Wen Jiabao con il premier greco George Papandreou ad Atene, 3 ottobre 2010.

Investiti da Pechino

Gli investimenti cinesi puntano a costruire una testa di ponte in Europa, rilevando il debito dei governi e acquisendo i beni strategici messi in saldo dai paesi in crisi. Ma l'obiettivo va ben oltre la penetrazione economica.

Pubblicato il 2 Novembre 2010 alle 15:59
Wen Jiabao con il premier greco George Papandreou ad Atene, 3 ottobre 2010.

Il mese scorso il primo ministro cinese Wen Jiabao si è recato in visita ad Atene, il cui porto era stato appena acquistato da Pechino. Wen non si è presentato a mani vuote: portava con sé proposte d'affari per miliardi di dollari. "Il sostegno dei nostri amici cinesi è una fortuna per noi", ha dichiarato il ministro greco Haris Pamboukis.

Ma la Cina ha ambizioni ben più grandi. La Grecia è solo il primo punto d'appoggio nella strategia cinese di penetrazione in Europa. L'obiettivo di Pechino è prendere il controllo delle risorse il cui valore è crollato durante la crisi finanziaria, e diventare un partner fondamentale dei paesi europei in grave difficoltà economica. Secondo gli analisti il traguardo finale della Cina va oltre l'espansione economica delle proprie compagnie: Pechino vuole influenzare le politiche economiche a Bruxelles e Berlino.

I cinesi "stanno mostrando l'intenzione di ficcare il naso negli affari dell'Europa", ha dichiarato Carl B. Weinberg, a capo della società di analisi economica statunitense High Frequency Economics. "È un atteggiamento molto intelligente e manda un messaggio chiaro: la Cina è una potenza di cui bisogna tenere conto". Le intenzioni di Pechino saranno rinforzate dalla visita del presidente cinese Hu Jintao in Francia e Portogallo, in programma per questa settimana.

La crisi finanziaria europea ha creato importanti opportunità per gli investitori con grandi capitali a disposizione, e la Cina è in testa al plotone. Pechino sta acquisendo il debito di Grecia, Spagna e di altri governi declassati, e nel frattempo compra porti, autostrade e fabbriche in altri paesi in difficoltà al confine meridionale e orientale dell'Europa. Anche Irlanda e Ungheria si sono inserite nella lotta per accaparrarsi gli investimenti cinesi, nella speranza che la pioggia di yuan faccia nascere migliaia di nuovi posti di lavoro.

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"I cinesi si stanno espandendo in Europa esattamente come hanno già fatto in Africa", ha dichiarato François Godement, membro di lunga data del Consiglio europeo per le relazioni esterne. "Ma in Europa stanno entrando attraverso paesi periferici, e questa è una novità". La Cina sta concentrando i propri sforzi sui porti greci e italiani e sulle autostrade che collegano l'Europa dell'est alla Germania e alla Turchia, con l'intenzione di intensificare e ampliare nel tempo gli investimenti nelle infrastrutture.

Pechino ha investito miliardi di dollari nel finanziamento statale per progetti di opere pubbliche che coinvolgano imprese cinesi e lavoratori cinesi. In questo modo la Cina spera di guadagnare il sostegno dell'Europa nelle dispute in materia di valuta e import/export in atto all'Organizzazione mondiale del commercio.

La leva del debito

Durante il recente tour europeo Wen ha ricordato ai rappresentanti politici di Bruxelles che la Cina, comprando titoli di stato quando gli altri investitori si dileguavano, si è comportata "amichevolmente" con Grecia, Spagna, Italia e con gli altri paesi in difficoltà nel loro momento di crisi più nera. In cambio Wen ha chiesto ai leader regionali di non "fare pressione sulla Cina" a proposito della rivalutazione dello yuan. Pechino ha promesso che comprerà altri bond greci quando il governo di Atene deciderà di rimetterli in vendita, e ha già rilevato 625 milioni di dollari del debito spagnolo.

Per la Cina impegnare una fetta limitata ma crescente dei suoi 2,3 trilioni di dollari di riserve internazionali investendo in Europa anziché nei buoni del tesoro statunitense a scarso rendimento rappresenta un buon modo di diversificare le proprie attività. Inoltre Pechino spera che la crescente presenza cinese in Europa possa rivelarsi utile ad alleggerire la pressione sulla valuta nazionale.

"Non è una coincidenza che la Cina si stia comportando così", ha dichiarato Jens Bastian, economista della Fondazione ellenica per la politica europea ed estera. I cinesi "possiedono enormi riserve di capitali, e i paesi dove si stanno inserendo hanno un bisogno spasmodico di investimenti dall'estero".

La partecipazione diretta della Cina nell'economia europea è ancora abbastanza esigua se comparata agli investimenti in altre regioni, ma è cresciuta rapidamente negli ultimi due anni. La primavera scorsa l'Europa ha superato gli Stati Uniti diventando il maggiore partner economico di Pechino.

Anche l'Irlanda, ancora in difficoltà, vuole la sua fetta della torta, e si sta impegnando per creare una "porta d'entrata per gli investimenti cinesi" nella città di Athlone, dove si spera vengano creati migliaia di posti di lavoro. Il primo ministro irlandese Brian Cowen ha dichiarato a giugno che la Cina si è impegnata ad "aiutare il più possibile l'Irlanda in questi tempi difficili".

Strategia discreta

Gli investimenti economici permetteranno a Pechino di favorire le compagnie cinesi, globalizzandole. Il mese scorso Wen ha parlato di un credito di 4,5 miliardi di dollari messo a disposizione degli armatori greci in difficoltà, ma utilizzabile solo per l'acquisto di navi costruite in Cina.

Alcuni investimenti Cinesi hanno già sollevato i primi dubbi. Lo scorso anno la Cina ha battuto le compagnie europee aggiudicandosi l'appalto per la costruzione di un'autostrada in Polonia, impiegando manodopera cinese ma con salari europei. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha reagito invocando la reciprocità.

Nel prossimo decennio l'Europa dovrà esaminare diversi nuovi progetti: bisognerà avviare la bonifica del Danubio dagli ordigni bellici per utilizzare il fiume come canale di trasporto, costruire ferrovie tra paesi come Germania e Macedonia e realizzare le nuove autostrade tra Germania e Turchia. "In Europa manca una rete di infrastrutture in grado di collegare la parte orientale a quella occidentale del continente", sostiene Bastian, "ed è qui che la Cina sta cercando di approfittare della propria abbondanza di risorse".

Nonostante i timori sui secondi fini di Pechino, molti europei sono pronti ad accogliere a braccia aperte gli investimenti cinesi. Pamboukis sostiene che la Cina è interessata soprattuto a promuovere il commercio e a guadagnare. La strategia d'investimenti di Pechino è "discreta e ben congegnata", ha dichiarato Pamboukis, "non credo che si tratti di un cavallo di Troia". (traduzione di Andrea Sparacino)

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