Il puzzle delle cariche

Catherine Ashton assente durante la crisi di Haiti, Herman Van Rompuy invisibile, José Manuel Barroso asserragliato sulle sue prerogative e la presidenza spagnola in cerca di visibilità: le nuove istituzioni previste dal trattato di Lisbona dovrebbero semplificare l’azione dell’Unione, ma fanno fatica a decollare. 

Pubblicato il 28 Gennaio 2010 alle 16:37
Sapresti dire chi fa cosa? © Presseurop

Bruxelles, giovedì 14 gennaio: due giorni dopo il terremoto a Haiti, Catherine Ashton improvvisa una conferenza stampa. La nuova Alta rappresentante per gli affari esteri dei Ventisette si presenta come il "capofila" della mobilitazione europea in favore delle vittime della catastrofe.

Ma la laburista britannica sceglie di non andare a Port-au-Prince e prendere l’Eurostar per rientrare a Londra. Errore o scelta deliberata? In ogni caso la responsabile della diplomazia dell’Unione europea, nominata tra la sorpresa generale nel novembre 2009, ha perso un’occasione unica per mettersi in luce.

Da allora Ashton continua a delegare. Lunedì 25 gennaio il francese Bernard Kouchner l’ha rappresentata a Montreal, in occasione di una conferenza di donatori in favore di Haiti. L’Ue ha fatto di tutto per essere invitata a Montreal, anche se in un primo tempo gli Stati Uniti, il Brasile e il Canada avevano lanciato l’iniziativa senza considerare il vecchio continente, primo donatore per Haiti.

Il discreto Van Rompuy

Le esitazioni di Ashton testimoniano le difficoltà del nuovo potere europeo uscito dal trattato di Lisbona. Il testo avrebbe dovuto migliorare il funzionamento dei Ventisette, ma ci si chiede se non abbia finito per complicarlo. L’Europa ha ormai quattro volti e la divisione dei ruoli è molto ambigua. Il tandem costituito da Ashton e dal belga Herman Van Rompuy, primo presidente permanente del Consiglio, fatica a imporsi. Il presidente della Commissione difende il suo territorio, così come la presidenza di turno, assicurata per questo semestre dalla Spagna.

Insomma, Bruxelles non sembra ancora disporre di quel famoso "numero di telefono" che chiedeva nel 1970 Henry Kissinger. "Il dispositivo è ancora in fase di rodaggio, ma l’inizio non è dei migliori", riconosce un diplomatico. Herman Van Rompuy sta prendendo le misure e incontra ogni lunedì Barroso per una colazione di lavoro. Ma nonostante questi appuntamenti, i due uomini stanno conducendo una lotta silenziosa per decidere come articolare le rispettive missioni, soprattutto sulla scena internazionale. Van Rompuy, per quanto sembri timido, ha un’idea estensiva delle sue funzioni.

Ufficialmente l’ex primo ministro belga "studia i dossier" e fa il giro delle capitali in vista del vertice che ha convocato a Bruxelles per l’11 febbraio, durante il quale ha intenzione di discutere di questioni socioeconomiche e climatiche e della ricostruzione di Haiti. Ma ci si chiede se sarà davvero in grado di sorprendere e di svincolarsi dalla tutela di Parigi e di Berlino, che hanno sponsorizzato la sua scelta. Nel frattempo Barroso teme un’intrusione del presidente del Consiglio nei suoi settori di competenza. "Nel trattato tutto è ben specificato: è la Commissione che rappresenta i Ventisette in tutti i settori che non riguardano la politica di sicurezza", ha ripetuto con insistenza davanti agli eurodeputati.

La Spagna vuole esserci

Il presidente della Commissione è ostacolato dalla tardiva entrata in funzione della sua nuova équipe, che non si insedierà prima di metà febbraio, ma si è preoccupato di dividere le competenze in materia di politica estera nel collegio, di cui Ashton sarà vicepresidente. Quando l’Alta rappresentante vorrà occuparsi di aiuti umanitari, di sviluppo o di relazioni con gli stati vicini dovrà lavorare con tre commissari diversi. Barroso ha inoltre messo un suo uomo di fiducia, il portoghese Joao Vale de Almeida, a capo della direzione generale "Relex" (relazioni estere), una delle strutture del futuro servizio diplomatico comune che Ashton è incaricata di costruire.

L’atteggiamento della presidenza di turno spagnola, quarta tessera del nuovo puzzle, non contribuisce a risolvere i malintesi. Madrid non vuole essere dimenticata e José Luis Rodriguez Zapatero ha fatto in modo che diversi vertici, fra cui quello con gli Stati Uniti e l’America latina, si tengano in Spagna e non a Bruxelles, come prevederebbe il nuovo trattato. Il primo ministro spagnolo spiega che la sua missione è quella di animare i dibattiti presieduti da Van Rompuy. Tuttavia il trattato di Lisbona non conferisce alcuna prerogativa alla presidenza semestrale.

"Abbiamo preparato la nostra presidenza senza certezze sull’entrata in vigore del trattato", si giustifica il capo della diplomazia spagnola, Miguel Angel Moratinos, che si sarebbe visto con piacere nel ruolo di Alto rappresentate e non si fa scrupoli a sfruttare la timidezza della coppia Van Rompuy-Ashton allo scopo di rendersi sempre più indispensabile. (adr)

OPINIONE

Ad Ashton non piace Bruxelles

"Catherine Ashton sta rovinando la sua missione", dichiara sconsolato un diplomatico europeo a Jean Quatremer. L’autore del blog Coulisses de Bruxelles ritiene che l’Alta rappresentante "abbia esplicitamente deciso di interpretare in modo minimalista le sue funzioni, sia per pigrizia che per disinteresse per un posto che non ha mai chiesto. Mentre dovrebbe vivere a Bruxelles dalla fine del 2008, data in cui è stata nominata commissario al commercio, Ashton non ha ancora un appartamento nella capitale dell’Unione. La sua unica preoccupazione è rientrare il più spesso possibile a Londra e lasciare la noiosa Bruxelles". Inoltre i parlamentari europei non hanno "molto apprezzato la sua posizione su Haiti, e i conservatori, i liberali, i democratici e i verdi hanno denunciato l’inerzia del capo della diplomazia europea. Inoltre Ashton ha rifiutato di telefonare ai dirigenti mondiali, con i quali dovrebbe essere in contatto costante", e "non si è neppure preoccupata di ottenere l’accesso ai documenti riservati". La sera "dopo le 20 è impossibile trovarla: i suoi telefoni rimandano al ‘centro di situazione’ europeo". Questo "sabotaggio" del posto è perfettamente in linea con la dottrina del Foreign Office, felicissimo che i suoi partner abbiano scelto un’inglese con la speranza di attirare il Gran Bretagna nel cuore dell’Unione. Ma è esattamente l’inverso che sta succedendo e la situazione non migliorerà certo se i conservatori vinceranno le prossime elezioni di primavera", osserva Quatremer.

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