L’isola felice della libertà di stampa

Raccogliere le leggi più favorevoli ai media e proteggere i giornalisti di tutto il mondo dai processi per diffamazione: sostenuta da diversi deputati islandesi, l’idea lanciata dal sito WikiLeaks si sta facendo strada. 

Pubblicato il 18 Febbraio 2010 alle 16:15
Illustrazione: Presseurop

L’Islanda vuole diventare il paradiso dei giornalisti. Il parlamento di Reykjavik deve discutere un’iniziativa che prevede l’adozione di leggi che offrano più protezione ai giornalisti e alle loro fonti per rafforzare la libertà di espressione. La proposta non è casuale, perché l’Islanda era già stata definita da Reporters sans frontières come il paese dove i giornalisti godono della maggiore libertà di espressione.

Il progetto, chiamato Iniziativa islandese per la modernizzazione dei media, è stato presentato ufficialmente il 16 febbraio al parlamento di Reykjavik da alcuni deputati appoggiati dai rappresentanti del sito WikiLeaks, specializzato nella pubblicazione di scoop giornalistici. Se l’iniziativa incontrerà il sostegno necessario, il governo chiederà al parlamento di discutere sull’introduzione di un insieme di leggi dirette a proteggere i giornalisti e le loro fonti. In questo caso giornali, televisioni e siti di tutto il mondo potrebbero aprire degli uffici offshore in Islanda. Questo obiettivo potrà essere realizzato integrando nella legge islandese le buone pratiche legislative di tutto il mondo, spiega Julian Assange, editor di WikiLeaks. In diversi paesi ci sono delle buone leggi, ma nessun paese le ha tutte.

Basta col turismo della diffamazione

WikiLeaks dispone di server collocati in luoghi strategici un po’ in tutto il mondo, il che le permette di pubblicare o di canalizzare le informazioni attraverso paesi in cui il quadro giuridico è più permissivo. Negli ultimi tre anni il sito ha collezionato più di cento denunce, ma non ha mai perso un processo. La proposta fatta all’Islanda è frutto di questa esperienza.

La nuova legislazione dovrebbe offrire una protezione giuridica alle fonti di informazione, oltre alla protezione delle comunicazioni tra i giornalisti e le loro fonti. Inoltre saranno incluse delle misure per mettere fine a quello che viene definito il “turismo di diffamazione”, cioè la pratica di intentare dei processi nei paesi in cui le giurisdizioni sono più favorevoli, indipendentemente dal paese in cui le parti hanno la loro sede legale.

Grazie a queste proposte chi sarà accusato di diffamazione potrebbe intentare a sua volta un controprocesso in Islanda contro i “turisti della diffamazione”. Andrew Scott, professore di diritto alla London School of Economics, ritiene che queste misure “trasformerebbero l’umile [giornalista] islandese in un superuomo giuridico, che non potrebbe più essere minacciato dai tribunali al di fuori dell’Islanda per i commenti fatti nel suo paese”.

Ai primi posti per la libertà di stampa

La proposta mira a proteggere non solo i giornalisti, ma anche le imprese che ospitano le informazioni o gli altri intermediari. “Lo scopo della legislazione non è permettere la pubblicazione senza restrizione di insulti o fare dell’Islanda il paese della stampa scandalistica, dei pedofili o di altre attività del genere”, spiegano i promotori del progetto di legge. “L’idea è quella di creare un quadro favorevole al giornalismo di investigazione dei media di tutto il mondo”, precisa Assange.

L’Islanda è stata scelta perché la sua classe politica è disponibile al cambiamento. Nel 2008, inoltre, il paese ha occupato il primo posto nella classifica della libertà della stampa dell’organizzazione Reporters sans frontières. Un risultato che significa che questo paese possiede già una delle legislazioni più permissive al mondo in questo campo. I redattori di WikiLeaks pensano inoltre che in Islanda vi sia una reale volontà politica per questo tipo di riforma, visto che i media islandesi hanno sofferto a loro volta del turismo della diffamazione. (adr)

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