Il Danubio a Ritopek (Serbia). Lošmi

Il futuro è a est

A vent'anni dalla caduta della cortina di ferro, l'Europa guarda più a est che a sud. Il Baltico, il Danubio e il mar Nero sono le macro-regioni prioritarie dell'Unione europea, mentre il Mediterraneo è passato in secondo piano.

Pubblicato il 23 Ottobre 2009 alle 14:57
Il Danubio a Ritopek (Serbia). Lošmi

Pawel Samecki, commissario europeo alla politica regionale, non avrebbe potuto essere più chiaro: "Dobbiamo sviluppare la cooperazione con i nostri vicini perché è vitale per la crescita e la stabilità. E il nostro vicino più importante è la Russia". Due dati bastano a giustificare questa affermazione: il 40 per cento dell'energia importata dall'Europa proviene dalla Russia e il 51 per cento delle importazioni russe vengono dall'Unione europea.

Di fronte alle sfide della globalizzazione, l'Ue cerca da anni di sviluppare delle regioni competitive e oggi due di esse si dimostrano particolarmente attive: il Baltico e il Danubio, entrambe con una strategia ben precisa e in grande sintonia con la Russia. Si tratta di macroregioni, un nuovo concetto che si ritiene in grado di affrontare meglio le sfide future e che ricorda l'Europa del quattordicesimo secolo, prima che l'ordine si basasse sulla sovranità degli stati. "Le regioni", spiega Daniel Tarschys, ex segretario generale del Consiglio d'Europa, "presentano un dualismo molto interessante: sono più piccole di uno stato, ma allo stesso tempo possono essere più grandi di uno stato".

Più est-ovest che nord-sud

Secondo Danuta Hübner, ex commissario europeo alla politica regionale, "non si può frenare" il processo di concentrazione regionale. "Lo si può solo regolamentare. La cooperazione regionale continuerà a svilupparsi e diventerà sempre più complessa. Per questo motivo si sta creando un nuovo ordine territoriale che, al contrario di quello che può sembrare, non dividerà l'Ue ma ne rafforzerà la coesione".

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L'energia e il commercio sono i due motori fondamentali delle nuove macroregioni. Il Baltico per esempio, che ha ricevuto un riconoscimento fondamentale durante la presidenza svedese dell'Ue, ha stretti rapporti con la regione russa di Murmansk per sfruttare le rotte commerciali del mare di Barents, i cui ghiacci si sciolgono ogni anno di più a causa del riscaldamento climatico.

"La cooperazione", afferma Kari Aalto, presidente del Comitato regionale di Barents, "è molto più importante fra l'est e l'ovest dell'Europa che fra il nord e il sud, sia per ragioni storiche che di interessi reciproci". Per Evgeni Nikora, presidente del Parlamento regionale di Murmansk, è evidente che il futuro della città portuale si basa sui legami con il Baltico e il nord del Pacifico: "Vogliamo consolidare la rete ferroviaria con il Baltico per alimentare il porto di Murmansk". Finora le linee commerciali fra Murmansk e la Norvegia trasportano solo container. Ma fra non molto anche le petroliere potranno utilizzare queste rotte. E questa rappresenterebbe una nuova porta sull'Europa per gli idrocarburi siberiani.

Gruppi di pressione

A sua volta il petrolio del Caucaso costituisce uno dei principali punti forti della macroregione del mar Nero, in gestazione da almeno due anni e sostenuta da gruppi di pressione del centro Europa, che con il sostegno della Germania si mostrano più potenti di quelli mediterranei.

I motivi alla base della macroragione del Danubio, spinta dal Baden-Württemberg, sono tanto commerciali che storici e culturali. In futuro il più grande fiume d'Europa sarà più importante ancora. "Per noi è fondamentale", riconosce Gabor Demszky, il sindaco di Budapest. "Questo spazio naturale si sarebbe organizzato anche se l'Ue non fosse esistita. E ricordiamoci che è stata la stessa Unione europea a obbligare l'Ungheria a dividersi in regioni artificiali per poter avere diritto agli aiuti economici".

Unione senza Mediterraneo

Il comune spazio naturale, storico e culturale del Mediterraneo svanisce di fronte alle grandi differenze che separano le sue rive e dalla prevalenza degli interessi energetici degli stati. "Finora la cooperazione non ha dato alcun risultato", ammette un diplomatico francese, che preferisce rimanere anonimo, e "l'Unione per il Mediterraneo lanciata due anni fa da Nicolas Sarkozy è solo una vetrina politica".

La presidenza spagnola dell'Ue, che comincerà in gennaio, promuoverà questa unione, ma nulla è previsto sull'articolazione di una macroregione dell'Arco mediterraneo latino, che va dalla Sicilia al mare di Alboran. Questa dovrebbe unire le euroregioni dei Pirenei-Mediterraneo e delle Alpi-Mediterraneo e alcune città chiave come Barcellona, Lione, Marsiglia, Torino e Milano. Ai legami storici e culturali che uniscono questa zona si aggiunge quindi l'interesse commerciale di diventare il grande porto del sud dell'Europa.

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