Analisi Gare d'appalto di Frontex

Frontex: le lobby dietro la risposta europea all’immigrazione

La “Fortezza Europa” costa, e tanto. Un rapporto di Corporate Europe Observatory svela i rapporti di Frontex con le industrie, decisamente più lucrative rispetto ai diritti umani e la cui influenza ha plasmato l’approccio dell’agenzia europea per le frontiere.

Pubblicato il 1 Marzo 2021 alle 12:49

Il 2020 non è stato un anno positivo per Frontex (Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea): l’agenzia è arrivata agli onori delle cronache  per respingimenti illegali e gli abusi compiuti nei confronti di migranti e rifugiati (vedi sotto); ora Frontex è sotto inchiesta da parte dell’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode.

Nel rapporto che hanno realizzato per Corporate Europe Observatory (Ceo), Myriam Douo, Luisa Izuzquiza e Margarida Silva affermano: “Lo scandalo della relazione di Frontex con l’industria delle armi e della sorveglianza, che si è sviluppato a porte chiuse negli ultimi anni, ha ricevuto meno attenzione”. CEO ha ottenuto oltre  130 documenti che raccontano di “almeno 17 riunioni tra industrie di diversi settori e Frontex dal 2017 al 2019”. E con molto denaro in gioco. 

Nel 2020 Frontex ha ottenuto per il periodo 2021-27 un budget di 5,6 miliardi di euro: il più alto rispetto alle altre agenzie dell’Ue, da addizionare alle 10mile guardie di frontiera che hanno avuto un’estensione del mandato e la possibilità di acquisire e noleggiare le proprie attrezzature come navi, droni e radar.

“Si tratta di un sogno che diventa realtà non solo per Frontex, ma per l’industria che si occupa di sicurezza che è sempre alla ricerca di un cliente di questo calibro e che, dal 2010, propone la creazione di una forza transfrontaliera europea”. 

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Negli anni, Frontex ha incontrato 138 società private: 108 aziende, 10 centri di ricerca o think tank, 15 università e una sola Ong (ID4Africa). Le industrie europee della difesa Airbus e Leonardo hanno ottenuto il maggior numero di incontri, seguite dalle aziende tecnologiche (la giapponese NEC, Atos, IDEMIA, Jenetric, secunet e Vision-Box).

Anche il forum consultivo sui diritti umani, istituito dalla stessa Frontex, non è mai stato ascoltato. La realtà? L’approccio dell’agenzia è stato plasmato dai lobbisti della sicurezza: si è parlato di  armi, biometria, sorveglianza marittima e aerea, rilevatori di battito cardiaco e sistemi di ispezione di documenti. Inoltre, la migrazione è stata “descritta come una minaccia, spesso legata al terrorismo e alla criminalità”.

Ciononostante, la trasparenza rimane molto scarsa. Quando CEO ha chiesto a Frontex di spiegare come gestisce il lobbyng, ,l’ufficio stampa ha fatto sapere che “Frontex non incontra i lobbisti” e che “non è fonte di interesse per loro”. Nuovamente sollecitati, da Frontex hanno nuovamente negato incontri di questo tipo, ad esclusione degli “Industry Days”.


Il vero tabù sono i migranti.  “Una notevole omissione da quasi tutte queste discussioni è il potenziale impatto sui diritti umani di queste tecnologie e prodotti, compreso il fatto di minare il diritto fondamentale delle persone alla privacy, alla presunzione di innocenza e alla libertà.”

Le organizzazioni per i diritti umani non hanno avuto quasi nessun incontro con Frontex, cosa particolarmente preoccupante nel contesto della futura politica di frontiera e di migrazione dell’Ue. “Considerando il crescente potere e il budget”, Ceo prevede che la relazionedi Frontex con l’industria si intensificherà, aggiungendo che “il controllo dovrebbe andare di pari passo”.

Gli eurodeputati indagano sui respingimenti illegali di Frontex

Il parlamento europeo ha istituito un’indagine per molestie, cattiva condotta e operazioni illegali da parte di Frontex, volte a fermare i migranti dal raggiungere le coste dell’Ue mediante le acque greche.

Il 24 febbraio, i deputati hanno formato un nuovo gruppo di lavoro, presieduto da Roberta Metsola (PPE, Malta) chiamato ufficialmente Frontex Scrutiny Working Group (FSWG), per “monitorare tutti gli aspetti del funzionamento dell’agenzia della guardia di frontiera e costiera, compreso il rispetto dei diritti fondamentali”. 

I deputati del gruppo condurranno personalmente un’indagine di accertamento nei prossimi quattro mesi al fine di raccogliere prove per determinare se le violazioni hanno avuto luogo e in che modo l’agenzia è coinvolta.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network.


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