Radio Free Europe Georgia Una manifestazione per i diritti LGBT+ davanti al Parlamento, a Tbilisi, il 6 luglio 2021. | Foto: ©Radio Free Europe Georgia

Anche sui diritti Lgbt+ la Georgia segue le orme di Mosca

Prosegue l’opera di avvicinamento a Mosca del governo georgiano: dopo l’adozione della cosiddetta “legge russa”, Tbilisi vuole vietare la “propaganda LGBT”. Un ulteriore allontanamento dall’Europa, e pochi mesi dalle legislative di ottobre, e malgrado le dichiarazioni contrarie del potere.

Pubblicato il 28 Agosto 2024
Radio Free Europe Georgia Una manifestazione per i diritti LGBT+ davanti al Parlamento, a Tbilisi, il 6 luglio 2021. | Foto: ©Radio Free Europe Georgia

Il percorso della Georgia verso l’Unione europea sembrava ormai in discesa: le aspirazioni ad affrancarsi definitivamente dall’influenza russa e ad ancorarsi all’Occidente sembravano sul punto di realizzarsi a dicembre 2023, quando l’Ue ha concesso alla repubblica del Caucaso lo status di paese candidato all’adesione. 

Ma una serie di provvedimenti adottati negli ultimi mesi dal governo guidato dal partito nazional-populista Sogno Georgiano (ქართული ოცნება, Sg) hanno segnato una battuta di arresto. 

Il primo è stato la cosiddetta legge sulla trasparenza degli “agenti stranieri” ispirata a quella adottata da Mosca per reprimere la società civile russa. Soprannominata “legge russa”, questo testo qualifica come “agenti stranieri” le organizzazioni che ricevono oltre il 20 per cento dei finanziamenti dall’estero e impone loro pesanti adempimenti burocratici e altrettanto pesanti sanzioni limitandone, di fatto, l’azione.

Approvata dal parlamento a metà maggio nonostante le proteste che hanno spinto decine di migliaia di persone nelle strade della capitale Tbilisi e di altre città. In reazione, il 27 giugno l’Ue ha sospeso il processo di adesione della Georgia.

Contro la “propaganda Lgbt”

Lo stesso giorno i deputati georgiani hanno approvato in prima lettura un altro testo ispirato dal Cremlino, la cosiddetta legge contro la “propaganda Lgbt” e sulla "protezione dei valori della famiglia e dei minori”. Il provvedimento vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l'adozione di bambini da parte di persone non eterosessuali o che non si identificano con il proprio sesso di nascita, così come gli interventi volti al cambiamento di genere. 

Inoltre, la legge vieta tutti gli incontri pubblici che promuovono le relazioni omosessuali e l'identificazione di una persona con un sesso diverso, cosi come la diffusione di informazioni sull’argomento (questo include film o altre produzioni culturali), perché considerata "propaganda Lgbt". Le sanzioni comprendono multe fino a 5.000 lari (circa 1.660 euro), una somma significativa in un paese dove lo stipendio medio è di circa 1.600 lari (circa 570 euro).

Le due misure sono emblematiche dell’atteggiamento duplice di Sogno Georgiano rispetto alle aspirazioni europee della Georgia, in particolare in vista delle elezioni legislative del 26 ottobre, ritenute da molti decisive per il futuro orientamento del paese. 


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In pubblico e all’estero Sg sostiene di voler portare la Georgia in Europa – il suo onnipresente logo di campagna fonde il simbolo del partito con quello dell’Ue – e contemporaneamente adotta provvedimenti che di fatto vanno nella direzione opposta, avvicinando il paese a Mosca. 

La Russia oggi si pone come punta di diamante nell’attacco alle minoranze sessuali, e più in generale contro i diritti sessuali, riproduttivi e i movimenti femministi. Queste politiche vanno lette all’interno di una sorta di contraccolpo culturale e politico, che si struttura, a livello globale, tra i movimenti conservatori, e viene usato in maniera strumentale in chiave “anti occidentale”

In Russia il ritorno in pompa magna dell’attacco alla cosidetta “propaganda Lgbt” – che va di pari passo con l’omofobia e la discriminazione – risale al 2010, con un’accellerazione nel 2014, in contemporanea all’invasione dell’Ucraina. 

Una prima legge contro la "propaganda Lgbt" era stata approvata in Russia nel 2012, nel 2022 la legge venne rafforzata, portando al ritiro dal commercio di testi, film e opere ritenute “di propaganda”. Inoltre, nel 2023, la Corte suprema russa ha condannato un ipotetico "movimento internazionale LGBT", portando alla chiusura delle ultime associazioni ancora attive nel sostegno alla comunità queer, aprendo la strada alla persecuzione dei suoi membri.  

La questione queer nella società georgiana

A poche settimane dalle elezioni, Sogno Georgiano punta a corteggiare la fascia più conservatrice (e piuttosto consistente) dell’elettorato, conscio di essersi alienata quella progressista e filo occidentale: secondo uno studio pubblicato nel 2022 dal National Democratic Institute et Caucasus Research Resource Center Georgia infatti, solo il 38 per cento dei giovani pensa che sia importante difendere i diritti delle minoranze sessuali questo, in un contesto dove l’80 per cento dei georgiani si dice favorevole all’ingresso del paese nell’Ue. 

Giorgi Tabagari.
Giorgi Tabagari | LinkedIn

La questione dei diritti delle minoranze sessuali in Georgia è relativamente recente, spiega Giorgi Tabagari, attivista Lgbt+ e fra gli organizzatori della Tbilisi Pride: “Tra conflitti con la Russia, spostamenti di popolazioni [in seguito all’occupazione russa delle regioni dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia] e difficoltà economiche non c'era spazio per le tematiche queer nella società georgiana fino a quando la situazione non si è stabilizzata”, dice. “Il primo bar gay è stato aperto nel 2000 e la prima organizzazione per i diritti dei queer ha cominciato a lavorare nel 2006. Da allora, la visibilità della comunità gay è aumentata gradualmente”.

“Ovviamente, poiché la Georgia è stata esclusa da molte evoluzioni che si stavano svolgendo al di fuori dell'Unione Sovietica, il paese ha finito per essere in maggioranza conservatore. Detto questo, i progressi nell'accettazione delle persone Lgbt+ sono aumentati negli ultimi anni, soprattutto tra le nuove generazioni”, continua Tabagari. 

Ma la strada è ancora lunga, aggiunge, in particolare – di nuovo – a causa dell’influenza russa, tuttora molto forte nella regione: “La tipica tattica del Cremlino di usare i diritti Lgbt+ come un’arma politica viene usata in Georgia dai gruppi filorussi, e l’odio nei confronti delle persone queer è organizzato e finanziato. La narrazione più comune del governo attuale è quella che oppone i valori della famiglia a quelli filo-Europa e filo-Lgbt+, in nome del suo ‘vero patriottismo’, e chi si oppone è un agente occidentale contrario ai valori tradizionali”.

Una battaglia culturale

In questa battaglia, ormai culturale, l’esecutivo ha un alleato di ferro: la Chiesa ortodossa, istituzione molto influente in seno a una società relativamente conservatrice, specie una volta usciti da Tbilisi e da Batumi, la seconda città del paese. 

Ana Tavadze.
Ana Tavadze, Tbilisi, giugno 2024. | Foto: GpA

Durante la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia del 2013, “la Chiesa ortodossa georgiana aveva mobilitato migliaia e migliaia di sostenitori e aggredito la quindicina di persone che manifestavano pacificamente”, ricorda Ana Tavadze, militante queer e animatrice del movimento di opposizione civile Shame (“Vergogna”). 

L’anno seguente, nel 2014, il Patriarcato ortodosso georgiano ha istituito la “Giornata nazionale della purezza della famiglia e del rispetto dei genitori", che cade il 17 maggio, proprio, e non a caso, lo stesso giorno della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. “Dal 2024, poi, il governo lo ha proclamato festa nazionale e giorno festivo, e i suoi esponenti hanno sfilato in testa alla marcia che si è svolta nel centro di Tbilisi”, spiega Tavadze. 

Shota Kincha. | Foto: ©OC Media
Shota Kincha. | Foto: ©OC Media

In questo contesto le forze di opposizione preferiscono non rischiare di perdere consensi prendendo apertamente posizione contro le misure anti-Lgbt+: “Le organizzazioni locali per i diritti e i mezzi d’informazione non sono finora riusciti a spingere i partiti filo-occidentali e progressisti a prendere una posizione chiara sui diritti queer”, spiega Shota Kincha, giornalista e militante Lgbt+.

“Per esempio, la presidente della Repubblica, Salome Zourabichvili, e i partiti filo-occidentali non hanno annunciato se bloccheranno o, se verrà adottata, se aboliranno la legge sulla propaganda Lgbt+. E i loro piani per applicare la legislazione anti-discriminazioni esistente sono ancora vaghi”, aggiunge. “Trovo ancor più allarmante il silenzio delle organizzazioni non specificatamente queer, che rinunciano sempre più ad alzare la voce contro l’omofobia e le dichiarazioni di odio di Sogno Georgiano”.

“La situazione generale sta diventando sempre più sconfortante, poiché gli spazi relativamente più sicuri per la socializzazione dei queer georgiani non si sono tradotti in un movimento politicamente dinamico”, aggiunge Kincha. “Quello che abbiamo attualmente è un attivismo queer in crisi che si è concentrato essenzialmente sui tentativi di organizzare marce, e meno sulla costruzione di una comunità. L'attivismo ha anche sofferto molto dell'emigrazione a causa della repressione. Oggi quasi tutte le persone apertamente queer e politicamente attive che conoscevo, diciamo, dieci anni fa, sono all'estero”. 

La marcia in occasione della “Giornata per la purezza della famiglia”, a Tbiliisi, il 17 maggio 2024. | Foto: ©Mariam Nikuradze/OCMedia
La marcia in occasione della “Giornata per la purezza della famiglia”, a Tbiliisi, il 17 maggio 2024. | Foto: ©Mariam Nikuradze/OCMedia

Dal punto di vista dei mezzi d’informazione, la situazione non è ottimale: “A volte è molto difficile coprire le tematiche queer perché i gruppi che ne difendono i diritti sono spesso riluttanti nel commentare. I motivi del loro silenzio sono vari, ma di frequente indicano di non voler aggiungere carne al fuoco nelle polemiche sollevate da gruppi di odio o dal governo”, aggiunge Kincha. 

Questa tendenza è confermata da Khatia Ghoghoberidze, militante queer e direttrice della rivista online Aprili Media, “l’unico giornale che lavora direttamente con la comunità Lgbt+”: “Nel corso degli ultimi anni la comunità LGBT+ ha dovuto subìre una repressione crescente, in particolare per quanto riguarda le manifestazioni pubbliche”, spiega. 

La fine delle Pride

Le prime Tbilisi Pride ad esempio, nel 2019 e nel 2020, si svolsero senza troppi problemi nella capitale. Ma quella del 2021, in previsione della quale 15 partiti politici, compreso il Movimento nazionale unito, principale partito di opposizione, firmarono un patto per “eliminare le discriminazioni e le violenze contro i cittadini Lgbt+ con tutti i mezzi a disposizione”, fu segnata da violente contro-manifestazioni che portarono alla cancellazione della marcia: “Oltre 50 giornalisti furono feriti”, aggiunge Ghoghoberidze. 

“La Pride non è una giornata. È resistenza quotidiana!”: un murale a Tbilisi. | Foto: ©Mariam Nikuradze/OCMedia
“La Pride non è una giornata. È resistenza quotidiana!”: un murale a Tbilisi. | Foto: ©Mariam Nikuradze/OCMedia

L’anno successivo la Pride week si svolse in forma essenzialmente privata, mentre il festival musicale organizzato nel 2023 “venne interrotto dall’irruzione violenta di dimostranti anti-diritti Lgbt+, e la polizia praticamente non intervenne per fermarli e proteggere gli organizzatori”, ricorda Ghoghoberidze che aggiunge: “Quest’anno gli organizzatori hanno deciso che non ci sarà nessun evento organizzato – né marcia, né concerto – a causa della situazione politica. Lo hanno annunciato sin da marzo, quando cominciarono le proteste contro l’adozione della cosiddetta ‘legge russa’, per evitare strumentalizzazioni da parte del governo”. 

In questo contesto, la comunità Lgbt+ tende a tenere il profilo basso, e, nell’assenza di qualsiasi sostegno pubblico, a organizzarsi in modo parallelo, racconta ancora Ana Tavadze: “Tra le altre cose, gestisco il progetto Proud Families, il primo nel paese che lavora con i genitori delle persone queer, per creare un senso di comunità, offrire loro sostegno psicologico e aiutarli a riconnettersi con i figli. È un progetto che porto avanti contemporaneamente a Girls Wave, un’iniziativa che promuove i diritti alla salute riproduttiva e sessuale di ragazze e ragazze, uno degli argomenti più tabù in Georgia”.

Khatia Ghoghoberidze e Mariam Gogosashvili. | Foto: GpA
Khatia Ghoghoberidze e Mariam Gogosashvili, Tbilisi, giugno 2024. | Foto: GpA

“Non ci sono proteste contro questa legge in particolare. Dopo l’adozione della legge sugli agenti stranieri Sogno Georgiano si è adoperato per sradicare la società civile e i mezzi d’informazione indipendenti” in vista delle legislative del 26 ottobre, spiega Tabagari. “La legge dovrebbe essere approvata durante l’autunno, poco prima delle  elezioni, in modo che Sogno Georgiano possa strumentalizzarla durante la campagna elettorale. Per questo l’intera società è focalizzata sul voto, nella speranza che le forze filorusse non rimangano al potere”. 

La costituzione georgiana “stabilisce che siamo tutti uguali e che non è possibile discriminare i cittadini in base all’orientamento sessuale, quindi è ovvio che impugneremo il testo dinanzi alla Corte costituzionale, che peraltro è acquisita a Sogno Georgiano”, afferma Mariam Gogosashvili dell’ong Rights Georgia, “ma lo scopo del governo al limite è di sfruttare le discussioni sulla legge per ottenere più voti presso l’elettorato conservatore”.

Nel frattempo, il movimento per i diritti Lgbt+ “è cosciente che o il governo cambia o non ci sarà un futuro per la comunità queer in Georgia. E non è l’unica a essere in pericolo: se lo stato rimarrà in mano alle forze antidemocratiche e concetti come lo stato di diritto, la giustizia e la democrazia diventano irrilevanti, sarà difficile per i cittadini progressisti continuare a vivere come prima”, conclude Gogosashvili.  

Francesca Barca ha contribuito a questo articolo.

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