Per tutti coloro che accusano la Germania di compiacersi della crisi dell’eurozona, la sconfitta del Bayern Monaco ad opera del protettorato russo conosciuto come Chelsea FC nella finale di Champions League sarà sicuramente stata fonte di grande… beh, l’unica parola adatta è Schadenfreude [piacere tratto dalle sventure altrui].
All’inizio della partita, sugli spalti dell’Allianz Arena di Monaco i tifosi tedeschi hanno esposto uno striscione che recitava (traduco): “La nostra città, il nostro stadio, la nostra coppa”. Prima della finale la bavarese Süddeutsche Zeitung ha pubblicato le previsioni di ben 56 “esperti”. Con grande soddisfazione del giornale e dei suoi lettori, tutti e 56 hanno dichiarato che la vittoria del Bayern era praticamente certa.
Confesso che dopo la partita non ho resistito e sono andato sul sito della Süddeutsche Zeitung per leggere il dispaccio dell’inviato nella sala da ballo dell’hotel Postpalast di Monaco, dove 800 ospiti erano stati invitati per celebrare la scontata vittoria della squadra di casa. “C’è una atmosfera tremenda nella sala addobbata a festa…ovunque si vedono facce sbigottite”. Ma si sa, il calcio è soltanto un gioco. La crisi dell’euro invece è una cosa seria, e nella lotta per salvare la moneta unica la Germania viene ripetutamente accusata di andare contro la volontà del resto d’Europa anziché giocare di squadra
Al vertice del G8 di Washington, la cancelliera tedesca Agnela Merkel è stata mandata dietro la lavagna. Tutti gli altri leader, incluso Obama, hanno fatto a turno a “consigliarle” di accettare l’introduzione degli eurobond, ovvero a permettere che siano i contribuenti tedeschi a garantire per l’enorme debito dei paesi dell’eurozona.
Ma l’opinione pubblica tedesca non accetterebbe mai una soluzione di questo tipo (come d’altronde nessun popolo sovrano in condizioni simili), senza contare che la corte costituzionale ha dichiarato l’ipotesi inammissibile. La verità è che Merkel ha già concesso più garanzie di quanto l’elettorato tedesco avrebbe voluto.
Il popolo tedesco è sempre più insofferente all’idea di mettere a repentaglio le proprie pensioni piuttosto che esercitare una pressione ulteriore sui vicini più sconsiderati e convincerli ad “agire responsabilmente”. In questo contesto non sarebbe una sorpresa se gli elettori cominciassero a chiedere con insistenza l’abbandono dell’euro e il ritorno della Germania alla sua valuta nazionale.
I vertici politici a Berlino non permetterebbero mai un simile voltafaccia, nonostante sarebbe con ogni probabilità la scelta più salutare sia per la Germania che per il resto d’Europa. I paesi travolti dal debito come Spagna, Portogallo e Italia potrebbero infatti svalutare la propria moneta, scongiurando l’eventualità di un default. La Germania resterebbe un esportatore di successo con una valuta solida, come lo era prima dell’imposizione dell’euro. (Da notare che già all’epoca gli economisti della Bundesbank sconsigliarono l’ingresso nell’euro, consapevoli che l’unione monetaria senza un governo federale europeo era destinata al fallimento).
Paradossalmente l’unica soluzione alternativa allo scioglimento dell’eurozona sarebbe un’egemonia della Germania in Europa, che inevitabilmente alimenterebbe ancora di più i sentimenti anti-tedeschi nei paesi dell’Europa meridionale. In questo senso è bene ricordare che è proprio a causa della dolorosa consapevolezza della propria reputazione di paese dominatore che la Germania ha accettato di abbandonare il potente Deutschmark.
È vero, gli esportatori tedeschi hanno ampiamente beneficiato del mercato unico europeo, dove la moneta unica ha facilitato il commercio con i vicini meno avanzati. Molti sostengono che questo surplus doveva essere indirizzato da qualche parte, ed è stato utilizzato per concedere prestiti sostanziosi a enti pubblici e privati nel resto dell’eurozona. Dunque, dicono, è nell’interesse della Germania fare il possibile per salvare le economie in difficoltà, altrimenti perderebbe miliardi e miliardi di euro.
Tesorieri riluttanti
Il ragionamento ha senso, ma soltanto in termini strettamente contabili. Così come era ridicolo incolpare Pechino quando le banche americane hanno rimesso in circolazione il surplus di dollari della Cina, utilizzando il denaro per scriteriate operazioni speculative nel settore immobiliare in Florida e California, sarebbe altrettanto ridicolo ritenere Berlino moralmente responsabile per gli eccessi spagnoli. Inoltre è presumibile che se la Germania accettasse di “condividere” il peso delle perdite addossandolo ai propri contribuenti, le banche più irresponsabili sarebbero incoraggiate a continuare sulla cattiva strada: soltanto adesso le banche spagnole stanno ammettendo quanto siano marci i loro libri contabili, molto tempo dopo gli statunitensi.
Ieri Nick Clegg, uno dei politici britannici che pensavano fosse una follia restare fuori dall’euro, ha invitato i tedeschi ad accettare la proposta degli eurobond e dunque ad addossarsi i debiti del continente, inclusi quelli della Grecia corrotta. Clegg ha dichiarato a un giornalista dello Spiegel che si tratta di una soluzione “inevitabile” nonostante molti contribuenti tedeschi siano “riluttanti all’idea di diventare i tesorieri dell’Unione europea”. A quel punto il giornalista ha risposto: “Provi lei a spiegarlo all’opinione pubblica tedesca”.
Tra l’altro, non è forse vero che sono i tesorieri a decidere come amministrare il denaro? È questo che vuole l’Europa? La Germania è contraria. E ha ragione da vendere.
Dalla Germania
La solitudine di Angela
Durante il vertice dei capi di stato e di governo dell’eurozona in programma il 23 maggio, Angela Merkel sarà più sola che mai, scrive la Süddeutsche Zeitung:
Con la sua politica di austerity e le sue misure di consolidamento, sta spingendo sempre più paesi a schierarsi contro di lei. Alla vigilia del vertice di Bruxelles non c’è alcun dubbio che il mondo si aspetti più iniziative da parte della Germania. […] Il nuovo presidente francese François Hollande dovrà indicare una via che sia lontana dalla politica di austerity. Oggi Merkel appare isolata, sola contro il resto del mondo. Da una parte la risparmiatrice ostinata, dall’altra i paladini della crescita. Ma le apparenze ingannano, e nonostante le sue scintillanti ricette fiscali il governo accumula debiti. […] La Germania è il paese più indebitato dell’euroclub.
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