Alcune 4X4 Touareg vengono trasportate dalla catena di montaggioalla zona test della fabbrica Volkswagen di Bratislava.

Come non diventare la Detroit d’Europa

Come la metropoli statunitense in fallimento, la Slovacchia è economicamente dipendente dall'industria automobilistica. Se vuole sfuggire allo stesso destino, dovrà fabbricare dei prodotti ad alto valore aggiunto.

Pubblicato il 1 Agosto 2013 alle 09:56
Alcune 4X4 Touareg vengono trasportate dalla catena di montaggioalla zona test della fabbrica Volkswagen di Bratislava.

Le notizie sul fallimento di Detroit, ex capitale dell’automobile, sollevano diverse domande. Chi sarà il prossimo? Toccherà anche a noi, il più grande produttore automobilistico del mondo per abitante?
Precisiamo innanzitutto che abbiamo già vissuto uno scenario alla Detroit ai tempi in cui il nostro principale settore di esportazione era l’industria delle armi. Un settore che è crollato improvvisamente dopo il 1989, con la fine del Patto di Varsavia e del Comecon, [un patto di aiuto economico fra i diversi stati del blocco comunista].
In soli tre anni il tasso di disoccupazione è passato dallo zero al 12 per cento in alcuni centri industriali e ha raggiunto addirittura il 20 per cento nelle regioni periferiche, che non si sono ancora riprese da questa liquidazione industriale. L’economia della Slovacchia è stata salvata dalla seconda ondata industriale, con l’arrivo degli investitori stranieri, in particolare negli anni 2000.
I costruttori automobilistici e le imprese di elettronica non sono arrivati per caso. Hanno potuto approfittare della forte tradizione industriale di costruzioni meccaniche e delle conoscenze tecniche della manodopera slovacca. Di fatto i capitali esteri hanno permesso alla produzione di armi e all’industria meccanica slovacca di riconvertirsi nella produzione automobilistica ed elettronica.
Un paese piccolo per imporsi deve potersi concentrare su una gamma limitata di prodotti e al tempo stesso garantire un’alta qualità di fabbricazione.
E in effetti le nostre esportazioni dipendono da un ridotto numero di settori. I prodotti provenienti dalla fabbricazione automobilistica (compresi i pezzi di ricambio), dall’elettronica di massa e dalla costruzione meccanica rappresentano rispettivamente circa il 22, il 21 e il 10 per cento di tutte le nostre esportazioni. È solo grazie alla nostra specializzazione che siamo in grado di produrre su vasta scala beni di qualità a prezzi ragionevoli. Questo ci permette di imporci sui mercati europei e ormai anche in Russia e in Cina.
Tuttavia alcuni interrogativi ritornano in continuazione: e Detroit? E le nostre fabbriche di armi dopo il 1989? Siamo destinati a ripetere lo stesso scenario?
Per rispondere a queste domande occorre sottolineare che il settore automobilistico è un campo molto complesso, caratterizzato da una moltitudine di elementi diversi (motore, pneumatici, parabrezza, software di gestione elettronica e di navigazione e così via).
All’epoca di Henry Ford una fabbrica poteva internalizzare la produzione di una gran parte delle sue componenti. Oggi attorno alle fabbriche di assemblaggio gravita una moltitudine di fornitori, dietro i quali si trovano altri produttori esterni.
Quando vent’anni fa la Volkswagen è arrivata in Slovacchia doveva importare quasi il 90 per cento delle sue componenti. Oggi le importazioni di componenti dell’industria automobilistica slovacca rappresentano ancora il 60 per cento del costo totale del prodotto finale.
La cosa importante in questo processo è constatare la progressiva diminuzione delle importazioni, mentre il numero delle componenti e dei pezzi di ricambio prodotti in Slovacchia aumenta. Si tratta senza dubbio di un’ottima notizia per la Slovacchia, perché più saremo in grado di produrre componenti e pezzi di ricambio e meno avremo disoccupazione.
Elemento ancora più importante, i diversi settori industriali (produzione automobilistica, elettronica, siderurgica, industria della plastica e così via) formano una rete di cooperazione sempre più fitta, una sorta di intreccio sempre più denso.

La lezione di Detroit

Ma la situazione della nostra industria è tutt’altro che ottimale. E anche se possiamo rallegrarci del costante aumento del numero di fornitori dei costruttori automobilistici e dei fabbricanti di elettronica presenti in Slovacchia, bisogna dire che la maggior parte di essi sono semplici partner delle multinazionali. Per le imprese slovacche è molto difficile entrare nella rete cliente-fornitore delle multinazionali. E da noi i fornitori stranieri si limitano solo alla produzione.
Il design, i servizi finanziari, la ricerca e lo sviluppo, settori preziosi e molti redditizi, non sono esternalizzati. Purtroppo in questo settore non abbiamo molto da offrire. Questa sarà la nostra principale sfida nei prossimi dieci anni, perché chi prevede che un giorno gli impianti automobilistici e le fabbriche di televisori andranno via ha in parte ragione, in particolare per le attività “economicamente primarie” come le semplici lavorazioni o l’assemblaggio, tutti processi a basso valore aggiunto.
In quanto a buon mercato oggi rimaniamo competitivi, ma i romeni e gli ucraini lo sono ancora di più e un giorno ci sostituiranno in questo tipo di attività. Dobbiamo quindi sforzarci di riuscire a creare una produzione di componenti automobilistiche e di televisori con un valore aggiunto più alto. Questo vorrà dire che il destino di Detroit e la nostra storia ci saranno serviti da monito e che avremo fatto tesoro di questa esperienza.

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