I piccoli forzati dell’oro bianco

Ogni autunno in Uzbekistan centinaia di migliaia di bambini sono costretti a raccogliere il cotone. Anche le imprese europee si approfittano di questa violazione dei diritti umani. Ma i governi, come quello tedesco, non hanno alcun interesse ad affrontare la situazione.

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 alle 13:27
AHRCA.org |  Raccolta del cotone nella regione di Khorezm, Uzbekistan.

In Uzbekistan le vacanze estive scolastiche iniziano proprio quando il caldo si fa meno pesante, a metà settembre. Durano due mesi interi, eppure in questo periodo gli studenti raramente vedono i loro genitori. I bambini devono servire la loro terra raccogliendo il cotone.

Nel periodo della raccolta la repubblica centro-asiatica diventa lo scenario di un grottesco rituale da economia sovietica: il presidente Islam Karimov mobilita le masse. Quasi due milioni di alunni delle scuole sono messi a lavoro nei campi per raccogliere quello che già all'epoca di Stalin si chiamava “oro bianco”. Insieme al gas e all'oro, il cotone è una delle più importanti fonti di valuta estera per le elite uzbeke. E oggi ha raggiunto prezzi record.

Ma i raccoglitori-bambini non ne traggono vantaggi. L'ultima volta che ha lavorato nei campi, nell'autunno scorso, Nasira aveva undici anni. La mattina alle sette partiva con la sua classe, e il lavoro finiva solo nel tardo pomeriggio. Nasira ha raccolto cotone per un mese intero.

L'obiettivo è raccogliere dieci chili al giorno, ma “a malapena riuscivo ad arrivare a tre”, racconta Nasira. La sua paga: 60 sum al chilo, ovvero più o meno tre centesimi. Per gli studenti un po' più grandi le cose vanno ancora peggio: spesso gli insegnanti si tengono i loro stipendi. Chi non riesce a raggiungere la quantità giornaliera rischia di essere picchiato. Nell'ottobre 2008 una ragazza di diciassette anni si è impiccata. Non riusciva più a sopportare le pressioni dei suoi insegnanti, ha scritto in una nota di poche righe.

Quello che succede in Uzbekistan non è altro che “schiavitù infantile”, dichiara Joanna Ewart-James di Antislavery international. Recentemente ha visitato le fiere internazionali del cotone in Texas e a Liverpool. Erano presenti grandi gruppi commerciali come la svizzera Reinhart o la tedesca Otto Stadtlander, ma le sue domande sul lavoro minorile hanno ottenuto solo derisione.

Ma ora il buon umore del settore potrebbe guastarsi: è stato presentato un ricorso all'Ocse contro sette imprese europee del cotone. Le ditte si approfitterebbero del lavoro minorile uzbeco violando i principi stabiliti dall'Ocse per le multinazionali.

In Germania l'European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr) ha fatto causa al gruppo Stadtlander, uno dei più grandi commercianti di cotone europei con un giro d'affari di oltre cento milioni di euro. Da anni la compagnia ha un ufficio a Taskent e gode di ottime relazioni con l'apparato di Karimov. Stadtlander sovvenziona la difesa dei diritti umani, spiega la coordinatrice di Ecchr Miriam Saage-Maaß, per questo il caso è ancora più difficile.

Le direttive dell'Ocse sono piene di prescrizioni "auspicabili“: soft law senza il pugno duro. Il ricorso vuole anche richiamare l'attenzione su questo assurdo vuoto normativo: giuridicamente è molto difficile intervenire contro le imprese che si approfittano della violazione dei diritti umani. In questo senso potrebbe già essere un passo avanti se le direttive dell'Ocse prevedessero anche delle sanzioni, come il taglio dei sussidi economici.

L'amico Karimov

Ma secondo Saage-Maaß nella maggior parte dei paesi Ocse la questione non solleva il minimo interesse: "i governi sono completamente apatici“. Le buone relazioni tra Stadtlander e l'Uzbekistan sono in linea con quelle del governo federale tedesco. Tra la Germania e il presidente Karimov è nata una "nuova intesa": i soldati tedeschi entrano in Afghanistan passando per una base militare uzbeca.

L'ex comunista Karimov si è convertito al capitalismo senza rinunciare allo stalinismo. A intervalli irregolari è stato eletto presidente con risultati strabilianti. Persino i candidati dell'opposizione hanno dichiarato di aver votato per lui. Nel suo paese chi si oppone al regime finisce nell'acqua bollente. A volte si spara, come ad Andijan nel 2005, dove sarebbero morti più di 700 oppositori.

Diversi stati europei hanno invocato sanzioni, ma non la Germania, che continua a mandare i suoi ministri in visita con grandi delegazioni economiche a seguito. Nonostante l'intesa con Berlino, le cose per i bambini uzbechi non sono migliorate. Una portavoce del governo tedesco ha parlato solo di "sistema di monitoraggio" e "dialogo costante".

Del commercio di cotone si interessano anche le banche tedesche, come la Commerzbank – in parte statale – che ha pure una filiale a Taskent. Nel frattempo rivenditori come C&A e Wal-Mart cercano di evitare il cotone uzbeco. Ma il percorso del cotone, che i produttori mischiano con altri materiali, è difficile da ricostruire.

La ricchezza di questa materia prima non ha portato nessun beneficio alla popolazione del paese, che rimane povera. L'agricoltura è ferma ai metodi del secolo scorso. Le coltivazioni di cotone danneggiano pesantemente l'ambiente. Nella zona intorno al lago di Aral la disoccupazione ha raggiunto ormai il tasso del 70 per cento. Umida Nijasowa, un'attivista dei diritti umani uzbeca che ha già sperimentato le carceri di Karimov, documenta la situazione da Berlino. I suoi reportage raccontano di incidenti sul lavoro e condizioni igieniche disumane.

Ma il quadro dell'Uzbekistan tracciato dalla ditta Stadtlander è molto diverso. Quando alla Borsa del cotone di Brema si è festeggiata la primavera uzbeca, la compagnia è stata tra gli sponsor: c'era il tipico piatto di zuppa plow, ballerine uzbeche in costumi luccicanti e grandi poster che esibivano le città del futuro come se le immagina Islam Karimov. Sembrava quasi di essere alla televisione uzbeca. (traduzione di Nicola Vincenzoni)

Sei un mezzo d'informazione, un'impresa o un'organizzazione? Scopri le nostre offerte di servizi editoriali su misura e di tradzuzione multilingue.

Sostieni il giornalismo europeo indipendente

La democrazia europea ha bisogno di mezzi d'informazione indipendenti. Voxeurop ha bisogno di te. Unisciti alla nostra comunità!

Sullo stesso argomento