare davvero molto a nord (ma non sarete affatto vicini all’estremo nord, come vi confermeranno gli abitanti del posto); immaginate di aver raggiunto il comune di Storuman. Ubicato attorno all’omonimo lago, Storuman non sarebbe potuta diventare la città più importante dei dintorni se non fosse stato per la stazione ferroviaria, costruita all’inizio del XX secolo. Di conseguenza, in un certo senso è un vero paradosso che la popolazione di Storuman viva lontano da una stazione delle ferrovie nazionali che potrebbero collegarla alla capitale, rispetto a chiunque altro viva in Svezia sulla terraferma.

La stazione ferroviaria di Storuman è ancora in uso. Per un paio di mesi, ogni estate, i treni che viaggiano lungo l’Inlandsbanan passano da qui. Ma l’Inlandsbanan non è stata usata – o commercializzata – come un mezzo per il trasporto pubblico dal 1992. Oggi è usata perlopiù dai turisti che vogliono vedere l’entroterra della Svezia. In Europa ci sono molte altre stazioni ferroviarie come quella di Storuman. E se quest’ultima è tuttora aperta e in attività, seppure limitata, altre stazioni non sono state altrettanto fortunate.

Abbiamo analizzato la raggiungibilità per 410 milioni di persone sparse in 16 Paesi europei e oltre 22mila stazioni. Come mostrano i nostri calcoli, una persona a caso che vive in uno di questi Paesi probabilmente è lontana tra i 2 chilometri (Repubblica Ceca) e i 12 (Croazia) dalla stazione ferroviaria più importante.

Naturalmente, ci sono Paesi nei quali la raggiungibilità è migliore rispetto ad altri. In linea generale, a partire dalle nostre stime abbiamo concluso che la maggior parte delle persone può raggiungere una stazione ferroviaria in modo relativamente facile. Se a ciò aggiungiamo lo studio sui 410 milioni di persone che abbiamo osservato, scopriamo che 350 milioni di loro possono raggiungere una stazione ferroviaria con meno di 10mila passi. La stragrande maggioranza delle persone nella nostra analisi sono dunque ben collegate, almeno se si parla di avere una stazione importante nelle vicinanze (anche se i suoi servizi possono non essere altrettanto buoni).

In Repubblica Ceca, Regno Unito, Belgio e Germania, 9 persone su 10 devono percorrere meno di 10mila passi per raggiungere a piedi una stazione ferroviaria che le possa portare in treno alla loro capitale. Se togliamo il Belgio e aggiungiamo Austria e Danimarca, ci troviamo un elenco di Paesi dove almeno 2 abitanti su 10 devono percorrere meno di mille passi per raggiungere una stazione ferroviaria importante – queste persone sono estremamente ben collegate.

Il numero assoluto delle persone mediocremente collegate – così come si definiscono le persone che distano almeno 30mila passi da una stazione ferroviaria – indubbiamente è esiguo, secondo i dati in nostro possesso. In verità, in 6 dei 16 Paesi che abbiamo monitorato praticamente non esistono.Rispetto alla popolazione complessiva di ciascun paese, possiamo riscontrare persone mediocremente collegate perlopiù in Croazia, Finlandia, Bulgaria, Svezia e Portogallo.

Se avete osservato il grafico precedente, probabilmente avrete notato i Paesi che abbiamo citato, sia in termini di buona raggiungibilità sia di mediocre raggiungibilità. Osservando un po’ meglio, si noterà anche altro: sembra che all’interno di tutti i Paesi ci sia una grande diversificazione.

Vi ricordate gli abitanti di Storuman? Li vediamo in cima al grafico riguardante la Svezia. Le differenze più marcate si possono vedere in Paesi come Finlandia, Svezia, Croazia, Portogallo, Italia e Regno Unito. Perfino in posti come la Repubblica Ceca ci sono persone che vivono più lontane di altre da una stazione. Si tratta, naturalmente, di una cosa ovvia, ma vale la pena farla presente perché ci porta alla nostra ultima domanda.

Come si spiegano queste differenze? O meglio, in altre parole, che cosa hanno in comune tra loro le persone che vivono lontano da una stazione? Per rispondere a questo interrogativo facciamo un passo indietro rispetto ai vari Paesi e consideriamo i dati da un’ottica diversa. Immaginiamo tre persone che vivono in tre tipi diversi di area in tutti questi Paesi: urbana, rurale e una via di mezzo che, probabilmente, presto sarà assorbita dal tessuto urbano.

È utile soffermarci qui per un secondo, perché 410 milioni di persone sono davvero tante. Circa 73 milioni di esse vivono in aree rurali. E alcuni Paesi indubbiamente sono più rurali di altri.

Se consideriamo soltanto le aree urbane, almeno 8 persone su 10 possono raggiungere una stazione ferroviaria in meno di 10mila passi in tutti i Paesi che abbiamo analizzato. Sono tutti ben collegati. In Danimarca il 99 per cento della popolazione che vive in una delle due aree urbane del Paese può raggiungere una stazione ferroviaria con meno di 5mila passi. Sono tutti ben molto ben collegati. Questo contrasta con le nostre informazioni riguardanti le aree rurali: soltanto in Repubblica Ceca e in Belgio 8 persone su 10 sono ben collegate.

Le persone che vivono ad almeno 30mila passi da una qualsiasi stazione ferroviaria da cui poter raggiungere la capitale del loro Paese sono 7,7 milioni. Almeno 4 di loro vivono in aree rurali. Si tratta di persone mediocremente collegate. Mentre circa il 6 per cento della popolazione dell’Europa rurale vive così lontano dalle stazioni ferroviarie, è così lontano soltanto lo 0,3 per cento di chi abita nelle aree urbane e poco meno del 2 per cento di chi vive nelle aree intermedie.

Quando leggiamo (e scriviamo!) un articolo come questo è facile soffermarsi sui dati che restano al margine Se percorrete i vostri 10mila passi al giorno, andare a piedi dal centro di Storuman alla più vicina stazione ferroviaria importante, a Lycksele, richiederebbe almeno 15 giorni. Sarebbe molto più veloce recarsi in aeroporto.

E Storuman non è l’unico posto nel quale troviamo distanze estreme. Consideriamo, per esempio, il paesino di Nuorgam nella parte settentrionale estrema della Finlandia: se uno dei suoi 200 abitanti volesse recarsi a Helsinki, dovrebbe prima di tutto percorrere più di 400 chilometri per raggiungere la cittadina di Kolari. In alternativa, potrebbe percorrere metà di quella distanza e partire in aereo dall’aeroporto più a nord di tutta l’Unione europea, quello di Ivalon lentoasema.

Troviamo un caso assai simile nella città croata di Ragusa (Dubrovnik). Per i suoi abitanti sarebbe meglio prendere un aereo per Zagabria o percorrere più di 150 chilometri fino a Spalato per poter poi prendere un treno? Magari vi chiederete cosa significa viaggiare in Bosnia-Erzegovina. Beh, sembra proprio che questa non sia più un’opzione praticabile, visto che il collegamento ferroviario Sarajevo-Zagabria è stato sospeso nel 2016.

Non si dovrebbero dimenticare le persone che vivono a Storuman, Nuorgam e Dubrovnik. I loro abitanti fanno parte dei milioni di persone che vivono in posti nei quali la raggiungibilità di una stazione ferroviaria è mediocre, soprattutto nelle regioni rurali. Queste regioni sono spesso svantaggiate in termini di accesso ad altri servizi pubblici, come gli servizi di maternità o gli istituti scolastici di secondo grado (medie e superiori). E le cose non cambieranno tanto velocemente. Negli ultimi anni, intere linee ferroviarie, o parti di queste, sono state chiuse (per esempio nella penisola del Peloponneso in Grecia e a Trás-os-Montes in Portogallo) o, ancora, se ne sta valutando la chiusura, come succede in molte zone rurali della Francia.

Per coloro che vivono in queste zone il treno potrebbe, semplicemente, non essere un’opzione di viaggio praticabile. Si tratta in ogni caso di un dato che spicca rispetto a quello generale.

In sostanza, i nostri dati mostrano che i collegamenti ferroviari nei 16 Paesi che abbiamo esaminato raggiungono la stragrande maggioranza dei cittadini che, si suppone, debbano servire. Le ferrovie hanno grandi potenzialità e, per la maggior parte delle personeche vivono nei Paesi in questione, la raggiungibilità in termini di distanza fisica non costituisce un ostacolo in grado di impedire loro di viaggiare col treno. Tuttavia, se la chiusura delle linee dovesse continuare, le cose ovviamente potrebbero cambiare.

Una cosa è certa: la raggiungibilità non è tutto. La nostra analisi non prende in considerazione la qualità di collegamenti ferroviari o di treni. E, come abbiamo detto all’inizio, ci sono almeno 37 ostacoli soft o hard che non ci fanno scegliere il treno.

Note

*In questo articolo si parla dei seguenti Paesi: Austria, Belgio Bulgaria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svezia e Slovenia. I motivi della scelta sono nella sezione “Metodologia”.

Le stazioni della nuova ferrovia leggera Letbanen (Danimarca) non erano ancora inserite nelle base dati che abbiamo usato al momento di preparare questo articolo

Questo articolo è il risultato di un progetto di collaborazione con l’European Data Journalism Network (EDJNet). Ricerca e testi di J++, coordinati e pubblicati da OBC Transeuropa. Contributi di Der Spiegel (Germania), VoxEurop (Francia), BiQdata (Polonia) e LocalFocus (Paesi Bassi).