Attualità Partenariato orientale

Mosca blocca la strada per l’Ue

La Russia teme che gli accordi di associazione tra l’Unione europea e e i suoi ex satelliti possano a limitare la sua influenza e cerca di promuovere la sua unione doganale con tutti i mezzi, compresa l’intimidazione.

Pubblicato il 25 Settembre 2013 alle 11:22

Le vessazioni russe alla frontiera con la Lituania rientrano in una lotta per il potere molto più ampia. Il Cremlino si sta dando da fare per intralciare la politica di partenariato orientale dell’Unione europea, vanificando gli sforzi di Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Azerbaijan, Georgia e Armenia nei confronti dell’Europa, spingendo nuovamente questi paesi sotto il controllo di Mosca per mezzo della cosiddetta Unione (doganale) europea.
La Lituania, in qualità di attuale presidente dell’Ue, ospiterà la firma degli accordi di libero scambio con gli stati del partenariato orientale (a eccezione della Bielorussia, già membro dell’Unione doganale euroasiatica). Vilnius sta difendendo molto attivamente gli stati del partenariato orientale e attirando l’attenzione dell’Ue sul Cremlino, esercitando pressioni su quest’ultimo con guerre doganali e altre forme simili di ricatto.
Per tutto il mese di settembre le vetture con targhe lituane sono state prese di mira alla frontiera tra Lituania e Russia, con procedure doganali quanto mai logoranti. A partire dall’11 settembre questo trattamento è toccato a chiunque cercasse di introdurre merci lituane in Russia. Questa settimana Mosca ha annunciato requisiti di qualità molto più rigidi per i prodotti caseari di origine lituana. Naturalmente tutto ciò si traduce in una perdita economica sia per le società lituane di trasporto sia per gli esportatori. Se questa non è un’azione punitiva del Cremlino a protezione degli stati del partenariato orientale, di che altro si tratta?
Qual è la situazione attuale in questa cosiddetta guerra geopolitica? Il presidente Putin è riuscito in tutta fretta a spingere l’Armenia verso l’unione doganale controllata dal Cremlino, e il risultato è che a Vilnius l’Armenia non firmerà alcun contratto con l’Ue. Con il cedimento dell’Armenia, il prossimo paese ad avvertire le pressioni sarà l’Azerbaijan: e si fanno supposizioni sul se, sul quando e su quali provvedimenti sono stati citati da Putin al riguardo del conflitto del Karabakh. Questi tuttavia potrebbero non riguardare soltanto le questioni doganali. [[Malgrado le forti pressioni, l’Ucraina non si piega al ricatto del Cremlino]]. Il governo ucraino ha approvato la bozza di un trattato di adesione all’Ue, che intenderebbe firmare a Vilnius. Minacce ancora più violente sono state formulate nei confronti della Moldavia.
Secondo il vicepremier russo, se la Moldavia continuasse a coltivare le sue aspirazione europee potrebbe perdere il controllo della Transnistria e andrebbe incontro a un gelido inverno. Il che significa, naturalmente, che perderebbe i suoi rifornimenti energetici. La Moldavia non ha battuto ciglio.
Sembra che l’Ue stia per perdere la battaglia nel Caucaso. In ogni caso, a nord del Mar Nero le pressioni del Cremlino hanno avuto invece l’effetto contrario e hanno motivato Ucraina, Moldavia e Ue a una più stretta e sollecita collaborazione.

Commento

O schiavi o nemici

“Il Cremlino ha scatenato una guerra economica con la Lituania. O forse dovrei usare l’espressione ‘campagna terroristica?’”, scrive su Delfi Valentinas Mité:

i nostri camion, pieni di prodotti deperibili, vengono bloccati alla frontiera con l’enclave russa di Kaliningrad. Gli imprenditori lituani stanno perdendo milioni, e intanto le automobili sono controllate con una meticolosità che rasenta l’assurdo. Mosca vuole mostrare la sua collera all’insolente Lituania. Un vicino può essere uno schiavo o un nemico – il famoso concetto del “ili rab, ili vrag”, in russo. E così i lituani sono finiti nello stesso gruppo di ucraini e moldavi. Gli ucraini avvelenano con il loro cioccolato, i moldavi con il loro vino, quindi sono nemici. I nemici sono ovunque, soprattutto quando strizzano l’occhio all’Ue.
Su Slate.com Anne Applebaum offre una spiegazione dell’atteggiamento di Mosca:
se l’Europa è arrivata a stipulare accordi di associazione con l’Armenia, l’Ucraina e la Moldavia, non c’è motivo di pensare che non possa fare lo stesso con la Russia. Il problema è che l’élite sovietica, guidata dal presidente Putin, non agisce per il bene del proprio paese ma soltanto per interesse personale. Per il momento la leadership russa è convinta che il nazionalismo economico e il linguaggio del neo-imperialismo le faranno conquistare l’appoggio della gente, e magari anche del denaro.

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