“Una recessione di tre anni comincia in Russia”, titola così Nezavisimaja Gazeta, aggiungendo che il paese “ha di fronte tempi più duri di quello che pensa il governo”. Secondo il quotidiano di Mosca, alcuni analisti della principale banca pubblica del paese

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ritengono che le previsioni ufficiali per i tre prossimi anni sono lontane dalla realtà : […] il paese sta sprofondando in una recessione che potrebbe durare almeno tre anni. Non ci sarà nessuna ripresa tra il 2015 e il 2017. […] Il Pil calerà dell’1,3 per cento nel 2015, dell’1 per cento nel 2016 e dello 0,5 nel 2017. La ripresa dovrà aspettare il 2018, con una crescita dello 0,3 per cento. […] Dovremo scordarci un aumento degli investimenti nei tre prossimi anni: la produzione industriale calerà dell’1,8 per cento nel 2015, dell’1 per cento nel 2016 e sarà zero nel 2017.

Le previsioni del governo per la sua economia “largamente basata sul petrolio” — una media del 2,1 per cento l’anno per i tre prossimi anni — era fondata su un prezzo medio del barile di petrolio di 110 dollari all’inizio del 2014 scrive The Economist. Ora che il prezzo del barile è sceso sotto gli 80 dollari al barile, il settimanale britannico ritiene che “la Russia stia soffrendo”:

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Quando le economie sono su una strada non sostenibile la finanza internazionale agisce spesso come il tasto “fast forward”, spingendo il paese sull’orlo del baratro più velocemente di quanto pensino politici e investitori. […] Oltre i due terzi delle esportazioni sono formate dall’energia. Il rublo è calato del 23 per cento in tre mesi. Le sanzioni occidentali hanno anche provocato dei danni, poiché i banchieri hanno applicato le loro sanzioni agli accoliti di Putin, ma anche a una parte molto più grande del mondo degli affari russo. Più in generale anni di cleptocrazia hanno avuto un effetto devastante in Russia. L’essenziale della ricchezza del paese è stata divisa tra gli amici di Putin. […] Se l’economia russa sembra sul punto di collassare ci saranno inevitabilmente degli appelli agli occidentali affinché riducano le sanzioni. Questa settimana Putin ha fatto notare che 300mila posti di lavoro in Germania dipendono dagli scambi con il suo paese. Ma Angela Merkel ha fatto bene a non bronciare. Putin deve capire che le azioni hanno conseguenze. Invadi un paese e il mondo ti di rivolterà contro. E per l’economia è lo stesso. Se Putin avesse trascorso più tempo a rafforzare l’economia che ad arricchire i suoi amici non si ritroverebbe a essere così vulnerabile ora.