Idee Appello italo-tedesco alla solidarietà europea

Il rilancio post-Covid va finanziato combattendo evasione fiscale e riciclaggio

In questo seguito del primo appello italo-tedesco al coordinamento e alla solidarietà a livello europeo nella risposta alla crisi dell'epidemia di Covid-19, diverse personalità europee chiedono una politica fiscale e una lotta al riciclaggio di denaro su scala continentale per rilanciare l'economia.

Pubblicato il 8 Giugno 2020 alle 11:14

L’epidemia da coronavirus e le sue ricadute sulle nostre società ed economie rappresentano per tutti noi una sfida non ha precedenti nella storia dell’Unione europea. Per fortuna in Germania e in Italia la diffusione del virus è ora maggiormente sotto controllo. Molte restrizioni alla vita pubblica e all’attività economica hanno già potuto essere revocate. Tuttavia ciò non significa che la fine della crisi sia vicina. Stiamo soltanto entrando in una sua nuova fase. Le aziende di ogni dimensione sono state duramente colpite, registrando una battuta d’arresto o un rallentamento delle loro attività.

Nel dibattito pubblico sul rilancio delle economie in Europa occorre tenere presente un aspetto: questa crisi colpisce contemporaneamente tutti i paesi e in nessuno di questi è stata innescata da scelte economiche e fiscali sbagliate, operate in passato, bensì da una terribile pandemia. Ecco perché in Europa dobbiamo farci carico insieme dell’onere di questa crisi. Rinnoviamo pertanto il nostro appello affinché si emettano degli “health bond” – dei buoni della salute – europei, con un obiettivo comune chiaro e definito, e che siano oggetto di orientamenti convenuti di comune accordo. Se non condividiamo l’onere, non mettiamo a rischio soltanto la stabilità del sistema sanitario e il rilancio economico di alcuni paesi, ma anche l’intero mercato unico e, con esso, il nostro progetto di unificazione europea. 

È indubbio che la ripresa delle nostre economie richieda una quantità di denaro pubblico senza precedenti. Nel contempo il gettito fiscale dei nostri stati si sta riducendo drammaticamente in conseguenza della crisi economica. Anche se l’aumento del debito pubblico che ne deriva è giustificato, sarebbe irresponsabile trascurare il lato delle entrate dei bilanci pubblici. Aumentare le imposte non è una soluzione praticabile per il rilancio dell’economia, pertanto dovremmo concentrarci innanzi tutto sulla generazione di risorse e sull'ampliamento della base imponibile, contrastando il dumping e la frode fiscali e il riciclaggio di denaro. In passato la mancanza di un’unità europea ha imbrigliato il progresso verso una politica fiscale comune e un’azione decisa contro la criminalità finanziaria. 

Alla luce della portata di questa crisi pandemica e del crescente debito pubblico, chiediamo che in Europa si attui una politica globale di tolleranza zero nei confronti del riciclaggio di denaro, delle frodi tributarie e del dumping fiscale. Questa politica di tolleranza zero dovrà far leva su cinque azioni chiave:

Iscriviti alla newsletter di Voxeurop in italiano

1. L’Europa ha bisogno di un’aliquota fiscale minima, effettiva e comune, sul reddito d’impresa. Se gli sforzi intrapresi a livello internazionale in seno all’Ocse non porteranno a un accordo, come previsto, entro la fine dell’anno, l’Ue dovrà fissare la propria aliquota fiscale minima effettiva. questa aliquota sarà applicata a una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB) delle grandi imprese, che dovranno inoltre pubblicare i profitti realizzati e le imposte versate paese per paese, come suggerito dalla commissione europea, con il sostegno del parlamento europeo.

2. Nel corso della crisi da coronavirus, i modelli di business digitali hanno sottratto quote di mercato alle attività tradizionali. Questa spinta alla digitalizzazione, se da un lato può stimolare un’utile innovazione, dall’altro falsa la concorrenza se le grandi aziende digitali in Europa non versano pressoché alcuna imposta sul reddito d’impresa, al contrario delle società tradizionali. Ecco perché l’Europa dovrebbe adottare un approccio comune alla tassazione digitale, affinché i profitti realizzati in Europa siano anche tassati in modo equo a livello europeo. In attesa di una riforma delle imposte sul reddito delle società, dovrebbe entrare in vigore quanto prima la proposta sulla tassazione digitale della commissione europea, sostenuta dal parlamento europeo.

3. La mancanza di risorse e di fiducia reciproca tra le amministrazioni fiscali europee è alla base di una frode fiscale transfrontaliera su larga scala in materia di IVA, pari a circa 50 miliardi di euro l'anno, e da operazioni di “dividend arbitrage”. È ora che le riforme dell'Iva, attualmente in stallo, siano adottate dagli Stati membri e che si elabori una risposta europea al “dividend arbitrage”.

4. La concorrenza fiscale in Europa si sta estendendo dal reddito d’impresa al reddito delle persone fisiche. I regimi “non dom”, i pagamenti forfettari delle imposte, i trattamenti speciali riservati ad alcune tipologie di reddito negli accordi fiscali bilaterali, le zone franche, i programmi di cittadinanza o residenza “golden visa” possono indebolire il regime di imposta progressiva sul reddito complessivo negli Stati membri. L’Europa deve sviluppare una disciplina quadro al fine di porre al riparo da regimi speciali la progressività dell’imposta sul reddito.

5. Arginare i proventi derivanti da attività criminali aumenta la sicurezza dei cittadini e delle aziende oneste. Combattere il riciclaggio di denaro genererà maggiori entrate pubbliche. Secondo la commissione europea, le perdite di bilancio degli stati ammontano a ben 160 miliardi di euro l’anno ed Europol stima che ogni anno si sequestri solo l’1 per cento del denaro da attività illecite. L’Italia ha dimostrato che gli stati membri possono conseguire successi in questo ambito attraverso riforme giuridiche che dovrebbero servire da riferimento per tutta l’Europa. Ma in ogni caso all’Europa serve anche un’autorità di regolamentazione e vigilanza efficace in materia di riciclaggio di denaro. Per i casi di criminalità finanziaria su vasta scala occorre istituire una forza di polizia finanziaria europea nel quadro I di Europol.

È risaputo che i progressi verso una giustizia fiscale sono lenti, poiché di norma una politica fiscale richiede una decisione unanime di tutti gli Stati membri dell’Ue.  Anche l’adozione di decisioni comuni sulla cooperazione in materia di sicurezza è difficile, ma rimane un certo margine di manovra. Le misure riguardanti la trasparenza aziendale e antiriciclaggio sono deliberate a maggioranza. Inoltre, in presenza di una distorsione della concorrenza sul mercato interno e in assenza di un accordo tra gli Stati membri, la Commissione europea potrebbe ricorrere all’articolo 116 TFUE per avanzare potenziali proposte future in materia di legislazione fiscale.

La concorrenza tributaria nell’Unione europea ha raggiunto livelli tali da portare la nuova commissione europea ad affermare di voler esaminare seriamente questa opzione, che garantirebbe pari potere decisionale al parlamento europeo. È giunto il momento di ricorrere a questa opzione.

Infine, gli stati membri dovrebbero promuovere la cooperazione in seno ad istituzioni globali e multilaterali, al fine di favorire decisioni internazionali in materia di cooperazione tributaria.

In questa crisi servono decisioni risolute per avere entrate pubbliche eque ed efficienti. È giunto il momento di agire.

Firmatari:

Gian-Paolo Accardo, Catherine André, Franco Bassanini, Ansgar Belke, Tito Boeri, Peter Bofinger, Angelo Bonelli, Massimo Bordignon, Gehrard Bosch, Franziska Brantner, Franco Bruni, Rocco Cangelosi, Innocenzo Cipolletta, Carlo Cottarelli, Pier Virgilio Dastoli, Sebastian Dullien, Trevor Evans, Piero Fassino, Maurizio Ferrera, Giampaolo Galli, Alexandra Geese, Sven Giegold, Enrico Giovannini, Elena Grandi, Gerd Grözinger, Ulrike Guérot, Arne Heize, Costanza Hermanin, Helena Janaczek, Jakob Kapeller, Jan Pieter Krahnen, Gad Lerner, Jagoda Marinic, Giampiero Massolo, Francesca Melandri, Cesare Merlini, Marcello Messori, Stefano Micossi, Massimo Morelli, Claus Offe, Pier Carlo Padoan, Alberto Pera, Ruprecht Polenz, Jan Priewe, Miriam Rehm, Lucrezia Reichlin, Rene Repasi, Thomas Rixen, Hartmut Rosa,Ferdinando Salleo, Sabrine Sasse, Thomas Sauer, Moritz Schularick, Stephan Schulmeister, Gesine Schwan, Marco Simoni, Jens Südekum, Guido Tabellini, Valeria Termini, Claus Thomasberger, Hansk-Michael Trautwein, Achim Truger, Brigitte Unger, Michael von Wuntsch.

Firma la petizione #WeAreInThisTogether qui.

Lunedì 8 giugno, dalle 17 alle 19, ora di Roma, gli autori discuteranno la loro proposta in un webinar, insieme al commissario europeo per l'economia, Paolo Gentiloni. Registrati qui per seguirlo.

Ti è piaciuto questo articolo? Noi siamo molto felici. È a disposizione di tutti i nostri lettori, poiché riteniamo che il diritto a un’informazione libera e indipendente sia essenziale per la democrazia. Tuttavia, questo diritto non è garantito per sempre e l’indipendenza ha il suo prezzo. Abbiamo bisogno del tuo supporto per continuare a pubblicare le nostre notizie indipendenti e multilingue per tutti gli europei. Scopri le nostre offerte di abbonamento e i loro vantaggi esclusivi e diventa subito membro della nostra community!

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni il giornalismo europeo indipendente

La democrazia europea ha bisogno di una stampa indipendente. Voxeurop ha bisogno di te. Unisciti a noi!

Sullo stesso argomento