Attualità Russi in esilio
Una performance dell'artista russa in esilio Vera Oleynikova a sostegno dell'Ucraina. Tbilisi, 22 febbraio 2023. | Foto: Vera Oleynikova. Une performance en soutien à l'Ukraine par l'artiste russe en exil Vera Oleynikova. Tbilissi, 22 février 2023. | Photo : Vera Oleynikova

I giovani russi che si oppongono a Putin dall’esilio in Georgia e Armenia

Dall’invasione russa dell’Ucraina, decine di migliaia di oppositori russi sono fuggiti in Georgia e Armenia. Molti sono rimasti e, un anno dopo, combattono contro Putin dall’estero. OC Media e CivilNet ne hanno incontrati alcuni.

Pubblicato il 17 Maggio 2023 alle 13:10
Une performance en soutien à l'Ukraine par l'artiste russe en exil Vera Oleynikova. Tbilissi, 22 février 2023. | Photo : Vera Oleynikova Una performance dell'artista russa in esilio Vera Oleynikova a sostegno dell'Ucraina. Tbilisi, 22 febbraio 2023. | Foto: Vera Oleynikova.
Questo articolo è riservato ai nostri membri

“Dovevo fare qualcosa”, dice Anatoly Sobolev, 36 anni, esperto di marketing digitale.  Anatolij è arrivato in Georgia all'inizio di marzo 2022, poco tempo dopo essere stato arrestato durante una manifestazione pacifista in Russia. Ha cominciato come volontario a Volunteer Tbilisi, un’organizzazione che fornisce assistenza ai rifugiati ucraini in Georgia: oggi ha integrato l’organico dell’associazione.

Molti attivisti russi si oppongono  alla guerra di Vladimir Putin dall’estero: aiutano gli ucraini a trovare una casa e un lavoro, organizzano proteste e cercano di informare i loro compatrioti su temi come il colonialismo e l’imperialismo.  

Anatoly Sobolev. | Photo: Tata Shoshiashvili/OC Media/CivilNet.
Anatoly Sobolev. | Foto: Tata Shoshiashvili/OC Media/CivilNet.

"Quando sono partita [...] pensavo che la guerra sarebbe finita presto", racconta Vasilisa Borzova, "sembrava tutto così assurdo e inutile che era difficile immaginare che potesse durare così a lungo".

Prima di trasferirsi in Armenia Borzova seguiva un corso di laurea magistrale in scienze politiche e relazioni Internazionali presso la Scuola di scienze sociali ed economiche di Mosca, ma la situazione è peggiorata ed è stata costretta a partire. Dall’inizio del conflitto ci sono state due grandi ondate di russi fuggiti dal paese: la prima allo scoppio della guerra e alla concomitante repressione politica, la seconda dopo l'annuncio della mobilitazione militare di Putin nel settembre 2022.

Anche per Darina Majatskaja tutto è accaduto in fretta e inaspettatamente: non pensava di restare in Armenia per un anno; in Russia "stavo pianificando la mia carriera, avevo fatto una una lista di cose da fare per il 2022", racconta. A San Pietroburgo, Majatskaja ha lavorato come avvocato in un'agenzia immobiliare e aiutava i candidati politici indipendenti a presentarsi alle elezioni legislative.

Darina Mayatskaya. | Photo: CivilNet/OC Media.
Darina Mayatskaya. | Foto: CivilNet/OC Media.

Quando ha dovuto decidere di lasciare il suo paese, l’Armenia le sembrava l’opzione più fattibile: non ci voleva il visto, c’erano voli diretti dalla Russia e il passaporto interno russo era sufficiente. Ma non aveva intenzione, né si aspettava di dover restare a Erevan per tutto questo tempo.

Molti di loro si sono resi conto dell’impossibilità di tornare indietro solo una volta arrivati a destinazione. Per chi è arrivato in Georgia si è aggiunto il divieto di ingresso per molti attivisti e giornalisti russi: ripartire significava non poter rientrare nemmeno in Georgia. 

Un esempio? La storia di Vera Olejnikova, attivista di 22 anni e jazzista. Neanche Vera aveva previsto di trasferirsi in Georgia. Ha spesso partecipato alle manifestazioni contro il Cremlino, è stata arrestata e in un’occasione in un commissariato l'hanno picchiata fino a provocarle delle fratture perché aveva con sé un manifesto anti Putin. 


Il meglio del giornalismo europeo, ogni giovedì, nella tua casella di posta


Nonostante questo ha continuato a prendere parte alle manifestazioni contro la guerra: è stata più volte arrestata, multata e addirittura pedinata. A giugno dell’anno scorso ha saputo che era stata aperta nei suoi confronti una procedura penale e ha deciso che forse era giunto il momento di partire.     

Ha comprato i biglietti per l’Armenia, ma all’aeroporto le hanno detto che non poteva lasciare la Russia: “Non mi hanno dato nessuna spiegazione sul perché mi era stato vietato di partire. Mia madre mi ha accompagnata in macchina a Minsk (la capitale della Bielorussia) e da lì sono riuscita a prendere un aereo per Tbilisi con gli ultimi risparmi che avevo”, ricorda. 

Un mese dopo il suo arrivo in Georgia, Vera ha ricevuto la notizia della morte improvvisa della madre ma non è tornata per i funerali… la madre le aveva detto di non farlo e entrambe sapevano che se avesse varcato il confine, molto probabilmen…

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni il giornalismo europeo indipendente

La democrazia europea ha bisogno di una stampa indipendente. Voxeurop ha bisogno di te. Unisciti a noi!

Sullo stesso argomento