Nino Haratischwili (1982) è una scrittrice, drammaturga e regista teatrale tedesca di origine georgiana. Si è trasferita in Germania all'inizio degli anni Novanta, durante il periodo di instabilità politica e sociale seguito al crollo dell’Unione sovietica, per poi tornare in Georgia.
Ha scritto tra gli altri La gatta e il generale (Marsilio, 2024), La luce che manca (Marsilio, 2023), L'ottava vita (per Brilka) (Marsilio, 2020). Attualmente vive ad Amburgo, dove lavora come regista teatrale. Haratischwili ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Bottari Lattes Grinzane, il Premio Adelbert von Chamisso, il Kranichsteiner Literaturpreis e il Literaturpreis des Kulturkreises der deutschen Wirtschaft.
Netgazeti: Nelle sue opere affronta spesso tematiche storiche e sociali. Di cosa si sta occupando al momento?
Nino Haratishwili: Stiamo assistendo, sotto ai nostri occhi, allo sgretolarsi di un processo di democratizzazione conquistato con immensi sacrifici, fatica, sudore e sangue. Un tempo, almeno, sembrava esserci un certo consenso sul fatto che il nostro futuro fosse in Europa. Oggi, invece, vediamo vacillare tutto quel che era stato costruito con cura: istituzioni democratiche, aspirazioni e obiettivi.
Alla luce dell’attuale momento storico e in quanto cittadini, è quasi inevitabile percepire dentro di sé l’emergere di un sentimento di protesta. Abbiamo già vissuto quello a cui stiamo assistendo oggi. Il partito al potere rifiuta di ammetterlo, ma le sue azioni parlano chiaro. Ritengo che questa reazione sia del tutto comprensibile. Avrei solo voluto che non assumesse una tale urgenza.
Quale potrebbe essere l’alternativa?
Non esiste alcuna alternativa. L’unica possibilità rimasta è adattarsi, ma a cosa? A essere trascinati nuovamente indietro nel passato? A smarrire il nostro cammino verso la democrazia? A diventare vassalli, servi obbedienti o un paese satellite?
L’alternativa è la paralisi o la sottomissione, condizioni ben peggiori dello sforzo che viene oggi richiesto ai cittadini per far sentire la propria voce.
Purtroppo, la nostra società è divisa. Molte persone non percepiscono l’urgenza della situazione. Alcune ritengono che non le riguardi. Altre ancora negano che questa strada conduca verso la Russia o che il paese stia regredendo.
Quale impatto può avere l’arte in questo processo?
Gli artisti sono, prima di tutto, cittadini. L’arte ha il potere di generare empatia, costruire ponti e risvegliare le coscienze. Tuttavia, in un contesto così polarizzato, il linguaggio dell’arte rischia di perdere la sua forza comunicativa. In questo momento, siamo anzitutto chiamati a intervenire come cittadini e a prendere posizione.
“Di recente sento ripetere che stiamo dando un grande esempio. Sono convinta che Tblisi sia diventata la capitale d’Europa”
Parlare a un pubblico così ampio è un privilegio, un mezzo per amplificare la propria voce. Non posso scrivere nulla che io non sia pronta a vivere con coerenza; equivarrebbe a mentire. Dopotutto la politica non è solo ciò che sentiamo nei telegiornali, nei comizi e nelle manifestazioni. È una dimensione che pervade ogni cosa: ovunque esista una società, esiste anche la politica.
Lei ha vissuto in Europa e ha assistito a molte proteste, si possono fare paralleli?
Di recente sento ripetere che stiamo dando un grande esempio. Sono convinta che Tblisi sia diventata la capitale d’Europa. Questa protesta continua e instancabile è ormai parte integrante della quotidianità. Ed è davvero ammirevole. La situazione globale è estremamente complessa e ci troviamo di fronte a cambiamenti geopolitici senza precedenti.
Abbiamo bisogno del sostegno e della solidarietà dell’Europa. Lo ribadisco sempre in ogni articolo o intervista, perché non viviamo in un paese isolato, ma siamo parte di una comunità più ampia fondata su valori condivisi. Mi auguro che l’Europa diventi più vigile, non solo nei confronti della Georgia, ma anche superando la lentezza dei processi burocratici attraverso risposte più tempestive. Quello che sta accadendo qui non riguarda solo il nostro paese. È un fenomeno globale che si sta diffondendo come metastasi.
I suoi personaggi lottano spesso contro l’oppressione e l’ingiustizia. Come descriverebbe, in questo scenario, la battaglia della giornalista Mzia Amaghlobeli attualmente detenuta?
Come Davide contro Golia. La sua presa di posizione è esemplare. Molte altre persone sono state arrestate ingiustamente. Ormai i tribunali sembrano aver perso autorevolezza, trasformati in una sorta di circo. Questo non fa che accentuare il senso di ingiustizia. La sua fermezza incrollabile è un esempio potente, eppure non provoca alcuna reazione da parte delle autorità. I processi sono diventati una messinscena. A volte ho persino l’impressione che coloro a cui spettano le decisioni provino una sorta di piacere sadico.
Crede che l’arresto di Mzia riuscirà a intimidire giornalisti e attivisti?
Considerando la rapidità con cui il regime si sta “evolvendo”, non escludo nulla. Ma ciò che mi dà speranza è che non provo paura. È proprio questo il motivo per cui non siamo, e spero non diventeremo mai, come la Bielorussia o la Russia: l’assenza di paura insieme alla nostra capacità di preservare l’ironia e la libertà interiore sono fattori decisivi. Saremo liberi finché riusciremo a prenderci gioco delle autorità e delle forze di sicurezza, perché nulla disarma il potere quanto la derisione. Per ora non avverto timore ed è proprio questa la forza straordinaria che non possiamo permetterci di perdere.
Ritiene ci sia ancora una “zona grigia” nel governo di Sogno georgiano?
No, ormai è troppo tardi per la neutralità. Hanno già rivelato la loro posizione e i loro interessi. Non mi pare che le persone vicine a Bidzina Ivanishvili [leader del partito filorusso Sogno georgiano, al potere] siano unite da visioni condivise.
Ormai il culto della personalità è diventato patologico. Ancora oggi non se ne rendono conto e questo non fa che esasperare l’assurdità della situazione. Continuiamo ad accusare le “forze straniere” senza mai nominare la Russia, ma la narrativa è completamente cambiata e la storia è stata riscritta. Queste persone incarnano il conformismo e l’opportunismo. Sono convinta che se domani Ivanishvili abbracciasse la sinistra radicale, lo seguirebbero senza esitazione. Tutto questo non fa che aggravare ulteriormente il quadro, rendendolo sempre più ingestibile.
Quando le menzogne vengono presentate come verità e si alimenta deliberatamente la confusione, intimidendo le persone con slogan come “Volete la guerra”?, la realtà diventa sempre più caotica perché risulta difficile capire con chi o con cosa si ha a che fare. Fortunatamente, forti di un passato doloroso, abbiamo reagito tempestivamente e compreso cosa stava accadendo. Questo processo di smascheramento non è cominciato con la legge russa sugli “agenti stranieri” ma con lo scoppio della guerra in Ucraina, quando il nostro governo non ha sostenuto il paese invaso. In quel momento, è diventato chiaro da quale parte aveva deciso di schierarsi.
A cosa sta lavorando al momento?
Sto scrivendo a un nuovo romanzo. È impegnativo perché la quotidianità interferisce con il processo creativo, ma continuo con determinazione. Riguarda la realtà georgiana e le dinamiche migratorie, temi che mi toccano da vicino. Per scrivere bene, ho bisogno di distaccarmi dal presente ma nello scenario attuale è quasi impossibile. La letteratura passa sempre attraverso un processo di trasformazione, un filtro. Se dovessi raccontare questo momento storico, lo farei come cittadino, non come scrittore.
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