Pescherecci usati anche per il traffico di migranti a Shinbivale (Puntland, Somalia). (AFP).

Chi di pirateria ferisce

I rapimenti e gli atti di pirateria al largo della Somalia hanno guadagnato l'attenzione dei media. Si parla molto meno, invece, dei pescherecci europei che saccheggiano le acque territoriali africane a scapito dei pescatori locali. Secondo Die Welt si tratta di un'altra forma di pirateria.

Pubblicato il 27 Luglio 2009 alle 16:37
Pescherecci usati anche per il traffico di migranti a Shinbivale (Puntland, Somalia). (AFP).

Non passa giorno senza il sequestro di una nave, di ostaggi e richieste di riscatto da parte dei pirati somali. Eppure la settimana scorsa una notizia ha attirato la nostra curiosità: i soldati francesi che stazionano al largo della costa somala sono dovute intervenire per proteggere una decina di battelli francesi adibiti alla pesca del tonno. Che cosa ci facevano dei battelli francesi al largo delle coste somale?

In molti paesi occidentali le quote di pesca sono diminuite, mentre il numero di battelli è rimasto inalterato. Diversi paesi, compresi quelli dell’Unione europea, hanno dunque acquistato dai paesi poveri dell’Africa le licenze di pesca in un’area che si estende anche per oltre trecento chilometri dalla costa, rivendendole ai propri pescatori. A questi si aggiungono le ultramoderne flotte russe, cinesi e giapponesi e un esercito di battelli illegali che pescano nelle acque territoriali africane a esaurimento delle riserve e senza preoccuparsi dei pescatori del luogo.

I soldi delle licenze raramente raggiungono le popolazioni locali finendo nelle tasche delle elite corrotte. In Somalia sono stati in parte incassati direttamente dai signori della guerra. Un moderno peschereccio è in grado di pescare in un giorno quanto un battello del luogo in dieci anni. Per questo le reti dei pescatori locali restano spesso vuote. Secondo l’organizzazione ecologista Germanwatch la politica della Ue può essere riassunta in questo modo: “Sovvenzione dell’aggravamento della povertà invece di lotta contro la povertà”.

I pescatori locali, che non riescono più a guadagnarsi da vivere con la loro attività, affittano le imbarcazioni ai trafficanti di uomini, che trasportano i rifugiati dall’Africa occidentale alle isole Canarie. Il saccheggio delle zone di pesca avrebbe contribuito al fenomeno della pirateria in Somalia: alcuni pescatori disoccupati hanno costretto i pescherecci illegali che dopo il crollo dello stato somalo saccheggiavano a centinaia le riserve di tonno, squali e gamberetti, a pagare loro “le spese di licenza”, ricavandone una fonte di guadagno. Ora gli europei devono fronteggiare la pirateria usando la forza militare. Ma dovrebbero prima di tutto porre fine alla pirateria delle loro flotte da pesca.

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