Accordo costoso per Dexia

Pubblicato il 10 Ottobre 2011

Cover

"Partita a poker con i soldi dei contribuenti", titola De Morgen. Il quotidiano fiammingo annuncia che il 9 ottobre i governi di Francia, Belgio e Lussemburgo hanno trovato un accorto per lo smantellamento della banca Dexia.

Lo stato belga dovrà assumere il controllo del 100 per cento della Dexia Banque Belgique (Dbb), la sezione belga della società specializzata nel credito privato, e dovrà pagarla 4 miliardi di euro. "Il Belgio offriva 3 miliardi, mentre la Francia ne voleva 8", rivela L’Echo.

Anche se l'accordo sembra vantaggioso rispetto alle richieste iniziali, lo stato federale sarà ugualmente costretto a garantire per "50/60 miliardi di euro le perdite potenziali legate agli investimenti tossici di Dexia" posti nella struttura di risoluzione del debito. Il Belgio dovrà fare da garante per la "bad bank" per il 60,5 per cento, mentre alla Francia spetterà il 36,5 e al Lussemburgo il 3 per cento.

Il meglio del giornalismo europeo, ogni giovedì, nella tua casella di posta

"Alcuni economisti prevedono un abbassamento del rating del Belgio e un conseguente aumento del debito sovrano", sottolinea De Morgen. Secondo il quotidiano "i contribuenti belgi rischiano di pagare a caro prezzo il salvataggio di Dexia". L'8 ottobre il rating del Belgio è stato messo sotto osservazione dall'agenzia Moody's.

Read more about the topic

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

Vedi l'evento >

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni un giornalismo che non si ferma ai confini

Approfitta delle offerte di abbonamento oppure dai un contributo libero per rafforzare la nostra indipendenza

Sullo stesso argomento