Attualità L'estrema destra in Europa/4

Jobbik, il partito dei delusi

Un anno dopo il successo alle elezioni europee, Jobbik potrebbe ripetersi alle politiche ungheresi dell’11 e del 25 aprile. Il partito xenofobo e nazionalista di Gábor Vona vuole avere un peso determinante nella formazione del futuro governo. 

Pubblicato il 1 Aprile 2010 alle 16:19
 | Membri di Jobbik e della Guardia ungherese (oggi sciolta) a Budapest il 23 ottobre 2009, anniversario della rivolta antisovietica del 1956.

I partiti che hanno governato l’Ungheria negli ultimi venti anni hanno profondamente deluso gli elettori, e il successo di Jobbik è il risultato. Ma qual’è davvero il suo programma e la sua identità? Nei video su YouTube, le espressioni più utilizzate dai suoi simpatizzanti sono “delusione” e “ho fiducia in loro”. Di fronte alla telecamera, i militanti di estrema destra dicono di sostenere questo partito perché conoscono il suo programma, considerato innovativo e valido. Ma per riprendere un vecchio adagio: quello che è nuovo non è buono e quello che è buono non è nuovo.

Tre partiti in uno

Parlare di fascismo e nazismo, come fanno certi intellettuali di sinistra, è fuori luogo. Jobbik infatti non è un partito nazista, per il semplice motivo che il partito di Gábor non è un partito, ma tre partiti insieme. Secondo gli ultimi sondaggi esiste un partito fondato sulla sicurezza (nelle regioni dell’Ungheria orientale), i cui elettori vorrebbero uno stato forte contro i problemi di ordine pubblico e più protezione dai rom. Ma i dirigenti della Guardia ungherese [organizzazione paramilitare legata a Jobbik, bandita alla fine del 2009] e dello Jobbik non hanno ancora spiegato in che modo le loro marce possano risolvere qualcosa nell’integrazione dei rom ungheresi. E non hanno neppure dimostrato la necessità dell’uniforme, visto che i compiti della Guardia si riducevano al volontariato e all’aiuto alle zone colpite da inondazioni.

Tra i simpatizzanti di Jobbik ci sono anche gli elettori della destra radicale sottratti ad altri partiti, che temono l’invasione dell’Ungheria da parte degli imprenditori immobiliari israeliani e sono stufi del capitalismo, dell’Ue e del governo in generale. La loro forza è limitata, ma sono convinti che in Europa simili partiti sono capaci di influenzare le politiche del governo. Attribuiscono al loro partito un compito pedagogico: una volta al parlamento, potranno fare pressioni sul Fidesz [il partito conservatore favorito alle prossime elezioni] e spingerlo nella “giusta” direzione. Ma nessuno dei loro modelli stranieri, né il Pis polacco né l’Fpö austriaco, attacca i rom e gli ebrei o nega l’olocausto in modo così aperto come sul forum semi-ufficiale dello Jobbik. Neanche Ján Slota e il suo Partito nazionale slovacco osano tanto, anche se per alimentare l’odio dello straniero hanno a disposizione la minoranza ungherese della Slovacchia.

Capace di governare?

Infine, tra le file del partito c’è chi non nasconde le sue simpatie per il nazionalsocialismo. Per loro Jobbik è troppo democratico, ma si sforzano di essere realisti. Finora il partito è riuscito a conciliare la sua incomprensibile ammirazione per il primo ministro russo Vladimir Putin, la cui azione è spesso contraria agli interessi nazionali ungheresi, e la rivendicazione di demolire il memoriale in onore dei soldati russi della piazza Szabadság a Budapest. I simpatizzanti di Jobbik sono delusi di tutto tranne che dallo stato, anche se lo stato non ha certo brillato in questi ultimi anni.

E c’è da chiedersi come potrebbe funzionare nelle mani di un partito il cui scopo è lo scontro permanente. In fin dei conti Jobbik è solo un partito politico, e come qualunque partito politico si lascerà sicuramente coinvolgere in casi di corruzione, e finirà per suscitare delusione nella maggior parte dei suoi elettori. I piccoli furti, l’insicurezza, la precarietà o l’impotenza possono legittimare la rabbia e la delusione. Ma è possibile costruire su di essa una strategia politica? (adr)

Romania

Nazionalismo ungherese senza frontiere

Addestramento intensivo, atteggiamenti guerrieri, riunioni clandestine, uniformi con tanto di spalline, bandiere ungheresi, slogan revisionisti: con il Plotone siculo non si scherza. Dopo che lo scioglimento della Guardia ungherese, un gruppo di giovani siculi (la minoranza di origine ungherese in Romania) ha deciso di riprenderne l’attività. “Il Plotone siculo è la falange romena della Guardia ungherese”, scrive Adevarul. “Siamo siculi, né magiari né romeni. Ma ci sentiamo vicini alla Guardia ungherese”, afferma il leader del gruppo, il trentenne Csibi Barna. Per lui “l’indipendenza dei siculi” è un obiettivo personale. Tuttavia il gruppo, composto soprattutto da giovani, non nasconde le sue simpatie in favore della Guardia ungherese e vuole mantenere le tradizioni del suo popolo. “Qui come in Ungheria queste tradizioni si stanno perdendo di fronte alle nuove abitudini occidentali. E se scompaiono non potremo più parlare ungherese”, afferma uno dei suoi membri.

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