A chi l’incarico?

Durante il Consiglio europeo del 30 agosto i Ventotto dovrebbero scegliere chi sarà il prossimo capo della diplomazia europea. Ritratto dei quattro candidati più quotati.

Pubblicato il 28 Agosto 2014

Radosław Sikorski, l’imprenditore strategico
Radosław Sikorski è di gran lunga tra i leader europei più navigati. Laureato a Oxford, è un personaggio controcorrente, caparbio e non esita a scuotere le vecchie logiche. La sua specialità è piuttosto l’impresa strategica. E di esperienza ne ha parecchia: due anni da ministro della Difesa e sette da ministro degli Esteri.
Al fianco di Carl Bildt [vedi più avanti], è uno degli archietti intellettuali del Partenariato orientale. Sikorski ha capito che il futuro della sicurezza europea dipende dalla capacità a rilanciare le relazioni con Berlino e Parigi. Gruppo di Weimar, di Visegrad o “Intesa Cordiale”, Sikorski spinge Varsavia a pesare in tutte le situazioni con un’influenza continentale. E ora parla di una “zona euro” della difesa.

Federica Mogherini, la generazione della “fine della storia”
Federica Mogherini è praticamente agli antipodi di Sikorski. Conciliante, evita i tabù e i temi che dividono e ha un discorso superficiale. È alla testa della diplomazia italiana solo da febbraio e da inizio agosto è a capo della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato.
In un momento in cui la presenza americana in Europa è considerata essenziale, Mogherini ha affermato che “non dovremmo concentrarci troppo sui simboli”. Poco ci manca che perori la causa del matrimonio aperto, dove si può flirtare con altri. E per settembre, preferirebbe che l’ordine del giorno del vertice Nato non sia “eclissato dalla crisi in Ucraina”, come ha dichiarato a Washington nel maggio 2014.

Carl Bildt, il diplomatico digitale
Il ministro degli Esteri svedese è stato uno dei pionieri della diplomazia digitale: sin dal suo lancio, nel 2007, il suo blog è stato uno dei più seguiti in Svezia e il suo account suTwitter in inglese ha più di 250mila follower. Dal suo punto di vista la diplomazia digitale significa essere in grado di avere rapidamente il polso di ciò che accade nel mondo. Una delle sue ultime iniziative è stata il Partenariato orientale, lanciato nel maggio 2009 inisieme al suo collega polacco.
Benché si sia fatto una reputazione di filoeuropeo puro e duro, può darsi che i leader europei preferiscano evitare di nominare un protagonista carismatico che non ama i giri di parole al posto di Catherine Ashton, l’attuale Alta rappresentante, nota per la sua discrezione e per il modo in cui, durante tutto il suo mandato, ha mantenuto un basso profilo. Bildt è anche accusato di avere avuto una posizione molto troppo conciliante durante i conflitti nei Balcani, mentre altri dirigenti europei premevano per un intervento militare.

Kristalina Georgieva, una candidata di compromesso
La bulgara Kristalina Georgieva, ex dirigente della Banca mondiale, geopoliticamente neutra, viene da un paese al crocevia tra l’Europa dell’est, del Mediterraneo e dell’Oriente. Il 6 agosto, su insistenza del nuovo presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, Sofia l’ha indicata come candidata all’incarico di Alto rappresentante. Georgieva, che ricopre dal 2010 l’incarico di commissaria europea per la Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle situazioni di crisi, è stata modesta quanto efficace.
Charles Grant, del think-tank londinese Centre for European Reform, ha detto di recente che Georgieva “potrebbe aiutare l’Ue nei suoi calcoli. Non è combattiva quanto Sikorski e non si è fatta nemici”. Oltretutto, fa parte, come Bildt, del Partito popolare europeo. Fra i sostenitori della sua candidatura ci sono la Francia, il Regno Uniti, l’Estonia e il Lussemburgo. Ha lavorato per tre anni a Mosca come direttrice della Banca mondiale per la Russia e parla correntemente russo.

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Se i leader europei hanno rinviato la scelta dell’Alto rappresentante è proprio per poter raggiungere un’intesa su una personalità in grado di garantire l’equilibrio tra le famiglie politiche, che rappresenti tutti i paesi — zona euro e non — e rispettando un equilibrio ragionevole tra i sessi in seno alla Commissione.

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