Ad Ruslan Surugiu non mancano le alternative: forte della sua esperienza, potrebbe ambire a compensi molto più alti in Germania, dove ha vissuto e lavorato a lungo e dove risiede la sua famiglia. Eppure, sostiene che quando il paese chiama, i sentimenti personali vanno accantonati. “È così che mi ha convinto” racconta riferendosi all’ex ministro dell’energia, la cui spinta è stata determinante nell’accettare l’incarico attuale.
Veterano del settore energetico, Surugiu è oggi alla guida della Moldava Energy Projects Implementation Unit (Mepiu), l’ente preposto alla realizzazione delle principali infrastrutture energetiche del paese. Da quasi tre anni ne supervisiona i lavori. “Ai vostri occhi potrebbe apparire poca cosa, ma per noi è un traguardo enorme”, afferma durante il sopralluogo al cantiere di una sottostazione poco distante dal centro città.

Alla domanda su cosa rappresenti per lui l’inaugurazione prevista per la fine di maggio 2026, si concede un accenno di sorriso sotto il casco protettivo: “Non l’hanno chiamata ‘Linea dell’indipendenza’ per caso; non sono qui invano” dichiara, orgoglioso per quella che considera una sovranità riconquistata e il segno tangibile della fine dell’influenza russa.
La linea elettrica ad alta tensione unisce la capitale Chișinău con Vulcănești, nell’estremo sud del paese, garantendo così anche il collegamento con la Romania e la rete elettrica dell’Unione europea. Con l’entrata in funzione dell’opera a fine maggio Surugiu considera conclusa la sua missione: per quella data, il suo operato avrà contribuito a rafforzare sensibilmente la sicurezza nazionale.
Addio alla dipendenza dalla Russia
A pesare non è solamente un’infrastruttura obsoleta con quasi sessant’anni di attività, la cui vulnerabilità è emersa durante un recente e grave blackout, ma una questione geopolitica. La rete attuale transita in territorio ucraino e, fattore ancora più determinante, in Transnistria [la repubblica secessionista filorussa]. Qui il gas russo è stato a lungo la fonte principale per la produzione dell’elettricità destinata alla Moldova.

Solo qualche anno fa la Moldova dipendeva interamente dal gas russo e per l’80 per cento dell'elettricità proveniente dall’autoproclamata repubblica separatista sulla sponda orientale del Dnestr. Una vulnerabilità che Mosca non ha esitato a sfruttare, interrompendo le forniture di gas ogni qualvolta che le decisioni politiche dell’ex repubblica sovietica si discostavano dagli interessi del Cremlino.
Surugiu spiega di aver lottato per decenni per l’avvio di tali progetti, scontrandosi però con l’opposizione dei governi filorussi precedenti, impassibili a ogni sua analisi o sollecito sui rischi imminenti.
Dopo due inverni senza gas russo l’invasione della vicina Ucraina e la svolta politica impressa dal partito Pas di Maia Sandu, ciò che era sembrava “impossibile” è diventato realtà in appena cinque anni.
Il contenzioso con Mosca
Sergiu Tofilat, un esperto di energia del think tank Watchdog, dedicato alla trasparenza e all’analisi politica, spiega come segue il consolidato sistema di approvvigionamento tra la Moldova e la Transnistria: la società russa Gazprom fornisce il gas a Moldovagaz, il principale operatore energetico del paese, sfruttando un gasdotto in territorio ucraino che transita proprio attraverso la Transnistria. Una configurazione decisamente conveniente se si considera che la stessa Gazprom è azionista di maggioranza di Moldovagaz.
“Mosca ha usato la rete infrastrutturale di epoca sovietica ereditata dalla Moldova come strumento per mantenere il paese sotto la sua sfera di influenza”, afferma Tofilat. Una strategia che ha spinto il governo di Chișinău a considerare più volte la nazionalizzazione di Moldovagaz.
L’opinione pubblica era convinta che la Transnistria ricevesse gas gratuitamente. In realtà Tiraspol aveva semplicemente smesso di pagare le fatture a Moldovagaz. Nonostante ciò, il Cremlino non ha mai interrotto le forniture, assicurandosi così il sostegno del regime filorusso.
“Mosca ha usato la rete infrastrutturale di epoca sovietica ereditata dalla Moldova come strumento per mantenere il paese sotto la sua sfera di influenza” – Sergiu Tofilat
In seguito ha però rivendicato un conto di 765 milioni di dollari di debiti accumulati da Moldovagaz, pretendendone il pagamento. Uno stratagemma già sperimentato negli anni Novanta e utilizzato più volte per acquisire infrastrutture moldave come forma di “estinzione del debito”. Un recente audit norvegese ha però ridimensionato drasticamente la cifra a soli otto milioni di dollari. Per Tofilat il debito è del tutto inesistente.
La marcia verso l’autonomia energetica
Dal 2019 la Moldova ha compiuto passi decisivi verso l’indipendenza energetica. In quello stesso anno, il cosiddetto “Corridoio verticale”, che rifornisce Turchia, Grecia e Bulgaria con il gas russo, è stato ammodernato, permettendo al metano e al gas naturale liquefatto (Gnl) di scorrere nella direzione opposta, verso Romania, Moldova e Ucraina. All’epoca la Russia prestò poca attenzione alla manovra, convinta che quei paesi non potessero competere con i suoi prezzi. Nel 2021, è seguito un ulteriore passaggio chiave: il collegamento del gasdotto con la Romania.
Sul fronte dell’elettricità l’ultimo segnale di allarme è arrivato con l’invasione russa dell’Ucraina del 2022. Secondo Tofilat, non è una coincidenza che l’offensiva russa del febbraio 2022 sia iniziata proprio mentre Moldova e Ucraina stavano conducendo test cruciali per allineare le rispettive reti elettriche al sistema occidentale: “Vladimir Putin ha sferrato l’attacco nel momento di massima vulnerabilità”, osserva l’esperto.
Anche Surugiu è dello stesso avviso. Questi test, che abitualmente richiedono dai 10 ai 14 anni, sono stati completati nel tempo record di quattro settimane, permettendo alla Moldova di ricevere elettricità dall’Europa. Ancora una volta il conflitto ha agito da catalizzatore.

Il governo moldavo è determinato a porre fine alle ultime dipendenze. A chi domanda se ciò non significhi semplicemente sostituire una dipendenza con un’altra, i funzionari rispondono indicando i solidi legami con la Romania, l’integrazione nell’Ue e una maggiore diversificazione del mercato, basata su nuove fonti di approvvigionamento e sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
Dorin Junghietu, 39 anni, è orgoglioso dei progressi compiuti finora. Come Surugiu, vanta una lunga esperienza nel settore energetico. Dopo anni trascorsi in grandi aziende internazionali del comparto, ha scelto di rientrare nel paese, affermandosi come il candidato ideale alla guida di Moldovagaz.
Tuttavia, secondo diverse indiscrezioni, l’azionista di maggioranza russo, Gazprom, avrebbe espresso alcune riserve sulla sua nomina. Da un anno ricopre la carica di ministro dell’energia, con la responsabilità primaria di proseguire il percorso verso la completa indipendenza dalla Russia. Un paradosso che lo diverte, considerando che era stato a un passo dal vertice dell’azienda controllata dai russi.
Gas a prezzi di mercato
Junghietu punta non solo a rafforzare l’autonomia ma anche a investire nelle energie rinnovabili, migliorare l’efficienza e garantire che anche in Transnistria il gas venga pagato a prezzi di mercato, pur consapevole dell’impatto sociale immediato. Il ministro sottolinea come l’attuale sistema di approvvigionamento energetico verso la Transnistria sia intrinsecamente inaffidabile.
Da quando l’Ucraina ha lasciato scadere il contratto per il transito del gas russo, rifiutandosi di finanziare l’aggressione ai propri danni, la Transnistria è diventata totalmente dipendente dalle forniture di Moldovagaz. A gestire le transazioni è la società di trading svizzera Metron.
Stando ai resoconti il denaro arriverebbe da Dubai, sebbene molti sospettino il coinvolgimento di intermediari russi. Gli esperti avvertono che questo schema aumenta il rischio di complicazioni bancarie, che hanno già provocato ripetute interruzioni delle forniture. Le autorità della Transnistria hanno però respinto la proposta congiunta Ue-Moldova per un approvvigionamento più sicuro, subordinato al rispetto dei diritti umani. “Tiraspol non ha voluto, o non ha avuto il permesso, di accettare l’offerta” commenta il ministro.
In Moldova molti sono convinti che il tempo giochi a loro favore. Ritengono che Mosca stia abbandonando i propri alleati a causa della guerra in Ucraina e che la Transnistria possa fare la stessa fine. Se necessario, Chișinău si dice pronta a intervenire. “Naturalmente abbiamo a cuore coloro che vivono sulla sponda sinistra del Dnestr, sono moldavi anche loro”. afferma Junghietu.
Confederazione o Unione statale?
I progressi nel settore energetico sono tra gli aspetti più apprezzati nelle relazioni sull’espansione dell’Ue. L’adesione moldava, inizialmente prevista per il 2028, è ora l’obiettivo che Chișinău punta a raggiungere entro il 2030.
In molti sono rimasti sorpresi dalle parole della presidente Sandu, pronta a sostenere l’unione con la Romania attraverso un referendum. Anche il ministro dell’energia si è detto favorevole. Si tratterebbe di un’opzione di riserva, una scorciatoia verso l’Ue e la Nato.
Secondo diversi osservatori il governo potrebbe anche voler segnalare a Bruxelles l’esistenza di alternative qualora il processo di adesione dovesse subire ulteriori ritardi.
La lotta alla corruzione
Il timore verso la Russia spiega gran parte dei cambiamenti in una nazione piccola ma dinamica. Vlada Ciobanu, un'attivista di CPR Moldava, riferisce che la presidente Sandu viene spesso criticata per non lasciare spazio ad altre opzioni favorevoli all’Ue: votare per queste ultime è spesso etichettato come un voto “perso” o addirittura come un “voto per la Russia”. Tofilat condivide questa lettura, dopo aver sostenuto, senza successo, una campagna per un’alternativa pro-Ue con il Party of Change.

Ciononostante, la Moldova ha compiuto progressi sul fronte dei diritti civili e nella lotta alla corruzione. Dal 2019 al 2024, il paese ha guadagnato undici punti nell’Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International, per poi registrare un lieve calo nel 2025, attestandosi a 42 su 100.
Oggi il paese si classifica all’80° posto su 182. La recente flessione riflette una riforma della giustizia che procede a rilento. Sebbene la piccola corruzione sia in diminuzione, Ciobanu sottolinea che il fenomeno delle tangenti persiste in settori chiave come edilizia ed energia.
Aggiunge inoltre che oggi è possibile operare senza subire pesanti ingerenze, a differenza di quanto accadeva in passato sotto i precedenti governi vicini a Mosca. Tuttavia, avverte che il sistema resta fragile e che il desiderio di aderire all’Ue non deve tradursi in autocensura. “Con la guerra alle porte e la pressione massiccia dei media, troll e burattini russi”, spiega, “a volte si cade nella tentazione di minimizzare le critiche all’operato del governo”. Una società civile forte deve però saper affrontare tali questioni, soprattutto in un momento in cui la Moldova è chiamata a scelte decisive per il proprio futuro.
👉Articolo originale su Der Standard
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