Il sostegno dell’Ue ai ribelli si indebolisce

Pubblicato il 24 Maggio 2013 alle 13:09

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“L’Ue non riesce a trovare una posizione comune sull’embargo alle armi per la Siria”, scrive European Voice. Secondo il settimanale “l’intesa franco-britannica per porre fine all’embargo Ue sulla vendita di armi ai ribelli siriani sembra destinata a fallire”, anche perché “con il tempo l’opposizione alla proposta si è rafforzata”.

A febbraio Francia e Regno Unito erano riusciti a convincere altri stati ad alleggerire l’embargo sulle armi e ad approvare la vendita di equipaggiamenti militari non letali (come i sistemi di comunicazione) ai ribelli che combattono il presidente siriano Bashar al Assad. Dopo i colloqui tra François Hollande e David Cameron del 22 maggio, però, persino Parigi e Londra sembrano aver abbandonato l’idea, soprattutto nel timore che le armi possano finire nelle mani degli estremisti islamici. Secondo il quotidiano

esistono forti divisioni tra gli stati membri a proposito della Siria, principalmente su tre aspetti. L’Austria si è opposta con grande determinazione all’alleggerimento del bando sulla vendita di armi, mettendone in dubbio la necessità e l’utilità. La Svezia è stata il paese più riluttante ad accettare l’inasprimento delle sanzioni contro il regime di Assad, sostenendo che potrebbe limitare il margine di manovra del negoziato politico. Inoltre negli ultimi mesi la Repubblica Ceca ha messo in dubbio la capacità del Consiglio nazionale siriano (Cns) di controllare i gruppi ribelli.

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L’embargo sarà discusso in occasione dell’incontro dei ministri degli esteri Ue previsto a Bruxelles per il 27 maggio, ed entro il primo giugno dovrà essere confermato o cancellato. Nel frattempo una nuova conferenza di pace sostenuta da Stati Uniti e Russia dovrebbe tenersi all’inizio di giugno a Ginevra, con la partecipazione del Cns e di alcuni esponenti del governo siriano.

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