Dati alla mano Salute mentale e accesso alle cure

Ansia e depressione in Europa: paghi o aspetti

Depressione e ansia si possono curare nel sistema sanitario nazionale? In tanti paesi europei il servizio pubblico è purtroppo inadeguato, se non addirittura inesistente. Lunghe liste di attesa, ticket o risorse limitate spingono i pazienti verso il privato. Ma in quanti se lo possono permettere?

Pubblicato il 9 Marzo 2021 alle 09:00

“La salute mentale è come il dentista. Nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea, tutto quello che ha a che fare con un problema fisico è oggetto della sanità pubblica, spesso però  per andare dal dentista bisogna pagare un extra: lo stesso vale per la cura della salute mentale”, dice Marcin Rodzinka, portavoce di Mental Health Europe.

Depressione e ansia sono le patologie legate alla salute mentale più comuni diagnosticate nell’Unione europea. A quattro persone su cento è stata diagnosticata depressione, a cinque su cento ansia. Queste patologie non dovrebbero essere sottovalutate, come che invece  accade, dice Javier Prado, portavoce dell’Associazione Nazionale spagnola degli Psicologi Clinici e Specializzati (ANPIR): “Se non sono curate in tempo e nel modo giusto, finiscono per generare una disabilità molto significativa”.

Eppure, i sistemi sanitari pubblici nazionali non sempre includono il trattamento di questi problemi, nonostante il fatto che in alcuni paesi dell’Ue, come Portogallo, Paesi Bassi o Irlanda, l’ansia superi i sette casi ogni cento persone. La Grecia è il paese con la più alta incidenza di depressione, seguita da Spagna e Portogallo. Nel Zapico, presidente della Spain Mental Health Confederation, così spiega l’importanza di questi tassi così altri, specialmente il numero di persone affette da depressione: “È un flagello, perché spesso porta con sé conseguenze drammatiche e può avere delle correlazioni con il suicidio”

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Tuttavia, questi dati sono incompleti. Non tutte le persone che hanno bisogno di un trattamento per l’ansia o la depressione lo ricevono o vengono diagnosticate. Questo divario nel trattamento può essere dovuto a diversi fattori ed è maggiore nell’Europa orientale.

“Nel caso della Polonia, i dati mostrano un numero molto limitato di persone con problemi di salute mentale, ma questo è dovuto al fatto che la maggioranza non viene visitata e, di conseguenza, non viene diagnosticata. Non è che non ci siano persone con problemi di salute mentale, ma il pregiudizio impedisce l’accesso al trattamento”, dice Rodzinka. In Polonia e in Romania è registrata la più bassa incidenza di ansia e depressione in tutta Europa.

“Il pregiudizio è legato all’idea che i problemi di salute mentale sono legati alla psichiatria, l’idea di un pazzo che sente le voci ma, in realtà, confonde e nasconde i problemi più comuni”, dice Prado. Il pregiudizio è il principale ostacolo da superare, per curare le persone con disturbi mentali, secondo uno studio del 2013 finanziato dalla Commissione europea.

“Ci si vergogna molto, si ha paura all’idea di andare da uno psichiatra. Nessuno ne parla apertamente in Romania, quindi nessuno sa cosa aspettarsi da una seduta dallo psichiatra. Penso che la maggior parte delle persone abbia un’immagine mentale negativa perché nessuno vuole essere etichettato come pazzo. Tuttavia, credo che l’idea di andare in terapia sia sempre più accettata in questo paese”, dice “Maria”, che segue una terapia in Romania e che preferisce non rivelare il suo vero nome.

Eppure, anche quando le persone superano i pregiudizi, altri ostacoli possono impedire loro di ricevere il trattamento gratuitamente e nel più breve tempo possibile. Questi possono impedire alle persone con comuni, ma gravi, problemi di salute mentale di accedere a diagnosi e trattamenti adeguati. Un alto numero di persone con sintomi depressivi non cerca un trattamento perché crede che il trattamento non aiuterà, che non ci sia soluzione o che i loro sintomi siano normali dopo un evento traumatico della vita.

Altri consultano un medico per sintomi fisici come l’insonnia o la stanchezza e assumono farmaci per questi disturbi, ma non un trattamento psicologico sufficiente per individuare l’origine del problema, secondo un rapporto del 2017 finanziato dalla Commissione europea. Inoltre, secondo un’analisi europea del 2016 :“I dati mostrano che l’accesso alle cure di salute mentale può essere insoddisfacente anche nei paesi ad alto reddito con copertura sanitaria universale e sistemi di assistenza comunitaria ben sviluppati”.

Tuttavia, nessuna di queste cifre rispecchia il totale delle persone che soffrono di disturbi di salute mentale ma mancano di diagnosi. Allo stesso modo, mentre la maggior parte dei sistemi sanitari pubblici dei paesi europei sostiene di fornire accesso al trattamento della salute mentale, molti non riescono a raggiungere gli utenti nella pratica.

“Ad essere onesti, non so nemmeno se la sanità pubblica si occupi di psicoterapia in Romania. Sono andata direttamente da un privato raccomandatomi un amico”, dice Maria. Non tutti i paesi dell’Unione europea garantiscono l’accesso a uno psicologo all’interno del sistema sanitario nazionale. Bulgaria e Lettonia si occupano solo di psichiatria, per esempio. Nemmeno la Francia include gli psicologi nel suo sistema sanitario, anche se nel 2018 ha iniziato un programma pilota in alcune regioni. Il Lussemburgo sta ora negoziando l’ingresso degli psicologi nel sistema sanitario.

Anche i paesi che sulla carta si occupano dell’accesso agli psicologi pubblici hanno delle lacune. Ad esempio, nei paesi in cui l’assistenza sanitaria opera attraverso le società di mutua assicurazione, ci sono gruppi di persone non assicurate che quindi non hanno accesso a nessun tipo di copertura sanitaria. In Estonia molte persone sono prive, almeno parzialmente, di assicurazione sanitaria. Sia in Romania che in Slovenia, la maggior parte delle popolazioni rom o chi non ha fissa dimora,  tra gli altri, non dispone di un’assicurazione sanitaria e, di conseguenza, nemmeno dell’assistenza sanitaria mentale, secondo uno studio del 2020 sulle politiche sanitarie.

“I servizi di salute mentale devono essere agili, accessibili e veloci. Quando una persona cerca aiuto perché è malata, ha bisogno di una risposta il più rapidamente possibile”.

Marta Poll, psicologa

In altri casi, le compagnie di assicurazione danno la priorità ai problemi minori e più facili da trattare rispetto ai disturbi più gravi, come nei Paesi Bassi. Indipendentemente dal modello di assistenza sanitaria, gli ostacoli si ripetono in ogni paese dell’Ue che dispone di copertura psicologica pubblica. “Ci sono tre problemi principali: i pregiudizi, i tempi di attesa e in alcuni paesi le tariffe”, dice Rodzinka. La maggior parte dei paesi europei che permettono un accesso alla psicologia finanziato pubblicamente, limitano anche il numero di consultazioni e hanno risorse umane e finanziarie insufficienti.

Una soluzione che arriva tardi

“I servizi di salute mentale devono essere agili, accessibili e veloci. Quando una persona cerca aiuto perché è malata, ha bisogno di una risposta il più rapidamente possibile”, dice Marta Poll, psicologa e direttrice della Federazione catalana di Salute Mentale. Le lunghe liste d’attesa per la terapia continuano ad essere uno dei problemi principali nei paesi in cui sono disponibili psicologi finanziati dallo stato. In almeno sette paesi dell’Ue, i pazienti devono aspettare più di un mese per un appuntamento con uno psicologo.

“Quando una persona si trova in uno stato di bisogno o a volte in uno stato di emergenza, ci deve essere un modo per darle una risposta rapida perché alcuni casi, come la depressione, possono sfociare in suicidio. E in altri casi, i problemi prevenibili possono diventare cronici”, dice il presidente della Confederazione spagnola di salute mentale.

Una soluzione può essere quella di imporre dei massimali di attesa, come accade, per esempio, nel Regno Unito e in Germania. In Germania, se il tempo di attesa supera un limite, le persone possono ottenere rimborsi per il trattamento da uno psicologo privato. Ma ogni legge ha una scappatoia: da un’inchiesta della BBC è emerso che il Regno Unito applicava i rimborsi solo al primo appuntamento con lo specialista. I tempi di attesa superavano il limite per gli appuntamenti successivi.

In Italia, il  Friuli-Venezia Giulia, al contrario, ha optato per un sistema a porte aperte, dove chiunque può accedere direttamente alle cure senza appuntamento, secondo Roberto Mezzina, psichiatra ed ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.

In almeno nove paesi dell’Ue, le persone devono pagare spese aggiuntive per essere assistiti da uno psicologo nel sistema sanitario pubblico. Il prezzo varia tra i paesi e anche tra le regioni, ad esempio in Italia. Tutto ciò può essere uno dei maggiori ostacoli all'accesso alle cure. Inoltre, alcuni paesi limitano il numero di sedute. Per esempio, il Ministero della Salute slovacco dice che “il numero di sedute, il numero insufficiente di psicologi o psicoterapeuti” sono alcuni dei problemi del paese, anche se non gli unici.

La psicologia non è un ramo prioritario all’interno dei sistemi sanitari pubblici europei, né in risorse né in personale, così come il campo correlato della psichiatria.

“Ci sono ottimi professionisti, il problema è la precarietà del sistema”, dice Montse Aguilera, membro di un’associazione per i diritti delle persone che, come lei, hanno un problema di salute mentale. Paesi come Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Croazia hanno meno di 20 psicologi su 100mila persone, raccomandati nel 2012 da psicologi che scrivono su The Irish Psychologist. Svezia e Danimarca, al contrario, hanno più di 50 psicologi per 100mila persone. Anche se i rapporti in questi paesi sono molto più alti della media europea, alcuni esperti dicono che questo numero è ancora troppo basso.

Puoi curarti, se puoi permettertelo

“È difficile confrontare le situazioni tra i paesi, ma sappiamo quali sono i limiti e le barriere. Ce ne sono molti, ma il più ovvio è il fatto che in molti paesi la salute mentale non è coperta dalla Sanità pubblica o dall’assicurazione sanitaria, quindi bisogna pagare di tasca propria”, dice Rodzinka. In Romania, un lavoratore con il salario minimo dovrebbe lavorare, in media, quasi quattro giorni per pagare una singola seduta con uno terapeuta privato.

In Slovacchia, Estonia e Croazia ci vogliono più di due giorni. All’altro estremo c’è la Francia, dove anche se il sistema sanitario pubblico non copre i trattamenti psicologici, una consultazione privata costa meno di un giorno di lavoro. “Il settore privato aiuta molto a colmare il divario, ma non è accessibile a tutti. Può essere utile per le persone con un reddito elevato, quelle che hanno un lavoro o per le persone consapevoli di avere un problema psicologico, hanno bisogno di aiuto e possono pagarlo”, continua Rodzinka, ma non aiuta i più bisognosi.

I dati paese per paese

Scopri le differenze di accesso alla salute mentale in Europa e le fonti analizzate.


Metodologia

Ángela Bernardo, responsabile della sezione Scienza di Civio e coordinatrice dell'inchiesta, racconta i retroscena e la metodologia.

Questo è il risultato di un’indagine iniziata a maggio 2019 e durata diversi mesi. Aspasia Daskalopoulou e Monica Georgescu hanno contribuito alle ricerche.

Abbiamo iniziato l’indagine immergendoci nell’argomento: abbiamo intervistato esperti e letto rapporti, documenti e ricerche precedenti sul tema. Abbiamo scoperto che non c’erano dati sulla realtà dell’accesso alla salute mentale e che i dati ufficiali non rispecchiavano pienamente il problema, restavano solamente in superficie. : erano superficiali.

Così, abbiamo deciso di creare la nostra banca dati da zero. Abbiamo inviato un questionario sull’accesso al trattamento psicologico nei sistemi sanitari nazionali di tutti i paesi dell’Unione europea (compreso il Regno Unito, dato che la ricerca è stata effettuata prima della Brexit). Abbiamo inviato i questionari alle organizzazioni professionali di psichiatri e psicologi in tutti i paesi dell’Ue, a varie organizzazioni per la salute mentale senza scopo di lucro, a esperti di salute mentale e a giornalisti dell’European Data Journalism Network (EDJnet). Li abbiamo inviati anche agli uffici stampa di tutti i ministeri della salute dell’Ue, ad eccezione della Spagna, dove abbiamo richiesto delle informazioni pubbliche.

Per creare la nostra banca dati e renderla la più aggiornata e rigorosa possibile, abbiamo anche chiesto a tutti i ministeri della salute dell’Ue i dati più recenti sul numero di psicologi pro capite nei sistemi sanitari nazionali. Infine, abbiamo chiesto alle organizzazioni nazionali di professionisti di psicologia di fornirci una stima delle fasce di prezzo negli studi privati dei rispettivi paesi.

In parallelo, abbiamo consultato numerosi rapporti ufficiali e fonti statistiche tra cui l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Commissione europea, l’istituto di ricerca Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), l’Eurofound. L’obiettivo quello di era verificare le informazioni che avevamo e raccogliere nuovi dati al fine di contestualizzare o spiegare la sussistenza delle barriere all’accesso.

Una volta ottenuta una prima bozza della banca dati, perfezionata nel corso di diverse revisioni da parte dei membri del nostro team e cresciuta durante la fase di comunicazione, abbiamo intervistato esperti di salute mentale, psichiatri, psicologi, attivisti, persone affette da problematiche di salute mentale e i loro familiari, per raccogliere testimonianze in prima persona. Nelle stime dei ticket e dei prezzi delle consultazioni private, abbiamo usato i salari minimi dell’ultimo semestre del 2020, secondo i dati dell’Eurostat, tranne nel caso di Austria, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia, dove abbiamo usato estrapolazioni basate su accordi di contrattazione collettiva da un rapporto di Eurofound, dato che non esiste un salario minimo fisso generale. Inoltre, poiché non esiste un limite massimo di ore lavorative annuali, abbiamo calcolato questi dati con una stima di 1.720 ore/anno per tutti i paesi, la cifra utilizzata dalla Commissione europea per calcolare le ore lavorative annuali per le borse di studio e le sovvenzioni nel programma Horizon 2020. I risultati sono consultabili in più lingue e sono stati sviluppati con D3.js, ai2html.js e scrollama.js.

Hanno collaborato Robert Meyer (Spiegel Data), Kira Schacht (Deutsche Welle), Stefanie Braunisch (Quo Vadis Veritas), Laszlo Arato (Index.hu), Danuta Pawlowska (Biqdata-Gazeta Wyborcza/Agora), Leonard Wallentin (J++), Rita Marques Costa (Público.pt), Anze Bostic (Pod crto), Ivana Peric (H-Alter), Rossen Bossev (Capital), Emanuela Barbiroglio (freelance), Bartosz Chyż (Gazeta Wyborcza), Andreas Vou (Voxeurop), Giuseppe Rizzo (Internazionale), Alexandra Spanu (Voxeurop), Pavel Bartusek (Voxeurop), Anna Udre (freelance), Massimiliano Sfregola (31mag.nl), Andreas Vou (Voxeurop), Orlane Jézéquélou, Catherine Andre y Laurent Jeanneau (Alternatives Economiques), Irene Caselli (freelance), Mariangela Maturi (freelance), Lorenzo Ferrari, Chiara Sighele, Federico Caruso (OBCT/CCI) y Gian Paolo Accardo (Voxeurop).

👉 La metodologia dettagliata (in inglese).

👉 L'articolo originale su Civio.


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