Roma, 21 aprile 2011: migranti tunisini aspettano un treno per Ventimiglia.

Riformare per non cambiare

La modifica del trattato sulla libertà di circolazione chiesta da Francia e Italia sembra aver ottenuto il sostegno dell'Europa. Ma si tratta di una misura di facciata che non farà niente per risolvere i problemi legati all'immigrazione.

Pubblicato il 28 Aprile 2011
Roma, 21 aprile 2011: migranti tunisini aspettano un treno per Ventimiglia.

Un'azione sostitutiva è quella che si intraprende al posto di un'altra, che per qualche ragione è irrealizzabile. Accade in tutti gli ambiti della vita. Spesso anche in politica: si fa qualcosa per evitare di fare quello che è necessario.

Appartiene a questa categoria anche l'ultimo tentativo di revisione del trattato di Schengen. Italia e Francia vogliono ristabilire controlli temporanei alle frontiere tra i paesi europei, nel caso in cui un alto numero di migranti riesca a entrare nell'Unione.

Alla Germania l'idea piace. E, almeno in principio, Francia e Italia aprono una porta alla Commissione Europea. Non c'è nulla da obiettare contro il progetto, che non sembra poter minacciare la libertà di viaggiare in Europa.

Ma il piano non risponde affatto alla domanda che l'Ue si ostina a ignorare: come può l'Unione organizzare una politica dei profughi comune e solidale? È necessaria una giusta ripartizione dei richiedenti asilo tra i paesi europei. E dovrebbe essere duratura e indipendente rispetto a eventi estemporanei come l'arrivo di poche decine di migliaia di tunisini.

L'Europa ha clamorosamente mancato questo obiettivo. I principali ostacoli sono Germania e Austria. Sono loro a non volere i disperati che attraversano il Mediterraneo per arrivare in Italia o a Malta. Siamo all'impasse politica più totale. Quindi l'Europa fa qualcosa, ma solo per non farsi vedere con le mani in mano. (traduzione di Nicola Vincenzoni)

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