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Contro la retorica dell’estrema destra, puntiamo all’Europa sociale 

L’estrema destra in tutta Europa ha approfittato dell'insicurezza economica generata dalla globalizzazione e dal libero scambio per imporre la sua narrazione. I progressi per i lavoratori e le lavoratrici europei, iscritti in alcune Direttive Ue, sono un possibile punto di svolta? L’analisi della sociologa francese Dominique Méda.

Pubblicato il 23 Maggio 2024

Perché l'estrema destra prende sempre più spazio o arriva il potere un po’ ovunque in Europa? Un articolo dell'economista turco Dani Rodrik fornisce una sintesi della letteratura socio-economica sul tema. Secondo Rodrik, la globalizzazione, il libero scambio, la  liberalizzazione dei capitali e i processi di automazione, sono responsabili della crescita politica dell’estrema destra, perché hanno condotto o contribuito ad aumentare l’insicurezza economica di alcune frange della popolazione.

La deindustrializzazione, la delocalizzazione e la distorsione ulteriore della divisione capitale-lavoro sono fenomeni che sono avvenuti a svantaggio soprattutto di alcune popolazioni. La logica vorrebbe che in una situazione di questo tipo sia proprio la sinistra a giocare un ruolo “vincente”. Invece, al contrario, è l’estrema destra che ha tratto vantaggio da questa situazione, mobilitando il divario etnico e culturale tra le popolazioni e costruendo una narrazione in cui gli stranieri o le minoranze sono i “colpevoli”. 

Inoltre, la crisi migratoria europea del 2015 ha dato a questo discorso un “corpo”, penetrando nella sfera pubblica di diversi paesi  europei. 

La conclusione di Rodrik è che la grande sfida che la politica deve affrontare oggi è quella di rompere con una globalizzazione concepita per le esigenze del capitale per ottenere un riequilibrio a favore del lavoro. 

In Francia, così come in altri paesi Ue, non è questa la strada che è stata scelta: il “dibattito” sull’immigrazione satura la scena pubblica, per la gioia dei leader dell'estrema destra, mentre diverse misure tendono a paggiorare il welfare.

In questo contesto, la svolta sociale sembra venire dalla Commissione e dal Parlamento Ue, con gli stati membri che frenano questa ondata. Alcune Direttive europee, invece, rappresentano un reale progresso per i lavoratori e le lavoratrici in Europa. 

L'11 marzo 2024, i Ministri del lavoro dell'Ue hanno finalmente approvato un accordo sulla Direttiva sul lavoro nelle cosidette delle piattaforme digitali che elenca i criteri per distinguere i “veri” lavoratori autonomi da quelli che, invece, dovrebbero essere riconosciuti come dipendenti (circa 5,5 milioni di persone secondo la Commissione). Il testo dovrebbe consentire di porre fine al dumping sociale praticato dalle numerose piattaforme che eludono gli obblighi del diritto del lavoro e fanno perdere al Welfare centinaia di milioni di euro di contributi. La Francia ha votato contro e la Germania si è astenuta.  

Il 24 aprile, inoltre, il Parlamento europeo ha approvato la nuova Direttiva sul “Dovere di diligenza” (Due diligence) per motivi di sostenibilità aziendale. Queste nuove regole impongono alle aziende di rispettare i diritti umani e l'impatto ambientale a lungo termine delle loro catene di approvvigionamento. Nel 2015, nel loro libro Prendre la responsabilité au sérieux ("Prendere sul serio la responsabilità", PUF), i giuristi Alain Supiot e Mireille Delmas-Marty denunciano il modo in cui la libera circolazione dei capitali e delle merci ha permesso alle imprese transnazionali di emanciparsi dalle responsabilità sociali e ambientali che prima gravavano su di loro attraverso le leggi nazionali: “Le leggi nazionali sono diventate concorrenti in un vasto mercato di diritti e partecipano a una corsa al ribasso in termini di standard sociali e ambientali", scrivono.

Questo incoraggia il fenomeno noto come “forum shopping”, che porta le imprese transnazionali a scegliere di portare le loro dispute legali e i loro interessi in paesi con una legislazione meno restrittiva. La Direttiva esclude il settore finanziario dal suo campo di applicazione, sempre con il sostegno della Francia. 

Il 16 dicembre è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il testo definitivo della Direttiva Corporate Sustainability Reporting (Rendicontazione della sostenibilità delle imprese), così come il Regolamento sull'intelligenza artificiale adottato dal Parlamento e dal Consiglio l'8 dicembre scorso, che include una serie di disposizioni per contribuire a migliorare le condizioni di lavoro.

Un ultimo passo avanti è degno di nota. Certo, si tratta di una risoluzione non vincolante del Parlamento europeo, ma indica una direzione innovativa. Il 23 novembre 2023, gli eurodeputati hanno adottato una risoluzione sulla creazione di posti di lavoro, la giusta transizione e gli investimenti d'impatto. Il testo invita l'Ue a varare una politica industriale ambiziosa, a sostenere la reindustrializzazione delle regioni e a investire in una transizione ecologica che creerà posti di lavoro di qualità: “1,4 milioni di posti di lavoro a bassa o media qualificazione e 450mila posti di lavoro ad alta qualificazione saranno creati come risultato di maggiori investimenti nella ristrutturazione degli edifici e nella riduzione del consumo energetico di combustibili fossili per il riscaldamento”.  

La risoluzione invita la Commissione a proporre un quadro europeo sulle temperature massime di lavoro, chiede l'adozione di piani di transizione equi da negoziare tra le parti sociali a livello settoriale e aziendale, e chiede un quadro chiaro e armonizzato sugli investimenti d'impatto per valutare il modo in cui le imprese gestiscono le loro responsabilità sociali. 

Confermare la svolta sociale dell'Unione europea – e quindi eleggere coloro che si impegnano a promuoverla – è senza dubbio il modo migliore per rendere meno attraente la retorica dell'estrema destra. 

Questo articolo, pubblicato su Le Monde il 30 dicembre, è stato aggiornato.

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