Conto alla rovescia

Tra un anno la Repubblica di Cipro assumerà la presidenza dell’Ue. D’ora in poi la parte turca dell’isola e Ankara punteranno con tutte le loro forze al riconoscimento della zona nord da parte della comunità internazionale. Altrimenti interromperanno ogni negoziato con l’Europa.

Pubblicato il 27 Luglio 2011 alle 15:29
Due caschi blu dell'Onu a Nicosia lungo la linea verde che separa la parte greco-cipriota da quella turco-cipriota della capitale

Álvaro de Soto, ex inviato speciale dell’Onu per la questione cipriota, ha paragonato quest’isola a una cassaforte a quattro serrature: per aprirla servono quattro chiavi, da utilizzare simultaneamente. Il problema di Cipro (dove dal 1974 è in corso il più antico conflitto europeo) si avvicina a grandi passi al momento della verità. Grecia, Turchia e Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn) hanno convenuto che i negoziati per la riunificazione debbano approdare a un risultato tangibile prima di ottobre.

Restano infatti da dirimere le posizioni della Repubblica di Cipro e gli interessi dell’Unione Europea. I turco-ciprioti sono tuttavia convinti che l’Ue sfrutti la questione della riunificazione di Cipro come pretesto per fermare i negoziati dell’ingresso della Turchia nell’Unione.

Da qualche tempo Ankara mostra un atteggiamento più intransigente. Il ministro degli affari esteri Ahmet Davutoğlu e il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan hanno minacciato di boicottare l’Ue se ad assumere la presidenza dell’Unione nel prossimo luglio 2012 dovesse essere un’isola di Cipro ancora divisa in due. La Turchia non può ammettere che il problema cipriota continui a costituire un ostacolo ai suoi negoziati con l’Ue. “Non c’è alcuna ragione né giustificazione etnica per escludere il nord”, ha minacciato Davutoğlu.

Il conflitto cipriota è forse complicato quanto quello israelo-palestinese. Da 37 anni le due parti dell’isola sono ben circoscritte, sorvegliate dall’esercito turco e da quello greco. Tra di loro vi sono i soldati dell’Onu, oltre a due basi sovrane britanniche. Sebbene né la Grecia né la Turchia si oppongano più alla riunificazione e l’Onu abbia minacciato di ritirare il suo contingente – le cui spese superano i 40 milioni di euro l’anno –, i negoziati sono impantanati.

Nel 2004, quando l’isola avrebbe potuto entrare unita nell’Ue, i greco-ciprioti hanno bocciato il referendum sulla riunificazione. Malgrado le promesse dell’Unione, la parte turca è tuttora sottoposta a embargo e nessun aereo può atterrarvi, se dalla Turchia. L’economia di questa parte dell’isola è sorretta in tutto e per tutto da Ankara, con sovvenzioni pari a 290 milioni di euro l’anno.

I giovani non sono nostalgici

Le due parti di Cipro non sono riuscite ad accordarsi sul tipo di governo (la formula proposta dall’Onu era quella di uno stato con duplice amministrazione e un unico governo federale), né sulla divisione territoriale, né sulla questione della restituzione dei beni degli sfollati dopo l’intervento del 1974. Qualsiasi accordo dovrà essere confermato tramite referendum approvato da entrambe le parti. Inoltre i greco-ciprioti paiono essere sempre meno disposti ad approvare la riunificazione: nella parte greca di Cipro, infatti, vi sono moltissimi giovani immemori e privi di nostalgia per ciò che è andato perduto nella spartizione dell’isola.

E così il tempo rema contro la riunificazione. Dopo l’intervento militare turco del 1974 (destinato a impedire alla giunta militare greca di annettere Cipro), e dopo i massacri perpetrati dai due contendenti, l’isola venne divisa in due, con un muro che si eleva al centro della capitale Nicosia (in turco Lefkoşa). Successivamente, secondo una risoluzione delle Nazioni Unite, ebbe luogo uno scambio di popolazioni: i turco-ciprioti che vivevano a sud furono costretti ad abbandonare le loro case e trasferirsi al nord, mentre ai greco-ciprioti che vivevano a nord toccò lasciare tutto e spostarsi nella zona meridionale dell’isola. Uno dei maggiori problemi irrisolti sul tavolo delle trattative che impedisce l’iter della riunificazione è proprio quello delle proprietà degli sfollati, all’epoca abbandonate con la forza.

Esiste un piano B? Molto probabilmente il riconoscimento della parte turca da parte delle Nazioni Unite. “Noi vogliamo essere riconosciuti dalla comunità internazionale. Se i greco-ciprioti persisteranno nella loro intransigenza, daremo il via ad altre iniziative”, afferma Hüseyin Özgürgün, ministro per gli affari esteri della Rtcn, che ammette di aver già inviato suoi emissari in Svezia, Norvegia e a Bruxelles.

La riunificazione dell’isola sotto forma di uno stato federale è per Cipro la soluzione migliore, ha dichiarato invece a Adevărul il ministro degli esteri della Repubblica di Cipro, Markos Kyprianou. “Il commercio diretto con il nord è illegale, in quanto rappresenterebbe una violazione del diritto comunitario. L’Ue non può prendere decisioni sulle questioni nazionali cipriote senza il consenso di entrambe le parti. Non credo che i paesi membri desiderino creare questo precedente nell’area comunitaria”. (traduzione di Anna Bissanti)

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