Kiev a un bivio

Entro novembre il governo ucraino dovrà decidere se firmare il partenariato con l’Ue o l’unione doganale con la Russia. Nei prossimi mesi Mosca farà di tutto per mantenere il paese nella sua sfera d’influenza.

Pubblicato il 29 Agosto 2013 alle 11:46

“L’alleanza con l’Unione europea contribuirà a fare dell’Ucraina un moderno stato europeo”, ha detto il presidente Viktor Janukovic il 24 agosto, in un discorso in occasione del ventiduesimo anniversario dell’indipendenza del paese. E mentre si affrettava ad aggiungere che per l’Ucraina sono di vitale importanza anche i buoni rapporti con la Russia, l’ordine stesso con il quale ha parlato di questi argomenti ha fatto capire inequivocabilmente da che parte soffia oggi il vento a Kiev.

Con una popolazione di 44 milioni di abitanti e un territorio che lo rende il paese più vasto interamente in Europa, l’Ucraina si trova davanti a una scelta storica tra un’intesa con Bruxelles e un trattato doganale con Mosca. Dato che i documenti prospettati si escludono a vicenda, [[Kiev deve prendere una decisione strategica]]. Se non firmasse l’accordo negoziato con l’Ue prima della fine dell’anno congelerebbe il processo di integrazione per parecchi anni o forse lo interromperebbe una volta per tutte. In termini pratici, ciò significa che l’Ucraina sceglierebbe come partner strategico il suo vicino orientale.

L’Ue è pronta a firmare un accordo di intesa, ma a tre condizioni: che l’Ucraina migliori il suo codice di procedura civile, adotti un regolamento elettorale conforme alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa, e risolva il problema dell’applicazione discriminatoria della legge. Soddisfare tutte e tre queste richieste non è fuori dalla portata di Janukovic: le prime due saranno rapidamente approvate tramite la Rada, dominata dal suo Partito delle regioni. Quanto alla terza condizione, potrà essere considerata soddisfatta quando l’ex parlamentare Julia Timoshenko sarà scarcerata, cosa non impossibile tenuto conto della liberazione all’inizio di quest’anno del suo più stretto collaboratore Juri Lutsenko.

Ovviamente, il leader ucraino è imprevedibile e può cambiare idea in qualsiasi momento. Oggi tuttavia appare determinato ad approdare alla firma dell’intesa con l’Ue in autunno. “A meno che non cambi idea, l’accordo di intesa dovrebbe essere firmato a novembre” ha detto a Polska the Times l’europarlamentare Pawel Zalewski (Piattaforma civica), esperto di questioni ucraine. Zalewski prevede che la Russia cercherà di far deragliare questo processo: “Mosca cercherà di creare un clima di tensione e conflitto, confidando che anche nel caso in cui l’Ucraina riuscisse a mantenere la calma, l’Ue finirà col cedere alle pressioni”, ha detto l’europarlamentare Pawel Kowal (Prima la Polonia, movimento di destra), a capo della missione di controllo del Parlamento europeo in Ucraina durante le elezioni generali del 2012.

Mosca ha già intrapreso qualche iniziativa per ammorbidire l’Ucraina. La comune cultura e civiltà dei due paesi è già stata messa in risalto dal presidente russo Vladimir Putin che ha fatto visita a Kiev per presenziare al 1025esimo anniversario della nascita ufficiale della Rus’ di Kiev. La sua visita, però, non ha avuto l’impatto che ci si attendeva, quindi Mosca ha sostituito alla carota un bastone, e ha dato inizio a una guerra commerciale bloccando l’importazione di alcuni articoli di produzione ucraina.

L’arma del gas

La crisi doganale è stata scongiurata relativamente subito, in particolare con l’aiuto dell’Ue, ma molti esperti credono che fosse solo l’inizio. Pavel Nuss, leader della Commissione civica per la salvezza dell’Ucraina, di recente ha suggerito che la Russia darà inizio al tentativo di destabilizzazione dell’Ucraina già a settembre, sfruttando i suoi mediatori d’influenza per aizzare gli ucraini contro la spinta filoeuropea. “[[C’è una grande probabilità che il conflitto degeneri in una guerra]]”, ha scritto Nuss, ricordando l’invasione russa del 2008 della Georgia, a pochi mesi di distanza da quando il Summit di Bucarest aveva promesso che alla Georgia e all’Ucraina sarebbe stato accordato il permesso di entrare nella Nato. Anche se questa volta il Cremlino non si spingerà a tanto, non si possono escludere provocazioni di grande rilievo, come l’interruzione dei rifornimenti di gas. In realtà la Russia ha già fatto ricorso all’arma del gas contro l’Ucraina due volte, nel 2006 e nel 2009.

Secondo un altro possibile scenario, la Russia cercherà di garantire che le elezioni presidenziali in Ucraina siano vinte da un candidato di sua scelta. “Il prossimo presidente potrebbe abrogare l’intero processo di intesa”, ha suggerito l’europarlamentare Pawel Zalewski. “L’Ucraina non è l’unico paese ad avvertire le pressioni: la Russia sta esercitando la sua influenza anche su Armenia e Moldavia perché smettano di cercare di stringere accordi con Bruxelles”, ha detto l’europarlamentare Jacek Saryusz-Wolski, di Piattaforma civica, vice-presidente di Euronest, la componente parlamentare della proposta Partnership orientale, formata dai membri del Parlamento europeo e dai parlamenti dei paesi dell’Europa dell’est.

I mesi che ci separano dal summit della Partnership orientale a novembre molto probabilmente saranno caratterizzati da un acceso conflitto diplomatico. La Polonia ne sarà uno dei teatri principali, perché ha interesse più di altri stati che si arrivi alla firma di un’intesa Ue-Ucraina. I russi lo sanno bene, quindi non è neanche impossibile che prima dei colloqui conclusivi cerchino di indebolire il governo polacco. Il Cremlino ha dimostrato molto bene e in molteplici occasioni la sua bravura nel mettere i politici polacchi gli uni contro gli altri: l’ultima volta è accaduto in aprile, quando un ministro polacco è stato destituito a causa di un memorandum firmato con Gazprom per le fornitura di gas.

Dall’Ucraina

La strategia di Mosca non funzionerà

I controlli doganali punitivi introdotti il 14 agosto dalla Russia sulle importazioni di articoli di produzione ucraina – che hanno innescato una serie di notevoli ridardi sui confini stradali e ferroviari – non convinceranno Kiev a rinunciare alle sue speranze di avvicinarsi all’Europa, scrive Den.

Il blocco delle importazioni, finalizzato a dissuadere Kiev dall’intesa con l’Ue e a indirizzarsi verso un’Unione doganale con la Russia, ha dato il via a una marea di rimostranze, compresa quella da parte della Commissione europea che ha bollato come “inaccettabile” questa tattica. Viacheslav Yutkin, vicepresidente del consiglio di amministrazione di Prominvestbank, ha detto a Den:

Non penso che simili azioni convinceranno l’Ucraina ad aderire all’unione doganale. Al contrario: potrà esserci una reazione opposta, che arrecherà danno alla Russia. Credo anche che la maggioranza dei russi condivida questa opinione, perché questo conflitto commerciale dimostra quanto siano sbagliati i metodi adottati e perché sta prendendo una brutta piega. Si prefigura una vera e propria ‘guerra’.

Per il giornale di Kiev l’intimidazione di Mosca è destinata a fallire, perché se l’Ucraina volterà le spalle all’Ue

Ciò provocherà una crisi politica e priverà il presidente Viktor Janukovic di qualsiasi chance alle prossime presidenziali.

Il quotidiano riferisce anche che i media russi prevedono che se il conflitto proseguirà:

Il servizio russo di immigrazione potrebbe ricorrere a un’espulsione in massa dei lavoratori ucraini ospiti nel suo territorio.

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