Fino a qualche anno fa la Moldova era considerata da molti uno degli stati più vulnerabili d’Europa: dipendente dall’energia russa, afflitta dalla corruzione e stretta nella morsa dell’influenza del Cremlino.
Oggi il paese si appresta a compiere quello che potrebbe essere il passo più significativo verso l’integrazione europea dall’indipendenza, nel 1991.
A seguito dell’approvazione, il 3 giugno, da parte dei Ventisette dei preparativi per l’apertura del primo pacchetto di negoziati di adesione con la Moldova e l’Ucraina, la commissione europea ha aperto formalmente il 15 giugno l’avvio dei negoziati. I leader europei hanno poi avallato la decisione in occasione di un vertice a Bruxelles due giorni dopo, il 17.
Per la presidente moldava Maia Sandu questo momento rappresenta ben più di una tappa tecnica: “Qualche anno fa non erano in molti a credere in noi”, ha dichiarato a un folto gruppo di investitori riuniti a Chișinău all’inizio di giugno. “Ci dicevano che eravamo troppo piccoli, troppo fragili e troppo vicini alla guerra [in Ucraina]. Ci dicevano che la nostra scelta europea non avrebbe resistito alle pressioni. Ha resistito perché noi l’abbiamo sostenuta”.
L’apertura del cosiddetto “Cluster 1” – che riguarda lo stato di diritto, le istituzioni democratiche e i diritti fondamentali – segna l’inizio formale di un processo che potrebbe portare, se tutto andrà bene, la Moldova nell’Unione europea. Sebbene l’adesione sia ancora lontana, Bruxelles considera sempre più il paese come uno dei maggiori successi del processo di allargamento.
“La Moldova è il paese che sta ottenendo i migliori risultati nella preparazione all’adesione all’Ue”, ha affermato la commissaria per l’Allargamento Marta Kos durante una visita a Chișinău a inizio giugno. “Tra tutti i paesi candidati, la Moldova ha compiuto il balzo in avanti più significativo nella relazione sull’allargamento dello scorso anno”.
I numeri le danno ragione. Nell’ottobre 2024 la Commissione europea ha proposto un piano di crescita per la Moldova del valore massimo di 1,9 miliardi di euro per il periodo 2025–2027, il più grande pacchetto di sostegno finanziario dell’Unione nella storia del paese. Kos ha sottolineato che la Moldova ha raggiunto un tasso di attuazione del 93 per cento sulle riforme legate a quel piano, sbloccando oltre 600 milioni di euro di investimenti già in arrivo nel paese.
Sebbene l’adesione sia ancora lontana, Bruxelles considera sempre più il paese come uno dei maggiori successi del processo di allargamento
Kos ha inoltre indicato una tempistica cauta quanto ambiziosa: “È anche opinione della Commissione europea che la Moldova e l’Ucraina apriranno tutti i capitoli, e spero che questo avvenga prima delle vacanze estive”. Kos, inoltre, ha aggiunto che, se il ritmo attuale fosse mantenuto, la Moldova potrebbe completare la parte tecnica dei propri negoziati entro il mandato dell’attuale Commissione, che si conclude nel novembre 2029.
Una fonte governativa ha affermato che i negoziati potrebbero addirittura concludersi entro la fine del 2028. Le sfide principali, secondo la stessa fonte, sono i capitoli che richiedono maggiori investimenti, come quelli legati all’attuazione del Green Deal e all’interconnessione con la Rete transeuropea dei trasporti, che collega strade, ferrovie, aeroporti e infrastrutture idriche nell’Ue.
La riforma come progetto geopolitico
Le ambizioni europee della Moldova sono sempre state strettamente legate alla geopolitica. A partire dall’invasione su ampia scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, l’adesione è diventata non solo un progetto economico e politico, ma anche una strategia di sicurezza, in un contesto in cui la Russia è ora considerata “una minaccia diretta per il paese”, come ha affermato una fonte del Ministero della difesa.
Dal 2022 una cinquantina di droni russi sono caduti sul territorio della Moldova, anche se le autorità locali non hanno saputo stabilire se si trattasse o meno di incidenti – l’ultimo dei quali il 13 maggio, alla vigilia di un importante incontro dei ministri del Consiglio d’Europa a Chișinău.

Quando non riesce a esercitare pressioni militari Mosca ricorre ad altri mezzi, ha affermato Sandu: “Laddove i droni russi non possono arrivare, la Russia utilizzerà altre forme di azione ibrida per interferire e cercare di destabilizzare le democrazie in tutto il continente”.
“L’ingerenza russa è costante”, ha aggiunto la presidente quando le è stato chiesto degli attacchi ibridi e delle interferenze elettorali. “Accade prima delle elezioni, accade durante le elezioni, accade dopo le elezioni”. Secondo Sandu il paese deve affrontare una combinazione di attacchi informatici, manipolazione della Chiesa ortodossa, denaro sporco, campagne di disinformazione e interferenze politiche volte a destabilizzare le istituzioni democratiche moldave e a rallentare il suo percorso verso l’Europa.
Le minoranze di lingua russa e bulgara in Gagauzia sono particolarmente ricettive alla propaganda russa, ha osservato una fonte governativa, specialmente alle narrazioni secondo cui la Moldova verrebbe trascinata nella guerra in Ucraina.
Gli osservatori internazionali hanno confermato che le elezioni presidenziali e il referendum sull’Ue del 2024, così come le elezioni parlamentari del 2025, si sono svolte in un contesto di intense interferenze ibride. Malgrado ciò i moldavi e le moldave hanno votato per sancire l’adesione all’Ue nella Costituzione e hanno rieletto Sandu alla fine del 2024.
La commissaria Kos ha definito l’esperienza della Moldova sempre più rilevante per la stessa Unione europea: “Siamo consapevoli di cosa sia capace la Russia”, ha affermato. “Quando parliamo del processo di adesione della Moldova, la dimensione geopolitica sta assumendo un’importanza sempre maggiore”.
Lungi dall’essere solo un beneficiario degli aiuti europei, la Moldova è vista sempre più a Bruxelles come un fattore che contribuisce alla resilienza del continente. “La Moldova sta già contribuendo alla sicurezza europea”, ha sottolineato Kos, osservando che gli insegnamenti tratti dagli sforzi di Chișinău per contrastare le interferenze straniere vengono ora condivisi con altri paesi candidati.
In questo contesto la Commissione prevede di includere la Moldova nella sua nuova iniziativa “Democracy Shield”, concepita per rafforzare la resilienza democratica sia negli stati membri che nei paesi candidati.
Nel frattempo l’adesione alla NATO non è all’ordine del giorno. Tuttavia, il paese ha aumentato il proprio bilancio della difesa allo 0,6 per cento del PIL, con l’obiettivo di raggiungere l’1 per cento entro il 2030, essenzialmente per allineare le attrezzature di epoca sovietica agli standard dell'Alleanza atlantica.
Energia: da vulnerabilità a punto di forza
Forse in nessun altro settore la trasformazione della Moldova è più evidente che in quello energetico. Per decenni il gas russo e l’elettricità generata nella regione separatista filorussa della Transnistria hanno garantito a Mosca uno strumento di pressione su Chișinău. E i governi che si sono succeduti hanno faticato a ridurre questa dipendenza.

Maia Sandu sostiene che l’attuale amministrazione ha ottenuto quel che i governi precedenti avevano evitato: “Quattro anni fa, la Moldova dipendeva interamente da un unico fornitore per il gas e l’elettricità”, ha affermato. “Quella dipendenza è stata usata contro di noi, e noi l’abbiamo eliminata.”
Prima dell’invasione russa dell’Ucraina la Moldova importava quasi tutto il suo gas naturale dalla Russia, e il gas fornito gratuitamente alla Transnistria generava circa il 75 per cento dell’elettricità del paese.
Da allora Chișinău ha diversificato le forniture di gas, ampliato le interconnessioni con la Romania e accelerato gli investimenti nelle energie rinnovabili; inoltre, il paese ha disconnesso la propria rete dal sistema dell’era sovietica e l’ha sincronizzata con quella europea e puntato sulle rinnovabili: “Abbiamo aumentato la quota delle energie rinnovabili dal 3 al 25 per cento del nostro fabbisogno interno di elettricità”, ha dichiarato Sandu. Nell’aprile 2025 l’energia rinnovabile prodotta localmente ha coperto una quota record del 36 per cento del consumo totale.
“Non riesco a immaginare la sicurezza in Europa senza una stretta collaborazione con la Moldova” – Marta Kos
“Abbiamo trasformato la nostra vulnerabilità energetica in un punto di forza”, ha spiegato Sandu ai giornalisti. “Credo che non ci sia nessun altro paese che, nel recente passato, abbia mostrato un cambiamento così significativo in termini di diversificazione e sicurezza energetica”.
La transizione energetica è diventata uno degli esempi più citati a Bruxelles della capacità di riforma della Moldova. “Non riesco a immaginare la sicurezza in Europa senza una stretta collaborazione con la Moldova”, ha affermato Marta Kos, “e non mi riferisco solo alla politica militare, ma anche alla sicurezza energetica”.
L’argomento economico a favore dell’Europa
Oltre alla sicurezza i dirigenti moldavi presentano sempre più spesso l’integrazione nell’Ue come un’opportunità economica. Il governo spera che i negoziati di adesione rafforzino la fiducia degli investitori e accelerino gli investimenti esteri ancor prima che l’adesione diventi realtà.
“La presenza della Moldova nell’Unione europea è appoggiata da tutti i 27 stati membri” ha dichiarato Sandu ai leader del mondo degli affari riuniti a Chișinău. “Quando investite in Moldova, investite in un paese il cui futuro è ancorato all’Europa”.
La Moldova è tra i principali beneficiari dell’assistenza bilaterale dell’Ue negli ultimi anni e il suo Accordo di associazione – che prevede una zona di libero scambio globale e avanzata – ha già avvicinato il suo quadro normativo agli standard del mercato unico. Secondo Sandu gli investimenti europei in Moldova sono aumentati di quasi il 30 per cento negli ultimi quattro anni.
Sandu ha poi indicato il settore tecnologico come un punto di forza particolare, sottolineando che l’innovazione e i servizi digitali generano già circa 1 miliardo di euro all’anno per l’economia moldava. Ha inoltre segnalato la posizione geografica del paese come un vantaggio nei prossimi anni: “Una volta avviata la ricostruzione dell’Ucraina, la Moldova diventerà un hub naturale per la logistica, i servizi, l’industria manifatturiera e l’energia”.
E la Transnistria?
La questione irrisolta della Transnistria continua però a incombere sul futuro europeo della Moldova.
La regione separatista, che confina con l’Ucraina ed è controllata da un’amministrazione filorussa sin dai primi anni Novanta, copre circa l’11 per cento del territorio moldavo e rimane fuori dal controllo effettivo di Chișinău. La Russia mantiene sul posto circa 1.200 soldati che, secondo Mosca, sono necessari per preservare la pace e la stabilità lungo il fiume Dniester.
A parte 70-100 ufficiali russi, la maggior parte di questi soldati è costituita da reclute locali che hanno la cittadinanza moldava e godono degli stessi diritti degli altri cittadini moldavi. Da parte moldava circa 300 soldati sono schierati nella Zona di Sicurezza, una fascia cuscinetto smilitarizzata lungo il Dniester creata per impedire l’escalation delle tensioni.
Gli esponenti del governo moldavo sostengono sempre più spesso che l’integrazione europea offra il quadro migliore per l’eventuale reintegrazione della Transnistria. Sandu non ha affrontato direttamente la questione dei futuri accordi costituzionali nei suoi recenti discorsi, ma ha ripetutamente sottolineato che l’integrazione europea dovrebbe andare a beneficio di tutti i moldavi.
La strategia del governo punta sempre più sulla convergenza economica piuttosto che sullo scontro politico. Attraverso l’integrazione con i mercati europei, il miglioramento delle infrastrutture e l’innalzamento del tenore di vita Chișinău spera, sul lungo termine, di rendere più attraente per i residenti della regione separatista un ravvicinamento con il resto della Moldova.
Allo stesso tempo la fine del transito del gas russo attraverso l’Ucraina e la graduale erosione dell’influenza di Mosca hanno indebolito alcune delle basi economiche su cui poggia il modello transnistriano: il 71 per cento delle esportazioni della regione è già destinato all’Ue (a fronte a una quota delle esportazioni della Moldova verso l’Ue del 68 per cento), ci ha riferito una fonte governativa, aggiungendo che “in una certa misura la Transnistria è meglio integrata nell’Ue della stessa Moldova”.
Per molti responsabili a Chișinău il tempo non gioca più necessariamente a favore della Russia.
La strada che rimane da percorrere
Nonostante l’ottimismo a Bruxelles e a Chișinău rimangono sfide significative: Marta Kos ha ripetutamente sottolineato che l’apertura dei capitoli negoziali è solo l’inizio. La riforma della giustizia è incompleta, la corruzione rimane un problema e i benefici economici dell’adesione devono ancora essere pienamente percepiti da molti cittadini.
“Il processo di adesione non consiste solo in negoziati tecnici”, ha affermato. “Vi invitiamo a portare avanti le riforme, a lavorare sui parametri intermedi relativi allo stato di diritto e a collaborare con gli stati membri.”
Il percorso da seguire è chiaro ma non scontato. Il processo richiede il consenso di tutti gli stati membri in una conferenza intergovernativa, previa approvazione da parte del Comitato dei Rappresentanti Permanenti di questi ultimi. Kos ha osservato che la fine del veto ungherese a seguito del cambio di governo a Budapest e di un accordo bilaterale tra Ungheria e Ucraina sui diritti delle minoranze hanno rimosso il principale ostacolo politico.
Un primo segnale del sostegno dell’opinione pubblica al percorso europeo verrà dalle prossime elezioni locali,che si terranno l’anno prossimo. Nel frattempo, si prevede che le operazioni di influenza russe continuino.
Detto questo, sia a Bruxelles che a Chișinău si considera sempre più il percorso europeo come ineluttabile. “Abbiamo scelto l’Europa”, ha dichiarato Sandu, “seriamente, chiaramente, contro ogni previsione e nonostante le pressioni”.
Ora che si aprono i negoziati sul primo capitolo dell’adesione quella scelta si radicherà più profondamente sia nelle istituzioni moldave che in quelle europee – una base che, qualunque siano le pressioni future, sarà più difficile da smantellare.
🤝 This article is part of the PULSE Europe collaborative project. Katarina Moravecz (HVG, Hungary) and Desislava Stefanova (Mediapool, Bulgaria), contributed to it.
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