Il caso Giggs-Twitter riapre il dibattito sulla privacy

Pubblicato il 25 Maggio 2011 alle 10:16

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"La storia segreta delle ordinanze bavaglio", titola l'Independent occupandosi del dibattito nazionale sulle superingiunzioni, le ordinanze giudiziarie richieste soprattutto dai "ricchi e famosi" per impedire ai media di pubblicare informazioni sulla loro vita privata o di rivelare la loro identità. Ora che gli utenti di Twitter hanno dato notizia di un'ordinanza bavaglio da 150mila sterline (170mila euro) richiesta dal calciatore Ryan Giggs a proposito di un presunto filrt con una modella, il quotidiano londinese rivela che "negli ultimi 5 anni sono state emesse 333 ordinanze bavaglio per proteggere l'identità di vip, bambini e cittadini privati". La lista comprende "28 uomini accusati di aver avuto relazioni extraconiugali e nove casi in cui alcuni condannati hanno ottenuto di restare anonimi", ma anche sette grandi compagnie che sono riuscite a "impedire la pubblicazione di notizie riguardanti i loro affari".

Dopo che i legali di Giggs hanno fatto causa a Twitter, il dibattito sul rapporto tra privacy e libertà di espressione ha continuato a inasprirsi. In una lettera al Daily Telegraph Lord Wakeham, ex capo della Press Complaints Commission (l'autority sulla stampa), definisce "intollerabile" l'aumento di ingiunzioni a tutela della privacy emesse dai tribunali, e chiede una modifica dell'Human Rights Act in vigore nel Regno Unito dal 1998. La legge lascia ai "giudici il potere di decidere quello che il pubblico può e non può sapere". Wakeham invita il parlamento a emendare la legge in modo che i giudici possano soltanto emettere ingiunzioni per proteggere "le cariche pubbliche e lo stato".

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