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"Eternit, condanna storica", titola La Stampa: il tribunale di Torino ha riconosciuto colpevoli di disastro ambientale doloso i proprietari della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, condannandoli a 16 anni di reclusione e a un risarcimento da 200 milioni di euro. I due erano accusati di non aver rispettato le misure di sicurezza nel loro stabilimento di Casale Monferrato, che dagli anni sessanta produceva pannelli per l'edilizia utilizzando fibre di amianto (proibite in Europa dal 1986), provocando tra gli operai e gli abitanti della cittadina circa tremila casi di asbestosi e mesotelioma, una forma di cancro polmonare incurabile. Le vittime finora accertate sono 1.830. Si conclude così il primo processo penale al mondo per i danni dell'amianto.

Secondo l’editoriale del quotidiano torinese, le condanne

sono il riconoscimento di una delle più coraggiose e tenaci battaglie per la verità e la giustizia portate avanti in Italia. Una battaglia grazie alla quale si è dimostrato che per anni si è continuato a produrre nonostante fossero chiari i rischi per la vita di un’intera comunità. Ora nessuno potrà più nascondersi dietro l’ignoranza o la manipolazione.

[Ma la sentenza] non chiude una storia e non può nemmeno archiviare una strage consegnandola finalmente alla memoria: perché la strage continua. Oggi i nuovi casi di mesotelioma sono almeno 50 l’anno, il doppio rispetto a dieci anni fa.