L’euro ancora in pericolo

Il piano di aiuti straordinari offre un salvagente alla Grecia, ma sul lungo periodo l’avvenire della moneta pubblica e la governance dell’Unione restano ancora a rischio. I pareri della stampa europea.

Pubblicato il 3 Maggio 2010 alle 15:19
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Il piano di aiuti per salvare la Grecia dalla bancarotta, approvato il 2 maggio dai ministri delle finanze dei paesi della zona euro – per una cifra pari a 110 miliardi di euro, 45 dei quali quest’anno – era atteso da tempo. Si tratta di un “aiuto concreto che allontana lo spettro dell’insolvenza e concede alla Grecia il tempo di applicare e ottenere risultati da una terapia choc di raro impatto sulla sua economia”, scrive Libération. "Non c’era altra scelta: il panico dei mercati nei confronti di un’eventuale insolvenza greca minacciava di estendersi ad altri paesi della zona euro, prima tra tutti la Spagna”.

Certo, “finalmente si intravede un epilogo alla crisi greca”, sostiene Le Figaro. L’Unione Europea contribuirà a questo piano di salvataggio con 80 miliardi di euro, mentre il Fondo monetario internazionale parteciperà con 30 miliardi, una cifra “mai vista nella storia della finanza recente”. Der Spiegel titola che “la zona euro è in fiamme” e preconizza “l’ultima bolla”. Il caso della Grecia non sarebbe che l’inizio. Da tempo, scrive il settimanale, gli stati industrializzati vivono molto al di sopra dei loro mezzi, e la crisi finanziaria ha gonfiato enormemente il debito pubblico. Oggi è arrivata la resa dei conti per questo benessere a credito: delineando uno scenario apocalittico, caratterizzato da un crollo finanziario che parte da Atene e trascina l’Europa e il modo intero in una crisi addirittura peggiore di quella innescata dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008, Der Spiegel scrive infatti che “non tutti saranno in grado di pagare: le economie di tutto il mondo si troveranno a dover affrontare una rigida cura disintossicante o una lunga svalutazione”.

Una camicia di forza politica

In questo contesto, il premio Nobel per l’economia Paul Krugman si chiede in un editoriale pubblicato sul New York Times e ripreso dall’Irish Times: “L’euro è a rischio? In una parola: sì”. La valuta europea resta appesa alla reazione inadeguata dei paesi europei: “Ciò che la crisi dimostra è il rischio di farsi immobilizzare da una camicia di forza politica. Adottando l’euro, i governi di Grecia, Portogallo e Spagna si sono privati della loro capacità di reagire agli avvenimenti in modo flessibile. Quando la crisi colpisce, i governi devono poter agire. Questo dettaglio gli artefici dell’euro l’hanno dimenticato”.

“Se la crisi greca era un test per sapere se l’euro può resistere a tempi duri, la risposta è negativa”, sentenzia il Financial Times Deutschland. Secondo il giornale economico, la questione sta tutta nel capire se “la Germania, in qualità di grande paese della zona euro, zoccolo duro della stabilità, sostenga l’euro con tutte le proprie forze. Berlino deve cambiare strada”. Il governo, a ogni buon conto, “farebbe bene a spiegare ai suoi cittadini che l’euro è qualcosa di più che un servizio offerto per evitare di recarsi in banca prima di partire per la Spagna in vacanza”.

Le malinconie della Germania

Per Barbara Spinelli, “Una sorta di malinconia minaccia di sommergere i governanti tedeschi, fatta di paura dell’impopolarità, di diffidenza istintiva verso il mondo esterno, e di quella singolare forma d’orgoglio che li spinge a rifiutare, in Europa, l’esercizio di una guida politica decisa”. La giornalista de La Stampa constata che “La storia della doppia crisi greca ed europea è, al contempo, la storia della difficile uscita della Germania dalla malinconia. Della lenta, insicura gestazione di un Paese che accetta di guidare l’uscita dalla crisi ricominciando a credere nell’Europa”.

Spinelli fa risalire "le nuove ansie della Germania, le sue nuove diffidenze verso l’Europa" al 1994, anno in cui la Francia rifiutò il progetto di Wolfgang Schäuble di una più stretta unione politica e militare. È questa l’origine della "forza frenante che s’impersona nella sua Corte Costituzionale" e della "scarsa leadership europea che esercita Angela Merkel". "Perché la vecchia scommessa di Schäuble riprenda il suo cammino occorre non solo che la Germania ricominci a pensare l’Unione, ma che tutta l’Europa – Parigi in testa – ripensi se stessa e le difficoltà tedesche. Le grandi crisi sono l’occasione perché questo possa accadere."

Handelsblatt scende in campo

Oggi nell’Unione “sono tornati a comandare i grandi paesi”, titola Nrc Handelsblad. Il quotidiano olandese osserva infatti che la crisi greca mette in luce “una nuova realtà geopolitica nell’ambito dell’Unione Europea. Dopo un lungo periodo di grande influenza politica della Commissione Europea, a tenere le redini oggi sono i singoli paesi. Questo significa ‘i grandi paesi’”. La crisi attuale ha un regista: si tratta del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schäuble. “Si nasconde […] dietro il Fmi e la Bce, ma queste due istituzioni di fatto si limitano a elaborare i dettagli tecnici delle riforme e delle restrizioni di budget decise da Schaüble, che i greci non potranno che accettare”.

Di fronte a questa situazione, Handelsblatt ha deciso di agire. “Essendo il giornale economico più importante della zona euro, Handelsblatt si sente in dovere di intervenire come voce della ragione”, scrive il direttore Gabor Steingart. Il giornale ha lanciato la campagna “Io acquisto titolo greci”, esortando tutti ad aiutare Atene comperando titoli fino a un valore di ottomila euro. “Gli stati da soli non possono salvare la Grecia. La stabilizzazione del paese potrà riuscire soltanto se potrà finanziarsi sul mercato. Ora dunque tocca alle banche fare qualcosa, ma anche ai cittadini d’Europa: è ora di aiutare concretamente Atene e di mostrarsi fiduciosi”. (ab)

Visto da Madrid

Una mano tesa alle banche

"L’Unione europea sta per varare il più imponente piano di salvataggio economico della sua storia per rimettere in piedi il settore bancario continentale", scrive El Mundo. Una grossa fetta della torta da 110 miliardi di euro messa a disposizione della Grecia in cambio del piano di rientro strutturale sarà infatti dedicata a pagare i debiti di Atene. "La maggioranza degli enti creditori sono banche europpe, titolari di due terzi del debito complessivo greco". Il quotidiano madrileno sottolinea che gli istituti bancari maggiormente coinvolti sono quelli francesi, che vantano un credito di 56 miliardi di euro, seguiti da tedeschi (34 miliardi) e britannici (11 miliardi). Perfino il Portogallo, altro paese in crisi profonda, è titolare di un credito con la Grecia di 7,8 miliardi. La Spagna, che contribuirà al piano eurpeo con 9,8 miliardi di euro (12 per cento), è coinvolta indirettamente. "Un terzo del debito portoghese è infatti in mani spagnole". L’editoriale di El Mundo avverte che se il governo non prenderà misure immediate "l’economia spagnola potrebbe fare presto la fine di quella greca".

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