A stone marking the Injazat Future real-estate near Dobro, Bosnia-Herzegovina. | Photo: ©Alena Beširević Una pietra indica il terreno di Injazat Future nei pressi di Dobro, in Bosnia-Erzegovina. | Foto: ©Alena Beširević

AAA vendonsi a investitori del Golfo terreni non edificabili o protetti in Bosnia Erzegovina

Aziende di proprietà kuwaitiana hanno acquistato, suddiviso in lotti e pubblicizzato terreni in Bosnia-Erzegovina ad acquirenti del Golfo persico. Ma la giustizia sostiene che i terreni sono stati disboscati illegalmente e che non sono edificabili, mentre gli acquirenti affermano di essere stati ingannati.

Pubblicato il 20 Maggio 2026
A stone marking the Injazat Future real-estate near Dobro, Bosnia-Herzegovina. | Photo: ©Alena Beširević Una pietra indica il terreno di Injazat Future nei pressi di Dobro, in Bosnia-Erzegovina. | Foto: ©Alena Beširević

Giovani piantine spuntano dal terreno spoglio da cui sono stati rimossi gli alberi. La neve che si è sciolta in questa giornata di gennaio scorre lungo i solchi della strada sterrata che porta al villaggio di Dobro, nel comune di Visoko, nella Bosnia-Erzegovina centrale. Nulla, tranne la scritta “Injazat” incisa su un’enorme pietra in mezzo a un prato, indica la presenza di un cantiere.

Tre anni fa, le ruspe che disboscavano la foresta e dividevano i lotti di terreno sono state riprese per un video promozionale.

Alla fine del 2021 la società kuwaitiana Poduhvati Buducnosti – Injazat Future ha acquistato grandi quantità di terreno a Dobro, dove erano state riprese le ruspe. Secondo i dati della mappa catastale, questa società possiede ora circa 60 ettari di terreno, pari all’incirca alla superficie di 80 campi da calcio.

The land bought by Poduhvati Budućnosti - Injazat Future near Dobro. | Photo: ©Detektor
I terreni acquistati da Poduhvati Buducnosti – Injazat Future a Dobro. | Foto: ©Detektor

Tuttavia, secondo il piano regolatore l'edificazione è vietata su parte di questa zona. Gli appezzamenti si trovano in parte su terreni agricoli o forestali e in una zona di tutela delle risorse idriche.

La nostra inchiesta rivela come Injazat, una società kuwaitiana, abbia aperto diverse filiali in Bosnia-Erzegovina negli ultimi 14 anni. Attraverso queste società ha acquistato appezzamenti agricoli, forestali ed edificabili da residenti e aziende locali, li ha suddivisi, bonificati e offerti ad acquirenti dei paesi del Golfo Persico a prezzi significativamente più alti. Agli acquirenti è stato detto che avrebbero potuto costruire case su alcuni di questi appezzamenti, anche se non sono mai stati ottenuti i permessi per tutti.

Due casi di devastazione forestale

Con immagini idilliache della natura bosniaca, Injazat attira acquirenti dal Golfo attraverso i social media. Sul profilo Instagram dell’azienda nel dicembre 2022 sono stati condivisi video di disboscamento come materiale promozionale per mostrare i lavori in corso.

Screenshot of Injazat Future’s real estate page in Visoko. 
Screenshot della pagina immobiliare di Injazat Future a Visoko.

L’azienda e le persone a essa collegate devono ora affrontare due casi di devastazione forestale.

La prima accusa, presentata e confermata nel luglio 2025 dalla Procura del Cantone di Zenica-Doboj, riguarda presunti tagli illegali effettuati tra maggio 2022 e maggio 2023 nel comune di Visoko. Secondo l'atto di accusa la società ha abbattuto alberi su un'area grande quanto cinque campi e mezzo da calcio, creando una zona brulla e causando un danno stimato in circa 31mila marchi bosniaci – circa 15mila euro – all'Amministrazione forestale cantonale.

Un secondo atto di accusa, depositato il 4 febbraio 2026 dalla stessa procura, riguarda presunti tagli illegali a Dobro, sempre nel comune di Visoko. Secondo l'atto di accusa il disboscamento è stato effettuato su un'area equivalente a 25 campi da calcio.

Lo stesso atto di accusa sostiene che la biodiversità è stata compromessa, la sopravvivenza della foresta e le sue funzioni ecologiche sono state messe a rischio e gli imputati hanno causato un danno all'Amministrazione forestale cantonale stimato in circa 150mila marchi (circa 76.730 euro).

Entrambi i procedimenti sono in corso.

Costruzioni abusive a Visoko

Nel 2022, nello stesso comune, i rappresentanti della società kuwaitiana in Bosnia-Erzegovina hanno avviato illegalmente la costruzione di due edifici. Insieme a un'altra persona, Salah Sulaiman Kshash Al-Nidawi, che ricopre cariche dirigenziali in tre delle quattro società di proprietà di Abu Shaibah, è stato condannato in via definitiva e multato dal Tribunale municipale di Visoko per costruzione abusiva nel maggio 2023.

Il tribunale ha stabilito che nel corso del 2021, in qualità di responsabili della società, gli imputati avevano avviato la costruzione di diversi edifici residenziali nell’area di Visoko senza permessi e in violazione della normativa urbanistica vigente.

Secondo la sentenza del tribunale hanno avviato i lavori su terreni agricoli, al di fuori dei confini dell’area urbana ed edificabile.Gli imputati sono stati multati di 4.000 BAM (circa 2.000 euro) ciascuno.

Gli acquirenti si lamentano sui social media

Nonostante gli sforzi per mantenere una solida reputazione attraverso incontri con funzionari in Bosnia-Erzegovina e contatti diplomatici, i commenti sui profili social di Injazat evidenziano un diffuso malcontento tra gli acquirenti. Diversi clienti lamentano la mancanza di risposta da parte della società alle loro domande o manifestano il loro rammarico per l’acquisto effettuato.

Sappiamo che la società kuwaitiana Injazat Future, che si pubblicizza come specializzata nella vendita di immobili, possiede diverse società attraverso le quali opera in Bosnia-Erzegovina. Di proprietà di Nayef Abu Shaibah, che si presenta ai media come il proprietario dell’omonima società kuwaitiana, queste includono Injazat Future, Senyar, Deema e la società Nayef Abu Shaibah in Bosnia-Erzegovina.

Abbiamo inviato una serie di domande sulle attività delle società e sulle critiche mosse ai contatti online disponibili di Injazat Future. Abbiamo anche visitato la sede della società a Hadžići, dove abbiamo lasciato delle domande ai dipendenti. Al momento della pubblicazione non era pervenuta alcuna risposta.

Scarsa applicazione delle norme e edilizia abusiva

Aladin Abdagić, direttore del Center for Investigative Journalism, che ha condotto ricerche sulle società fondate con capitali provenienti dai paesi del Medio Oriente che investivano nell’acquisto di immobili in Bosnia-Erzegovina, ci ha riferito che all’inizio del 2019 erano state registrate nella Federazione di Bosnia-Erzegovina poco più di 1.600 società di questo tipo.

La ricerca del Center for Investigative Journalism all’epoca mostrava che alcuni investitori stavano costruendo illegalmente grandi complessi residenziali. “Hanno sfruttato le debolezze del sistema bosniaco, ignorando le ordinanze di sospensione dei lavori e di demolizione degli edifici. I proprietari di questi complessi se la cavavano con un semplice richiamo verbale da parte delle autorità locali, e i lavori venivano spesso interrotti solo dopo che avevano costruito la maggior parte delle ville previste”, ci ha spiegato Abdagić.

Abdagić ha aggiunto che dalle ricerche è emerso che i procedimenti giudiziari contro i costruttori abusivi erano rari e si concludevano con multe minime.

Dieci milioni per un paio di ettari di terreno a Breza

Nella località di Sutješćica presso Breza, la società di Nayef Abu Shaibah ha acquistato circa 2,5 ettari di terreno, pari all’incirca a 3,5 campi da calcio. Sul sito web di Poduhvati Budućnosti – Injazat Future il terreno era presentato come residenziale. La pagina della società mostrava i progetti per la costruzione di 43 case e una moschea.

La società Nayef Abu Shaibah ha acquistato uno dei due ettari e mezzo che possiede nella zona per 60.500 marchi (circa 30.100 euro). Esaminando il piano regolatore abbiamo scoperto che questo terreno è attualmente inagibile per l'edilizia.

Sul sito web di Injazat si afferma che il progetto costa due milioni di dinari kuwaitiani, circa 11 milioni di marchi (circa 56,2 milioni di euro). Il sito web afferma che il terreno è stato venduto, ma gli edifici mostrati nell’illustrazione non sono stati costruiti, nemmeno dopo sei anni.

Vedad Jusić, il sindaco di Breza, ha dichiarato che le vendite di terreni a investitori arabi in quel comune sono cominciate nel 2013, quando un gruppo di residenti locali ha acquistato grandi quantità di terreno in aree che all’epoca non erano destinate all’edilizia.

“Quei lotti sono stati poi rivenduti ad altri individui, persone giuridiche, società e investitori stranieri, i quali, dopo un certo periodo, hanno fatto valere i propri diritti, ovvero hanno cercato di risolvere alcune questioni amministrative relative all’edilizia”, ci ha spiegato Jusić.

Il sindaco ha aggiunto che, attraverso il piano regolatore, il comune aveva cercato di consentire agli acquirenti di costruire in quelle aree, ma non ci è riuscito nella forma prevista. In quel periodo, il sindaco di Breza era Halil Tuzlić, deceduto nel frattempo.

“Tuttavia, per altri motivi, che si tratti di frane, terreni forestali o altro, quelle aree non sono affatto edificabili. Eppure in quei documenti di pianificazione territoriale sono indicate come aree di espansione edilizia o terreni edificabili, e questo ora rappresenta un problema per il comune a causa alle richieste di alcuni privati di costruire su quei terreni”, spiega il sindaco Jusić.

Come mostra il piano regolatore di Breza, valido fino al 2029, i terreni acquistati dalla società kuwaitiana si trovano su terreni a rischio. L’edificazione è consentita solo se la società completa le indagini geologiche, bonifica l’area e ottiene il consenso del ministero cantonale attestante che le misure adottate sono sufficienti ed eliminano il pericolo.

Secondo la documentazione consultata non risultano dati che dimostrino che l’investitore abbia completato questo processo per diversi lotti prima del febbraio 2026. In pratica, ha spiegato Jusić, questa limitazione potrebbe comportare per il proprietario investimenti di svariati milioni affinché possa soddisfare le condizioni per poter costruire.

A screenshot of Abu Shaibah’s promotional video for Injazat development on Instagram.
Un'immagine del video promozionale pubblicato da Abu Shaibah su Instagram per il progetto Injazat.

Nel 2023 Abu Shaibah ha donato una facciata dell’edificio del Majlis (moschea) della comunità islamica di Gračanica, vicino a Visoko, nel 2023, e ha anche sponsorizzato la squadra di calcio Mladost di Župča, a Breza. Injazat è stata anche lo sponsor generale dell’evento estivo di Hadžići nel 2025, per il quale il Comune ha ringraziato ufficialmente l’azienda sul proprio profilo Facebook.

Avvertimenti dal Kuwait

In un video pubblicato sui social media nell'agosto 2024 l'avvocato kuwaitiano Fahad Al-Hadad ha messo in guardia i cittadini del suo paese su quelle che ha descritto come truffe immobiliari in corso in Bosnia-Erzegovina. “La maggior parte delle persone coinvolte sono kuwaitiani, soprattutto in Bosnia”, ha detto l’avvocato, che non ha però risposto alla nostra richiesta di intervista. “Vendono terreni non edificabili, non case. Questi terreni sono considerati agricoli, non residenziali.”

Nel settembre 2023 l’influencer saudita Khaled Al-Harbi, che nel suo profilo si descrive come vicepresidente del Comitato per la sensibilizzazione dei consumatori presso la Camera di commercio di Riyadh, ha pubblicato su TikTok con lo pseudonimo di “Abueyas” la notizia che era stato scoperto un presunto sistema di frodi fondiarie su larga scala che coinvolgeva società che avrebbero guadagnato milioni vendendo appezzamenti di terreno inesistenti a investitori in tutto il mondo, specificando che si trattava della Bosnia-Erzegovina.

Nel suo post ha mosso accuse contro società anonime operanti in Bosnia. Al-Harbi ha affermato che queste società producono documenti di proprietà terriera falsi, spesso stampati su semplici fogli A4 verdi e li presentano come atti di proprietà ufficiali. Abbiamo contattato Al-Harbi, chiedendogli di chiarire le sue affermazioni; a oggi non ha risposto.

Nel gennaio 2026 l’avvocato kuwaitiano Abdullah Alkhwash ha reso pubblica una sentenza che ordinava a una società immobiliare e a un influencer di moda kuwaitiano di pagare circa 65.000 marchi (circa 33.200 euro) dopo che avevano venduto congiuntamente un terreno in Bosnia-Erzegovina a un cittadino kuwaitiano, che in seguito si è rivelato non edificabile.

Alkhwash ci ha riferito che queste società vendono terreni sostenendo che sono destinati all’edilizia residenziale, ma in seguito si scopre che si tratta di terreni agricoli o boschivi.

“In precedenza avevo pubblicato avvertimenti attraverso i miei contatti personali, sottolineando l’importanza della cautela, del rispetto delle procedure appropriate e di condurre un’analisi approfondita prima di acquistare terreni o firmare contratti”, ha affermato Alkhwash. “Va notato che tutte le cause che ho intentato contro queste società hanno avuto esito positivo e nessuna è stata persa”, ha detto, senza nominare le società. Alkhwash ha aggiunto che ci sono diverse sentenze definitive in casi simili di frode immobiliare.

“Alcune di queste sentenze ordinano alle società di rescindere i contratti di vendita a causa del mancato adempimento degli obblighi contrattuali relativi alla costruzione di ville secondo le specifiche concordate. Altre sentenze annullano i contratti di vendita dopo che è stato accertato che il terreno non era destinato all’edilizia residenziale, e alle società è stato ordinato di restituire gli importi versati insieme al risarcimento”.

A causa della diffusione di pratiche fraudolente in Kuwait, alla fine del 2024 l’allora ministro del commercio e dell’Industria, Halifa Abdullah Al-Ajil, ha emesso una raccomandazione che stabilisce che gli immobili possono essere pubblicizzati solo con il consenso del proprietario, con informazioni accurate e complete e previa notifica alle autorità competenti.

La raccomandazione stabilisce, tra l’altro, che è vietato nascondere difetti che incidono sul valore dell’immobile o sulla decisione di acquisto. Il ministero del commercio kuwaitiano non ha risposto alla nostra richiesta di chiarimenti in merito all’avviso.

Una rete di società

La sede centrale di Injazat Future, rappresentata per lo più da Nayef Abu Shaibah, si trova in Kuwait, presso un indirizzo nel Mousa Trade Center. Secondo il suo sito web la società opera anche in Egitto, Georgia, Germania e Turchia. In Bosnia-Erzegovina, Injazat ha una società con lo stesso nome e diverse filiali con lo stesso proprietario e indirizzo.

La società più antica porta il nome di Nayef Abu Shaibah ed è stata fondata nel 2012, originariamente a Visoko, prima che la sua sede fosse trasferita a Hadžići nel 2022. Senyar è stata costituita due anni dopo, mentre Poduhvati Budućnosti – Injazat Future è stata fondata nel 2015. Deema è la società più giovane di proprietà di Abu Shaibah ed è stata costituita nel luglio 2022.

Sul sito web di Injazat la società dichiara di possedere terreni in 107 località in Bosnia-Erzegovina, la maggior parte dei quali, secondo il sito, è già stata venduta.

Nonostante queste presunte vendite, due delle tre società di Abu Shaibah in Bosnia-Erzegovina hanno operato in perdita nel 2024. Solo la società che porta il suo nome ha chiuso l’anno precedente con un utile di oltre 100mila marchi (circa 51mila euro). Secondo i dati del 2023 Senyar ha registrato una perdita di circa 300mila marchi. Deema ha avuto un deficit di diecimila marchi nello stesso anno.

I conti ufficiali mostrano che Poduhvati Budućnosti – Injazat Future ha registrato una rapida crescita in termini di bilancio tra il 2022 e il 2024. Le sue attività sono passate da oltre 33 milioni di marchi a oltre 51 milioni di marchi, il che suggerisce che la società abbia accumulato beni immobili o altre attività durante questo periodo. Ma questa crescita è stata accompagnata, e leggermente superata, da un aumento delle passività, che sono salite da oltre 35 milioni a oltre 54 milioni di marchi. In altre parole l'espansione non è stata accompagnata da risultati finanziari più solidi. Al contrario, la società ha registrato perdite annuali crescenti: oltre 500mila marchi nel 2022, oltre 700mila marchi nel 2023 e quasi 900mila marchi nel 2024.

Nel loro insieme, questi dati sollevano interrogativi sulla posizione finanziaria della società. Mostrano un aumento delle attività, coerente con la continua acquisizione o rivalutazione di terreni, ma anche un parallelo aumento delle passività e un aggravarsi delle perdite. Senza il bilancio completo non è possibile determinare l’origine delle passività o la natura precisa delle attività. Tuttavia, i dati disponibili suggeriscono che la crescita della società non è stata accompagnata da un’attività redditizia.

Non abbiamo ricevuto alcuna risposta alle e-mail inviate a Injazat Future. Anche i tentativi di contattare la società tramite WhatsApp e altri mezzi non hanno avuto esito positivo.

La Bosnia in vendita per gli acquirenti del Golfo

Injazat Future vende lotti a investitori del Golfo, rivolgendosi principalmente ad acquirenti dal reddito medio con prezzi accessibili a partire da 10.500 dollari, circa 8.500 euro. Le leggi della Bosnia-Erzegovina vietano agli stranieri di possedere direttamente terreni, lasciando agli acquirenti la possibilità di registrare i terreni a nome di una società locale.

In risposta a queste restrizioni, Abu Shaibah offre due opzioni: registrare il terreno a nome della società Injazat, con un accordo di rinuncia che conferisce all’acquirente pieni diritti di utilizzo, oppure costituire una società bosniaca di proprietà dell’acquirente, anche se non lo raccomanda a causa di quelle che descrive come “tasse elevate e procedure lunghe”.

Sui canali social di Injazat, Abu Shaibah ha detto ai potenziali acquirenti provenienti dal Golfo che ottenere i permessi richiede circa un mese e che la società offre servizi di costruzione chiavi in mano. Promuove gli investimenti in Bosnia-Erzegovina come un’opportunità strategica, sostenendo che il potenziale ingresso del paese nell’Ue potrebbe aumentare di parecchie volte il valore degli immobili.

La strategia di marketing si basa in gran parte su campagne sui social media e sui rapporti con le autorità. In un post compare anche l’ambasciatore bosniaco in Kuwait, Nusret Cančar. “Si è trattato di un ricevimento collettivo. Erano interessati a possibili cambiamenti e ulteriori forme di cooperazione, e io li ho informati. Anche Injazat era presente in quel momento. E né io, né nessun altro, abbiamo l’autorità di decidere chi ricevere e chi no. Era un incontro pubblico, e tutti gli interessati hanno partecipato, compreso questo signore [Abu Shaibah], tra gli altri”, ci ha detto Cančar.

Accesso politico e domande senza risposta

Nell’ottobre 2025 il proprietario di Poduhvati Buducnosti – Injazat Future ha incontrato il primo ministro del Cantone di Zenica-Doboj, Nezir Pivić, e Ahamn Alshlimiy, un funzionario del governo del Kuwait. Abu Shaibah è stato presentato come un investitore kuwaitiano che si è detto soddisfatto del clima degli investimenti, ma ha aggiunto che “ci sono ostacoli di natura amministrativa che rallentano i nuovi investimenti e l’espansione delle attività”.

“Prima dell’incontro e anche dopo l’incontro con il signor Abu Shaibah, non ero a conoscenza che fossero stati avviati procedimenti contro la società Poduhvati Buducnosti – Injazat Future […]. Ho incontrato il signor Abu Shaibah per la prima volta in occasione di una riunione presso l’Ufficio del primo ministro che si è tenuta il 14 ottobre 2025, e dopo quell’incontro non abbiamo avuto alcun contatto”, ci ha detto Pivić.

Abu Shaibah ha anche pubblicato sui social media di Injazat delle foto che lo ritraggono insieme ad Adil Osmanović, un funzionario di lunga data dell’SDA che attualmente è membro della Camera dei Popoli della Republika Srpska e segretario del partito Naprijed. Nello stesso post sono presenti anche foto con il sindaco di Breza, Vedad Jusić, il sindaco di Visoko, Mirza Ganić, e gli ex sindaci di Ilijaš, Akif Fazlić, e di Vogošća, Edin Smajić. Ganić aveva incontrato Nayef Abu Shaibah appena due settimane prima della pubblicazione del video sulla deforestazione a Dobro. In quell'occasione, anche ad Abu Shaibah era stato offerto un regalo. Ganić non ha risposto alla nostra richiesta di discutere dei suoi contatti con il proprietario della società kuwaitiana.

L'edificio che ospita gli uffici di Injazat a Hadžići, in Bosnia-Erzegovina. | Foto: ©Alena Beširević

Osmanović ha confermato di aver partecipato a un incontro con alcuni uomini d’affari al Malak Hotel, dove erano presenti uno sceicco kuwaitiano di cui non ha menzionato il nome, il proprietario di Injazat e diversi sindaci.

“All’epoca ero membro della Camera dei rappresentanti e, quando mi hanno invitato, mi hanno detto che, oltre agli imprenditori, sarebbero stati presenti anche rappresentanti del parlamento kuwaitiano.” Ha aggiunto che durante l’incontro si è discusso di opportunità di investimento in Bosnia-Erzegovina. “Gli imprenditori e lo sceicco erano particolarmente interessati alla possibilità di esportare carne di pollo in Kuwait, nonché alla possibilità di investire nell’agricoltura in Bosnia-Erzegovina”, ci ha detto Osmanović, aggiungendo di non aver avuto altri contatti con il proprietario di Injazat.

Contatti diplomatici

Nel 2017 Abu Shaibah ha incontrato anche l’ex ambasciatore bosniaco in Kuwait, Mehmed Halilović. Secondo il portale Istraga nel 2017 Halilović ha deciso che i fondi donati dal Kuwait alla Bosnia-Erzegovina sarebbero dovuti essere versati in contanti anziché tramite bonifico bancario. Da allora fino al 2023, secondo lo stesso portale, sono scomparsi almeno 1,2 milioni di euro. L’ex ambasciatore ha dichiarato di non ricordare di aver firmato nulla in merito.

The mayor of Visoko, Mirza Ganić, and Nayef Abu Shaibah. Caption from Inzajat’s Instagram account.
Il sindaco di Visoko, Mirza Ganić, e Nayef Abu Shaibah. Foto tratta dall'account Instagram di Inzajat.

Halilović ci ha riferito che, a seguito di una richiesta del Kuwait, si è fatto promotore di una legge che esentasse i kuwaitiani dalle norme di reciprocità, consentendo loro di acquistare terreni e immobili in Bosnia-Erzegovina. Non ricordava i dettagli dell’incontro con Nayef Abu Shaibah.

“L’ho incontrato perché me lo aveva raccomandato l’ambasciatore precedente, e lui aveva una certa continuità in relazione alla Bosnia-Erzegovina. All’epoca era un investitore; avevano una società e un ufficio in Kuwait, e io ho lasciato il Kuwait nel 2018. So che alcuni amici mi hanno detto di avere degli immobili a Visoko, di avere immobili a Hadzici, di avere immobili – ora non ne sono sicuro – credo anche a Ilijas”, ha detto Halilović.

Alla domanda sulla sparizione di denaro dall’ambasciata del Kuwait, Halilović ha detto di aver già risposto ad Avdo Avdić, direttore di Istraga. “La Procura della Bosnia-Erzegovina ha un caso in corso relativo alle accuse di uso improprio delle donazioni provenienti dal Kuwait. Il caso è in fase di accertamento, non è stata presa alcuna decisione da parte della procura”, ci ha comunicato l’Ufficio relazioni pubbliche della procura della Bosnia-Erzegovina.

I procedimenti giudiziari e gli ostacoli legali che impediscono la costruzione su terreni di proprietà di società legate al capitale kuwaitiano non hanno impedito ad Abu Shaibah di continuare a promuovere le bellezze naturali della Bosnia-Erzegovina presso gli acquirenti dei paesi del Golfo.

“La stagione della neve in Bosnia, la terra della bellezza”, recita uno degli ultimi post in arabo dell'azienda su Instagram, accanto a un video di una strada di montagna innevata. Intanto, nei paesi del Golfo persico gli acquirenti continuano a ricevere contenuti promozionali mentre i procedimenti giudiziari sono in corso.

🤝 Questa inchiesta è stata realizzata in collaborazione con l’Arab Reporters for Investigative Journalism (ARIJ), con il sostegno di Journalismfund Europe. È stata pubblicata per la prima volta su Detektor.

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