Di recente Nordisk, un forum in rete popolato da estremisti nordici di cui Anders Breivik era stato membro, era popolato da circa 22mila utenti. Tra tutti gli estremisti scandinavi, i norvegesi di solito sono i meno numerosi. Ciononostante, un rapporto pubblicato nel mese di febbraio dalla polizia norvegese sottolineava come questi stessero stringendo legami sempre più stretti con i "colleghi" svedesi e con i movimenti di estrema destra in Russia, soprattutto i neonazisti di San Pietroburgo.

Gli estremisti nordici non hanno una base comune, ma secondo l'Europol hanno intensificato via via i contatti. I rappresentanti dei diversi gruppi stringono amicizia su internet. Poi approfondiscono la conoscenza in varie occasioni, come i concerti musicali di gruppi fedeli al "white power" che diffondono la filosofia della supremazia della razza bianca.

“È il fondamentalismo del ventunesimo secolo, in guerra contro l'odiata modernità e in difesa di un'identità fondata sulla croce cristiana, il legame rappresentato dal sangue germanico, il culto del dio scandinavo della guerra Odino e le saghe eroiche del Nibelunghi", spiega Ugo Maria Tassinari, un esperto italiano di estremismo di destra.

Non solo skinhead con i tatuaggi

In Europa, la combinazione tra xenofobia razzista e tematiche religiose è una peculiarità degli scandinavi, che sono però riusciti a esportare il proprio modello di estremismo anche in altri paesi come l'Italia, dove il movimento nordico ha inspirato il gruppo ultraconservatore della Militia Christi.

Secondo le ultime stime, gli estremisti di destra in Norvegia sono soltanto 2mila. In un'epoca precedente a internet, non avrebbero avuto modo di comunicare, sparpagliati come sono in tutto il paese, e avrebbero avuto difficoltà a organizzare incontri e manifestazioni per alimentare il loro fanatismo. Oggi il web permette invece anche a "un ragazzo proveniente da una famiglia perfettamente normale" di vivere una vita apparentemente tranquilla e partecipare allo stesso tempo alla creazione di una "internazionale estremista" dietro la tastiera di un computer. Per parlare, condividere letture, scambiare informazioni sui nemici della nazione e adescare nuovi adepti.

Anche in Germania, oggi l'estrema destra ha sempre meno la faccia del brutto ceffo dalla testa rasata, coperto di tatuaggi e sempre più quella del ragazzo educato della porta accanto che vive la sua vera vita soltanto quando è collegato a internet. Lo stesso fenomeno si è verificato negli ultimi dieci anni con Al Qaeda e i suoi sostenitori.

La paura "degli altri"

In Norvegia, tuttavia, l’estremismo non è nato con le comunità online. A metà degli anni novanta un certo Alfred Olsen, individuo dalla dubbia stabilità mentale, organizzava "conferenze antisioniste" e voleva creare il “Movimento popolare di resistenza – Alternativa cristiana” per combattere il "marxismo capitalista, il "marxismo liberale" e le “spie” del governo norvegese. Il musicista black metal Varg Vikernes “Burzum” seminava odio nel paese usando un linguaggio neopagano o addirittura satanico, attirando orde di sostenitori.

Alla fine Vikernes è stato arrestato, accusato di aver dato alle fiamme alcune chiese e di aver ucciso un altro musicista. In galera ha però scritto un manifesto chiamato Vargsmål, o "Storia del lupo": un elogio della lealtà, del coraggio, della saggezza, della salute fisica e della potenza nordica. Il testo circola ancora oggi sui forum degli estremisti e ha contribuito al radicamento di una peculiare accozzaglia simbolica: la croce, la svastica e il dio Odino sono ormai venerati dai sostenitori dell'ideologia dell'estrema destra.

I loro nemici sono gli "altri”, ovvero gli individui diversi dal punto di vista razziale, nazionale o religioso (musulmani ed ebrei). Ma gli "altri" sono anche coloro che "insozzano" lo spirito primordiale delle nazioni: banchieri, dirigenti delle multinazionali, globalisti e anche quei governi che non comprendono i pericoli del mondo di oggi o addirittura sostengono i "diversi". Gli estremisti hanno un obiettivo preciso: vogliono una crociata e una rivoluzione antiglobalista. (Traduzione di Andrea Sparacino)