Opinione Biodiversità

I diritti degli ecosistemi acquatici vanno difesi e protetti

Di fronte al forte degrado degli ecosistemi acquatici in Europa, l'Alleanza globale per i diritti della natura (GARN) invita l'Unione europea e gli Stati membri a impegnarsi per il riconoscimento dei diritti degli ecosistemi acquatici e il rafforzamento dei diritti dei cittadini e delle cittadine ad intraprendere azioni legali per difendere la natura.

Pubblicato il 30 Luglio 2020 alle 07:30

Ghiacciai, laghi, fiumi e oceani… il ciclo dell’acqua è anche quello della vita. È grazie alla salute degli ecosistemi acquatici che i popoli europei hanno potuto vivere, prosperare, viaggiare e unirsi. Che si tratte delle Alpi o del corso del Danubio, delle rive del lago di Ginevra o del Mediterraneo, una parte importante della nostra identità e della nostra cultura è legata al nostro attaccamento a queste entità naturali.

Eppure lo stato degli ecosistemi acquatici in Europa è inquietante. Cambiamento climatico, inquinamento, dighe, sovrasfruttamento dell’acqua... L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha reso pubblico  un bilancio preoccupante della qualità delle acque nell’Unione europea (Ue). Secondo l’ultimo rapporto, pubblicato nel luglio 2018, solo il 40% delle acque superficiali sono in un “buon stato ecologico”. Le attività umane, al di fuori delle leggi naturali, stanno superando i limiti biologici del nostro pianeta. La pressione umana sui cicli naturali della vita rappresenta quindi una grave minaccia per la protezione degli ecosistemi acquatici.

In tutto il mondo sono in atto rivoluzioni giuridiche per trovare soluzioni sistemiche al degrado dell’ambiente naturale, grazie all’elaborazione di nuove norme di diritto a tutela del legame che ci unisce all’ecosistema nel quale viviamo vita. Queste rivoluzioni hanno un obiettivo comune: il riconoscimento dei diritti della natura, e in particolare di quelli degli ecosistemi acquatici.

In Nuova Zelanda, nel 2017, il Parlamento ha riconosciuto la personalità giuridica del fiume Whanganui che ora ha due guardiani, uno nominato dalla comunità Maori e uno dal governo. In Colombia, la Corte suprema di giustizia, con una decisione storica del 2018, ha riconosciuto il diritto del fiume Atrato di essere protetto dalle devastazioni causate dall’estrazione mineraria. Il tribunale ha quindi ordinato la creazione di una commissione di guardiani provenienti dalle comunità locali per lavorare con lo Stato allo sviluppo di una politica di restauro e di salvaguardia di questo ecosistema. Questi sono solo due esempi emblematici tra gli altri.

Il polo europeo dell’Alleanza globale per i diritti della natura, denominato GARN Europe, che riunisce organizzazioni e personalità impegnate nella difesa e nella protezione degli ecosistemi acquatici, intende avanzare nuove proposte per una profonda riforma dei nostri strumenti giuridici per una migliore protezione del ciclo dell’acqua. GARN Europe e i suoi membri sono determinati a fornire una soluzione basata su un insieme di regole che riconoscano e proteggano, per il loro valore intrinseco, le entità naturali e gli ecosistemi come membri interdipendenti della comunità indivisibile della quale facciamo parte.

Consapevoli che le nostre azioni hanno conseguenze non solo per gli ecosistemi, ma anche per il nostro futuro e quello delle generazioni future, agiamo insieme per dotarci di un nuovo quadro giuridico comune in sintonia con l’equilibrio dell’ambiente naturale. Questa convergenza europea è l’espressione di un movimento storico a favore dell’adeguamento delle norme giuridiche di fronte alla distruzione delle condizioni di vita sulla Terra.

GARN Europe chiede all’Unione europea e agli Stati membri di impegnarsi per il riconoscimento dei diritti degli ecosistemi acquatici e il rafforzamento dei diritti dei cittadini e delle cittadine ad intraprendere azioni legali per difendere la natura. GARN Europe chiede anche l’inclusione di limiti planetari come norma vincolante nei principi guida del diritto europeo. Per completare questo meccanismo, GARN Europe suggerisce la creazione di un organo europeo in grado di monitorare e garantire la protezione degli equilibri biologici del nostro territorio comune. Infine, GARN Europe chiede il riconoscimento del reato di ecocidio per rafforzare la direttiva 2004/35/CE relativa alla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.

Maggiori informazioni sulla campagna del GARN.

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