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Quanto costa all’Europa sostenere l’Ucraina? Meno di quanto si pensi

L’Ue e i gli stati membri sono di gran lunga i maggiori finanziatori dell’Ucraina. In tanti si chiedono se l’Ucraina sia un peso per l’Ue e fino a che punto: anche limitandosi a valutazioni economiche, continuare a fornire aiuti a Kiev è un investimento razionale per l’Unione; al contrario, una vittoria russa sarebbe molto più onerosa. Analisi.

Pubblicato il 16 Febbraio 2026

Gli aiuti economici all’Ucraina contro l’aggressione russa è insostenibile? In vari paesi europei il consenso politico a favore dell’assistenza economica e militare all’Ucraina sta diminuendo: questo avviene in una congiuntura particolarmente delicata, proprio quando i paesi Ue si trovano a doversi fare carico quasi interamente del sostegno alla resistenza dell’Ucraina dopo il ritiro degli Usa voluto da Trump.  

Inoltre, sempre più stati membri dell'Ue sono governati, o fortemente influenzati, da forze populiste e filorusse, mentre i gruppi pro-europei al Parlamento europeo sono profondamente divisi e la Commissione si mostra debole e inefficace.

I finanziatori e i donatori internazionali sono concordi: garantire un sostegno finanziario all’Ucraina è urgente. Ad esempio, nel novembre 2025 il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha dichiarato che “un’azione tempestiva da parte dei donatori è indispensabile per evitare tensioni di liquidità”. Il Fmi ha sottolineato che i rischi finanziari per l’Ucraina sono “eccezionalmente elevati”.

Anche la Banca Mondiale ritiene indispensabile che l’Ucraina possa contare su finanziamenti consistenti nel corso del 2026. Nel dicembre 2025, un’analisi del Kiel Institute for the World Economy ha lanciato l’allarme per il calo del sostegno garantito dall’Ue all’Ucraina nei mesi precedenti, che già in precedenza era troppo esiguo per compensare del tutto la sospensione degli aiuti statunitensi.

Differenze tra gli stati membri

Al termine di negoziati particolarmente tesi, il consiglio europeo del 18-19 dicembre 2025 ha raggiunto un accordo per lo stanziamento di 90 miliardi di euro a favore dell’economia e delle operazioni militari ucraine nel 2026-2027. 

L’ipotesi iniziale era di fornire questi aiuti appoggiandosi sugli ingenti asset bancari russi congelati a causa delle sanzioni europee, attualmente detenuti in Belgio. Alla fine, gli stati membri si sono accordati su una strada diversa, meno gravata da difficoltà tecniche e rischi finanziari.

I nuovi prestiti decisi a sostegno dell’Ucraina si basano sull’emissione di titoli di debito comuni garantiti dal bilancio dell’Ue, sostenuti da tutti gli stati membri ad eccezione dell’Ungheria, della Repubblica Ceca e della Slovacchia, che non contribuiranno ai nuovi finanziamenti per l’Ucraina.

A quanto ammonta il sostegno all’Ucraina?

Se si guarda al sostegno finanziario che i diversi stati membri dell’Ue hanno offerto a Kiev in questi quattro anni di guerra, i dati dell’Ukraine Support Tracker curato dal Kiel Institute mostrano grandi differenze.

Mentre i paesi nordici e baltici hanno fornito annualmente all’Ucraina fondi che arrivano anche a superare il 0,7-0,8 per cento del proprio pil, paesi come l’Italia (0,04 per cento) ma anche l’Ungheria, la Spagna e la Grecia, sono stati eccezionalmente timidi. In termini assoluti, Germania e Francia sono stati i Paesi dell’Ue che hanno assicurato il maggiore sostegno; in termini relativi anche Polonia, Slovacchia e Croazia hanno investito risorse significative.

La Germania offre all’Ucraina la maggior parte dei finanziamenti per i sistemi di difesa aerea e i carri armati, mentre Polonia, Repubblica Ceca e le repubbliche baltiche hanno fornito grandi quantità di armi pesanti.

I costi per l’accoglienza delle persone ucraine rifugiate gravano in modo marcato su Germania, Polonia, Romania e Cechia, anche se queste spese vengono generalmente fatte rientrare nelle voci “politiche sociali” e “istruzione” dei vari bilanci, anziché essere conteggiate direttamente nell’ambito del sostegno all’Ucraina e al suo popolo.

Il principale sostenitore dell’Ucraina

Secondo i dati condivisi dalla commissione europea, dall’inizio del conflitto su vasta scala tra Russia e Ucraina fino a dicembre 2025 l’Ue e i suoi stati membri hanno mobilitato complessivamente circa 176 miliardi di euro per assicurare sostegno finanziario e militare a Kiev. 

A questi vanno aggiunte le spese a favore delle persone ucraine rifugiate all’interno dell’Ue: circa 155 miliardi in gran parte gestiti direttamente dalle autorità nazionali e locali (di cui 48 miliardi stanziati da enti tedeschi e 38 da enti polacchi, e appena 5 dall’Italia).

Considerando tutte queste spese, si tratta di uno sforzo che vale in media circa 90 miliardi di euro all’anno, ovvero lo 0,6 per cento del pil dell’Unione.

Nonostante le accuse di passività che periodicamente arrivano da Washington, l’Unione europea e i suoi stati membri si sono imposti nettamente come il principale finanziatore dell’Ucraina. 

Secondo il Kiel Institute, tra il 2022 e l’ottobre del 2025 gli Stati Uniti avevano infatti fornito complessivamente 115 miliardi al paese, il 29 per cento in meno rispetto all’Ue (escludendo peraltro da questo confronto il grande capitolo dell’assistenza alle persone rifugiate, su cui l’impegno europeo è di gran lunga maggiore a quello statunitense).

Anche per quanto riguarda l’assistenza militare, una panoramica pubblicata nell’ottobre 2025 dal servizio ricerca del parlamento europeo (Eprs) mostra che nel 2025 l’Ue e i suoi stati membri hanno assicurato all’Ucraina un sostegno dal valore complessivo di 65,1 miliardi di euro, a fronte dei 64,6 miliardi garantiti dagli Stati Uniti. A questi si aggiungono altri 32,8 miliardi già allocati dai Paesi dell’Ue per i prossimi mesi.

Lo scenario più “conveniente”

Per capire se sostenere l’Ucraina è troppo costoso per i paesi dell’Ue, è utile considerare i costi che comporterebbe, al contrario, la mancata fornitura di assistenza.

Uno studio condotto dalla società di analisi norvegese Corisk in collaborazione con l’Istituto norvegese per gli affari internazionali fornisce un quadro chiaro al riguardo. Lo studio confronta due scenari.

Il primo scenario ipotizza una sostanziale vittoria militare russa, in cui l’Ucraina potrebbe perdere fino a metà del suo territorio. Secondo lo studio, uno scenario di questo tipo imporrebbe ai Paesi europei costi aggiuntivi per l’assistenza ai rifugiati compresi tra i 524 e i 952 miliardi di euro per il periodo 2026-2029, oltre a massicce nuove spese necessarie per assicurare la difesa di quel che resterebbe dell’Ucraina e, soprattutto, degli stati membri come le repubbliche baltiche e i paesi nordici, che a quel punto risulterebbero particolarmente esposti ad attacchi russi.

Secondo un’analisi del think tank Bruegel, se l’Ue dovesse trovarsi a scoraggiare nuove aggressioni da parte della Russia senza poter contare sugli Stati Uniti, avrebbe bisogno di dotarsi di almeno 300mila soldati in più e di investire ogni anno circa 250 miliardi di euro in più in spese per la Difesa.

Nel complesso, i costi complessivi calcolati da Corisk per questo scenario si aggirerebbero tra i 1.200 e i 1.600 miliardi di euro per il periodo 2026-2029. Questa cifra supera di gran lunga la spesa che viene attualmente sostenuta dall’Ue per sostenere l’Ucraina – e questo calcolo non include nemmeno i costi diretti di eventuali aggressioni della Russia contro il territorio dell’Ue, che in uno scenario di questo tipo diventerebbero più probabili.

Il secondo scenario considerato dallo studio norvegese prevede, al contrario, una sostanziale vittoria militare ucraina. In questo caso gli analisti stimano per i paesi europei un costo compreso tra i 522 e gli 838 miliardi di euro per il quadriennio 2026-2029, che sarebbero richiesti per garantire l’appoggio militare necessario per la resistenza e le controffensive ucraine. In uno scenario di questo tipo, insomma, i Paesi dell’Ue si troverebbero a sborsare circa la metà di quello che dovrebbero invece investire nel caso di una vittoria russa in Ucraina.

✍️ Editing: Francesca Barca
👉 L'articolo originale (in versione più lunga) su HVG
🤝 Questo articolo è stato scritto nell'ambito di una collaborazione giornalistica transfrontaliera europea nell'ambito del progetto europeo Neighbours East.

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