Intervista Etica e giornalismo

Il giornalismo in Europa centro-orientale, tra pressione e ricerca di un modello economico: Intervista a Chris Elliott

Lanciata dall'Ethical Journalism Network e sostenuta dalla fondazione Evens l'iniziativa Building Trust in Journalism vuole affrontare le sfide cui devono far fronte i media nell'Europa centro-orientale. Chris Elliott dell’EJN ed ex readers’editor del Guardian, espone i risultati ottenuti finora.

Pubblicato il 10 Novembre 2021 alle 10:21

Voxeurop: Qual è lo scopo dell’iniziativa Building Trust in Journalism (“Costruire la fiducia nel giornalismo”) e in cosa consiste?

Chris Elliott: Come organizzazione che sostiene l'etica dei mezzi d'informazione in tutto il mondo, volevamo andare a vedere i paesi del gruppo di Visegrád e dell'Europa centro-orientale (Peco) per analizzare il modo in cui i media si sono sviluppati nel periodo post-comunista.

Dato che l’Ethical Journalism Network (EJN) non ha mai lavorato in quest’area, siamo voluti andare sul posto e incontrare i giornalisti di ogni settore e supporto per avere un'idea di quali fossero le principali sfide che devono affrontare. In Polonia, per esempio, non è solo la politica a riflettersi nei mezzi d'informazione, ma c'è anche un’autorevole stampa cattolica. Il modo migliore per capire come variano i comportamenti dei media tra le varie città e spesso tra le zone rurali più conservatrici, è andare sul posto.

Perché avete scelto Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Ucraina e Georgia come paesi sui quali indagare? Ci sono problemi specifici relativi alla fiducia nel giornalismo e nei giornalisti in questi paesi? Riguarda il rapporto tra giornalisti e politici/imprese?

Abbiamo scelto questi paesi perché, anzitutto, rappresentano bene le diverse caratteristiche demografiche del territorio e affrontano spesso problemi simili che mettono in discussione l’etica del giornalismo, come ad esempio la presa di controllo dei mezzi d'informazione da parte di persone vicine al potere. Nell'immediato periodo post-comunista c'era maggiore spazio per il pluralismo, oggi sembra non essere più così. Volevamo capire come questo abbia influenzato i principi giornalistici fondamentali su cui si basa l’EJN: verità e accuratezza, indipendenza, equità e imparzialità, umanità e responsabilità. 

Quali sono i principali risultati raggiunti finora della vostra ricerca? La particolare situazione politica della Polonia e dell’Ungheria ha un impatto sull'etica giornalistica?

I principali risultati della ricerca variano, ma in tutti i paesi i giornalisti avvertono la pressione dei cambiamenti economici, politici e sociali del contesto. È stato interessante notare che mentre molti giornalisti affrontano globalmente gli stessi problemi, nei paesi Peco queste difficoltà sono maggiormente presenti a livello pratico. L’Ungheria e la Polonia hanno governi autoritari che cercano di influenzare i mezzi d'informazione in diversi modi. In primo luogo, assicurandosi che il personale delle emittenti pubbliche sostenga il governo, spesso licenziando il vecchio personale e sostituendolo con chi è in linea con i loro messaggi politici.  In secondo luogo, riservando la pubblicità statale ai mezzi d'informazione "amici" e, infine, in alcuni casi, assicurandosi che i media indipendenti siano acquistati da ricchi uomini d'affari legati al governo. 

Ogni paese è diverso, o avete trovato alcune somiglianze o modelli comuni? Come si sono evoluti negli ultimi 15 anni?

Ci sono alcune somiglianze ovvie, come la crescita del potere dei governi autoritari. Tuttavia, nella Repubblica Ceca, per esempio, la radiotelevisione pubblica è riuscita a rimanere indipendente dallo stato e questo sembra mostrare che i cittadini hanno una maggiore fiducia nei mezzi di informazione statali. In Slovacchia, l'omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua compagna Martina Kušnírová nel 2018 ha fatto serrare i ranghi alla comunità dei giornalisti. Prima di essere assassinato, Kuciak stava indagando su presunti fatti di corruzione. Dopo il suo omicidio, il giornalismo investigativo del paese si è rafforzato. 

Quando si parla di etica del giornalismo, ci sono differenze tra Europa occidentale e orientale? Se sì, su quali argomenti? 

A mio avviso i singoli giornalisti hanno per lo più una fede istintiva nell'etica: il desiderio di "confortare gli afflitti e affliggere quelli che stanno comodi" è il motivo per cui molti iniziano a fare  giornalismo. Tuttavia, il giornalismo è sotto un'enorme pressione mentre cerchiamo di creare un nuovo modello economico per sostituire quello vecchio, basato sulle vendite e sulla pubblicità. In occidente si stanno facendo i conti con formati di pubblicità come i “wrap around”, la crescita dei contenuti a pagamento, con gli inserzionisti che spingono perché le pubblicità assomiglino sempre di più alle notizie. In Europa orientale ci sono esempi di contenuti sponsorizzati e naturalmente enormi pressioni politiche per sostenere una linea di governo e perdite di pubblicità di stato. 

Sia in Europa orientale che occidentale ci sono alcuni segnali incoraggianti di una maggiore accettazione dei paywall ma anche un nuovo stile di finanziamento indipendente basato sulle membership, sugli abbonamenti e sulle donazioni. Le persone iniziano  a capire che se è normale pagare per Spotify o per la tv via cavo, vale la pena spendere una piccola somma per sostenere il giornalismo etico e indipendente.

Quali sono i suoi principali consigli?

Pensiamo che fare networking e condividere esperienze sia il modo principale per trovare soluzioni adeguate per superare le sfide all'etica e ai media indipendenti. Ci sono alcuni ottimi esempi di giornalisti e mezzi d'informazione che si riuniscono in modi diversi per affrontare la situazione. Senza questo tipo di collaborazione internazionale e di condivisione, i giornalisti rimangono isolati e noi vorremmo che questo problema venisse affrontato. 


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